Storico, poeta, giornalista, lessicografo e patriota: attraverso libri e periodici ricostruì l’identità culturale della regione
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A Cosenza, e nell'intera provincia cosentina, la storia della cultura ha lasciato tracce profonde, spesso affidate a uomini capaci di trasformare la ricerca in una forma di responsabilità civile. Luigi Accattatis appartiene a questa aristocrazia intellettuale dell’Ottocento calabrese: studioso instancabile, storico, poeta, giornalista, lessicografo, patriota e uomo d’Accademia. Egli dedicò una parte considerevole della propria esistenza alla ricostruzione della memoria di una terra che conosceva attraverso i libri, gli archivi, le parole della gente e le vicende degli uomini.
La sua figura emerge in un’epoca nella quale la Calabria attraversava una radicale trasformazione politica e culturale. Il Risorgimento aveva modificato gli assetti dello Stato e aperto una stagione nuova, nella quale anche gli intellettuali meridionali erano chiamati a interrogarsi sul destino delle proprie comunità. Accattatis rispose a quella esigenza con un’opera sterminata, nella quale la passione per la conoscenza si accompagnava alla volontà di sottrarre la storia calabrese alla marginalità.
Nato a Cosenza nell’Ottocento e legato per origine familiare a Scigliano, Accattatis maturò precocemente una vocazione per gli studi umanistici. A soli vent’anni entrò nell’Accademia Cosentina, istituzione alla quale avrebbe poi impresso una parte significativa della propria attività intellettuale, sino ad assumerne la presidenza nel 1886.
La sua formazione procedette parallelamente alla partecipazione alla vita civile del Mezzogiorno: nel 1860 prese parte al movimento insurrezionale di Bianchi e combatté nella battaglia di Soveria Mannelli, dentro quella stagione risorgimentale che avrebbe trasformato radicalmente la storia politica italiana. La biografia di Accattatis consente, dunque, di leggere, quasi in filigrana, una stagione decisiva della Calabria. L’uomo di cultura non rimase estraneo alle vicende politiche del proprio tempo: la partecipazione al Risorgimento costituisce una componente essenziale della sua esperienza e contribuisce a spiegare quella concezione della cultura come strumento di emancipazione civile che attraversa tanta parte della sua produzione. La sua esistenza intellettuale appare, così, difficilmente racchiudibile entro una sola definizione.
Patriota, giornalista, poeta, drammaturgo, storico e lessicografo: ciascuna di queste qualifiche illumina soltanto una porzione della sua personalità. Accattatis appartiene piuttosto alla grande tradizione ottocentesca dell’intellettuale meridionale capace di concepire la cultura come esercizio complessivo della memoria, della coscienza civile e dell’identità di una comunità.
Le “Biografie degli uomini illustri delle Calabrie”
Fra le sue opere, un posto eminente spetta alle “Biografie degli uomini illustri delle Calabrie”, monumentale impresa in quattro volumi pubblicati fra il 1869 e il 1877. L’opera rappresenta qualcosa di assai più significativo di una semplice raccolta di profili biografici: attraverso le esistenze degli uomini ricordati, Accattatis tenta di ricostruire una genealogia intellettuale e civile della Calabria, restituendo alla regione una coscienza della propria storia e dei propri protagonisti. La scelta della biografia possiede, nella sua opera, una precisa valenza culturale. Raccontare un uomo significa ricostruire il mondo nel quale quell’uomo ha operato; seguirne la formazione significa attraversare scuole, accademie, istituzioni, famiglie, città e comunità. Le biografie diventano così altrettante finestre aperte sulla storia regionale, attraverso le quali la Calabria appare nella molteplicità delle sue esperienze intellettuali. In quelle pagine prende forma un’idea precisa della cultura calabrese: una civiltà periferica soltanto nella geografia, capace invece di esprimere nei secoli uomini di pensiero, letterati, religiosi, scienziati e protagonisti della vita pubblica.
La biografia diviene dunque strumento di risarcimento della memoria; ricordare significa sottrarre all’oblio, ricomporre una continuità, restituire alla Calabria la consapevolezza della propria dignità intellettuale. L’opera assume inoltre un valore particolare perché nasce in una Calabria ancora impegnata nella costruzione della propria identità dopo l’Unità. Accattatis raccoglie nomi e vicende, stabilisce connessioni, recupera figure che rischierebbero di dissolversi nel silenzio.
La sua scrittura diviene, in questo senso, una sorta di grande repertorio della memoria regionale: un tentativo di dimostrare, attraverso la concretezza delle vite individuali, la continuità di una tradizione culturale calabrese. La stessa Treccani colloca Accattatis fra i maggiori rappresentanti della storiografia calabrese, pur rilevando nella sua produzione una prevalente dimensione compilativa. È precisamente questa vastità documentaria a rendere oggi prezioso il suo lavoro: egli raccolse, ordinò e tramandò una quantità di informazioni che altrimenti avrebbe rischiato di disperdersi.
