Da Longobucco ai Giganti di Fallistro, il cantautore e sound designer Dasp registra i suoni nascosti del bosco e li trasforma in musica. Nelle sue tracce entrano la linfa degli alberi, il ronzio delle api, il muschio e perfino la neve
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C’è il rumore del vento tra i pini. Quello lo sentono tutti. Poi ci sono i richiami degli animali, il fruscio delle foglie, l’acqua, i rami che si piegano. Ma sotto il paesaggio sonoro più evidente della Sila ne esiste un altro, molto più difficile da percepire: vibrazioni che attraversano il legno, il suono prodotto all’interno di un alveare, quello del terreno, del muschio, persino della neve.
È lì che va a cercare Domenico Palopoli, in arte Dasp, cantautore, polistrumentista e sound designer originario di Longobucco. Invece di limitarsi a registrare la natura che lo circonda, Palopoli prova a entrare letteralmente dentro il suo suono.
La Sila, nella sua ricerca, non è uno sfondo.È uno strumento musicale.
Palopoli vive e lavora tra le montagne silane e da anni sperimenta tecniche di registrazione ambientale e microfoni a contatto per intercettare suoni normalmente sottratti all’orecchio umano. Nel suo progetto musicale più recente, “Pareidolia – Illusioni Reali nelle Mete del tempo”, pubblicato nel giugno 2026, questi materiali entrano direttamente nella costruzione dei brani: negli interludi realizzati per l’edizione in vinile si possono ascoltare la linfa all’interno degli alberi, il muschio, gli alveari e il suono della neve.
È un modo piuttosto radicale di intendere il field recording. Non semplicemente registrare un bosco, ma cercare ciò che normalmente il bosco non lascia ascoltare.
Uno dei luoghi in cui questa ricerca ha trovato una dimensione particolarmente suggestiva è la riserva dei Giganti della Sila, a Croce di Magara. Qui Palopoli ha portato avanti “La voce dei Giganti”, un’esperienza di ascolto dedicata ai suoni ambientali della foresta. Durante le Giornate FAI di Primavera del 2026 i visitatori, indossando le cuffie, hanno potuto ascoltare i suoni dei grandi alberi, del lichene, degli alveari, del suolo e di quelli che vengono definiti i «micromondi naturali» del bosco.
I protagonisti sono alcuni degli alberi più spettacolari della Calabria: i pini larici monumentali della riserva, sopravvissuti per secoli allo sfruttamento delle foreste silane.
Ma nel lavoro di Dasp c’è un elemento che distingue l’operazione dalla semplice documentazione naturalistica. Quei suoni vengono raccolti per diventare materia compositiva.
Palopoli li inserisce dentro un linguaggio che si muove tra cantautorato, elettronica, indie rock e distorsioni grunge. Nel nuovo EP la natura entra così in cortocircuito con chitarre, sintetizzatori e testi che parlano anche di disagio generazionale e di Calabria contemporanea. Uno dei brani prende persino il crollo del viadotto Ortiano 2 di Longobucco, avvenuto nel maggio 2023, come immagine della disillusione verso la politica e le promesse rimaste incompiute.
Il percorso, però, era cominciato prima.
Prima degli alberi, le api
Palopoli è infatti anche apicoltore biologico. Nella sua azienda di Longobucco, nella Sila Greca, produce miele e porta avanti da anni un’attività nata durante il periodo universitario al DAMS di Cosenza. L’incontro tra apicoltura e sound design ha prodotto uno dei suoi esperimenti più particolari: “Sound of life – Il rumore della vita”.
Per circa due anni ha microfonato le arnie registrando ciò che accade all’interno dell’alveare. Ronzii, vibrazioni, variazioni sonore prodotte da migliaia di insetti sono diventati il materiale di un’installazione audiovisiva di cinque minuti che mescola ambient, elettronica, musica contemporanea e immagini delle api.
L’obiettivo dichiarato dall’autore era utilizzare il suono anche come strumento di sensibilizzazione sulla funzione delle api negli ecosistemi e sulle minacce che ne compromettono la sopravvivenza. L’installazione era stata pensata per poter uscire dai circuiti strettamente musicali e trovare spazio in musei, gallerie e luoghi pubblici.
Il passaggio dalle api agli alberi, in fondo, segue la stessa intuizione: provare ad ascoltare ciò che normalmente guardiamo soltanto.
Il muschio dentro una canzone
Prendiamo Tempi Moderni, singolo pubblicato nell’aprile 2026. L’introduzione sperimentale realizzata per l’edizione fisica contiene la registrazione prodotta attraverso un microfono a contatto applicato al muschio. Non il rumore del vento che passa sopra il muschio, dunque, ma vibrazioni raccolte direttamente dal materiale naturale e successivamente integrate nella composizione musicale.
È qui che la ricerca di Palopoli diventa interessante anche oltre il dato musicale.
Perché la tecnologia, anziché allontanare dalla natura, viene utilizzata per amplificarla.
Un microfono diventa una specie di lente acustica. Ciò che l’occhio vede ma l’orecchio non riesce a percepire acquista improvvisamente una presenza sonora.
E il bosco cambia. Non è più silenzioso.
La Sila come studio di registrazione
C’è anche un elemento geografico importante nella storia di Dasp. Palopoli non ha semplicemente scelto di ambientare il proprio progetto in Calabria: rivendica l’isolamento delle montagne silane come parte stessa del processo creativo.
«Sono nato e vivo nelle isolate montagne della Sila», racconta presentandosi, spiegando di trascorrere il tempo alla ricerca di nuove idee nei suoni dei boschi e delle api.
Quello che per molte aree interne calabresi viene raccontato come uno svantaggio — distanza dai grandi centri, isolamento, marginalità — diventa in questo caso una condizione produttiva. Il materiale che altrove un sound designer dovrebbe andare a cercare, per Palopoli è fuori dalla porta.
Alberi, neve, alveari, muschio, terra. E soprattutto silenzio.
Un silenzio che, avvicinando abbastanza un microfono, si scopre essere molto meno silenzioso di quanto pensassimo. Forse è proprio questa la parte più curiosa dell’esperimento: Palopoli non dà una voce alla Sila. Cerca quella che la Sila possiede già.
E poi alza il volume.