Il dialetto come archivio di una civiltà: Il nome di Accattatis è, tuttavia, indissolubilmente legato al “Vocabolario del dialetto calabrese”, pubblicato tra il 1895 e il 1898 e articolato nelle opere dedicate al calabrese casalino-apriglianese e al rapporto calabro-italiano. Ridurre quest’opera a un repertorio di vocaboli significherebbe fraintenderne profondamente la natura. Accattatis intuì che la lingua parlata custodisce una quantità sterminata di informazioni sulla storia degli uomini: nelle parole sopravvivono usanze, mestieri, rapporti sociali, credenze, geografie, consuetudini, mentalità.
Il dialetto diviene così un archivio orale della civiltà calabrese, una stratificazione secolare nella quale la storia continua a parlare attraverso la lingua quotidiana. La sua operazione lessicografica acquista quindi una dimensione quasi antropologica. Ogni parola viene sottratta alla precarietà dell’uso orale e consegnata alla scrittura; ogni espressione locale diventa testimonianza di una particolare forma di vita. Nel lessico si sedimentano la cultura contadina, il mondo domestico, le attività artigianali, le relazioni comunitarie, la religiosità popolare e persino una determinata percezione dello spazio. Il dialetto, in questa prospettiva, possiede una dignità documentaria. Accattatis comprende che la storia di una terra non abita soltanto nei documenti ufficiali, nelle cronache e negli archivi istituzionali: vive anche nelle parole pronunciate per generazioni da uomini e donne spesso rimasti estranei alla storiografia ufficiale. Il suo Vocabolario raccoglie infatti anche notizie relative alla storia, alla geografia, agli usi e ai costumi degli antichi casali del territorio cosentino.
La parola, nella prospettiva accattatiana, smette di essere un semplice elemento linguistico e diventa documento. Questa intuizione conferisce all’opera una rilevanza che oltrepassa la lessicografia. Accattatis comprese che salvaguardare una parola significava salvaguardare il mondo umano che quella parola aveva nominato. Ed è proprio qui che la sua opera assume una modernità sorprendente. Nel momento in cui molte espressioni della cultura popolare rischiano di perdere il proprio significato originario, il lavoro di Accattatis appare come una straordinaria forma di conservazione della memoria immateriale.
La lingua diventa il luogo nel quale una comunità continua a riconoscersi, anche quando le trasformazioni sociali ne hanno profondamente modificato abitudini e strutture. Cosenza e l’Accademia Cosentina: Altro capitolo fondamentale della sua produzione è lo studio “L’Accademia Cosentina nei tre secoli e mezzo della sua esistenza”, pubblicato nel 1891. L’interesse verso l’antica istituzione culturale cosentina rivela ancora una volta la sua volontà di ricostruire una genealogia della cultura cittadina, collegando il proprio presente a una tradizione intellettuale assai più antica.
L’Accademia Cosentina rappresentava, del resto, uno dei luoghi simbolicamente più importanti della storia culturale della città. Accattatis non si limitò a frequentarla: ne studiò la vicenda, ne ricostruì la continuità e ne interpretò il significato all’interno della storia intellettuale cosentina. La sua attenzione verso l’istituzione testimonia il bisogno di individuare nel passato cittadino le radici di una vocazione culturale destinata a protrarsi nel tempo. In questa prospettiva, Cosenza appare costantemente presente nella sua opera, non soltanto come luogo di nascita, ma come autentico centro della sua geografia intellettuale.
La città, i suoi uomini, le sue istituzioni, le sue accademie e il territorio circostante costituiscono una materia inesauribile di studio. Accattatis fu inoltre uomo di giornale: Collaborò con numerose pubblicazioni calabresi e nel 1886 assunse la direzione de “Il Calabrese”, periodico scientifico, letterario e artistico nel quale affrontò argomenti eterogenei: dalla storia alle biografie, dalle ricerche archeologiche alle questioni filosofiche e religiose, sino alla polemica culturale e politica.
A Scigliano aveva fondato nel 1882 “L’Eco del Savuto”, contribuendo personalmente alla costruzione di quella rete di stampa e di discussione pubblica che animò la Calabria postunitaria. La sua attività giornalistica merita particolare attenzione perché restituisce l’immagine di un intellettuale profondamente immerso nella società del proprio tempo.
La cultura, per Accattatis, abitava tanto le accademie quanto i giornali, le biblioteche quanto le piazze, gli studi eruditi quanto la discussione civile. Un intellettuale dentro la storia: Accattatis rappresenta anche una figura emblematica dell’intellettuale ottocentesco meridionale, chiamato a svolgere una funzione che travalicava la produzione letteraria in senso stretto.
Lo studioso doveva raccogliere, ordinare, interpretare e trasmettere; doveva costruire strumenti attraverso i quali una comunità potesse riconoscere la propria fisionomia. In questo senso, le sue opere appaiono complementari. Le Biografie restituiscono i volti degli uomini; il Vocabolario conserva le parole; gli studi sull’Accademia ricostruiscono le istituzioni; il giornalismo registra il dibattito del presente. Quattro direzioni differenti che convergono verso una medesima esigenza: impedire che il patrimonio culturale calabrese si disperda. La sua erudizione, talvolta sterminata e minuziosa, nasce dunque da una precisa idea della memoria.
Accattatis sembra considerare l’oblio come una seconda morte, capace di cancellare non soltanto le persone, ma anche le opere, le parole, le istituzioni e i luoghi attraverso i quali una civiltà ha costruito se stessa. Da Campanella alla poesia: La sua curiosità intellettuale raggiunse anche una delle figure più alte e tormentate della tradizione calabrese: Tommaso Campanella.
Nel 1908 pubblicò Campanella poeta. Studio sul Canzoniere di fra Tommaso Campanella, dedicando alla poesia del filosofo di Stilo un’analisi che si colloca nella fase conclusiva della sua produzione. La scelta di Campanella appare particolarmente significativa. Accattatis si confronta con una delle personalità più complesse e universalmente riconoscibili della cultura calabrese, penetrando nel territorio della poesia e della riflessione filosofica. Anche in questo caso emerge il medesimo impulso: riportare alla luce una voce calabrese e inserirla entro una più ampia storia della cultura.
A questa dimensione si aggiunge quella poetica, documentata dai suoi Componimenti poetici, mentre la sua produzione teatrale comprende anche un dramma rimasto inedito. Accattatis, dunque, non osservò la cultura calabrese soltanto dall’esterno dello storico: ne fu egli stesso parte attiva, attraversandone generi, linguaggi e istituzioni. La sua figura appare pertanto quella di un intellettuale dalla curiosità enciclopedica, capace di passare dalla ricerca storica alla poesia, dalla filologia alla stampa, dalla biografia alla drammaturgia. Una disposizione mentale che appartiene pienamente alla grande stagione dell’erudizione ottocentesca e che oggi meriterebbe una nuova lettura complessiva.
La Calabria raccontata attraverso i suoi uomini
Uno degli aspetti più affascinanti della produzione accattatiana consiste nella centralità accordata alle persone. La Calabria delle sue opere non è una semplice entità geografica: è una comunità composta da uomini e donne, studiosi e religiosi, artisti e patrioti, amministratori e letterati. Attraverso le biografie, Accattatis compie una vera operazione di restituzione. Recupera esistenze, ricostruisce percorsi, riannoda fili che il trascorrere dei decenni avrebbe potuto spezzare.
La sua scrittura, pur appartenendo ai canoni eruditi del proprio secolo, conserva per questo una precisa vocazione civile. Conoscere gli uomini che hanno preceduto una comunità significa, infatti, conoscere meglio la comunità stessa.
Una terra priva della consapevolezza della propria storia rischia di percepirsi soltanto attraverso il presente; una terra capace di interrogare il proprio passato può invece riconoscere la complessità delle proprie radici. È forse questa una delle ragioni più profonde per le quali Accattatis merita di essere riletto oggi. La sua opera ricorda che la cultura di una regione non coincide con la fama di pochi nomi universalmente consacrati, ma comprende una costellazione assai più ampia di figure, molte delle quali attendono ancora una nuova stagione di studi.
Una memoria che chiede di essere restituita Accattatis morì nel 1916 a Censo, frazione di Bianchi, dopo una lunga esistenza dedicata agli studi e alla vita civile. Il suo lascito comprende libri, giornali, ricerche, manoscritti e testimonianze di una stagione nella quale l’intellettuale avvertiva su di sé una responsabilità precisa: impedire che la storia di una terra venisse inghiottita dall’oblio. Ed è forse proprio questa la ragione per cui tornare oggi ad Accattatis assume un significato che supera la semplice celebrazione di un autore. Conoscere uomini come lui significa comprendere che la cultura calabrese possiede una profondità storica spesso più vasta della memoria che ne abbiamo conservato. Significa riconoscere nella ricerca del passato un atto di responsabilità verso il presente. Accattatis raccolse biografie perché gli uomini non scomparissero due volte: prima dalla vita, poi dalla memoria.
Studiò le parole perché attraverso di esse sopravvivessero le comunità che le avevano pronunciate. Indagò le istituzioni culturali perché la tradizione non fosse ridotta a una successione di nomi, ma restituita come continuità viva. La sua opera, letta oggi, assume così il valore di un grande esercizio di custodia. Custodire la Calabria attraverso la sua lingua, i suoi uomini, i suoi libri e la sua storia: questa fu, in fondo, la vocazione che attraversò tutta la parabola intellettuale di Luigi Accattatis. E proprio per questo il suo nome merita di tornare a circolare fuori dagli scaffali specialistici e dentro la coscienza culturale della città. La memoria, quando torna a interrogare il presente, smette di essere antiquaria. Diventa una forma di conoscenza. E Accattatis, con la sterminata pazienza dell’erudito e con la passione civile dell’intellettuale, alla Calabria ha lasciato precisamente questo: gli strumenti per riconoscersi nella propria storia.

