Il prezzo dei carburanti continua a salire mentre le tensioni internazionali spingono il petrolio verso l’alto. Il governo valuta un decreto per rendere più rapido il meccanismo delle accise mobili. Nel mirino anche presunte anomalie nei prezzi alla pompa segnalate dal Mimit
Tutti gli articoli di Economia e Lavoro
PHOTO
L’impennata dei prezzi dei carburanti riporta il tema delle accise al centro del dibattito politico ed economico. Con il petrolio in forte crescita a causa delle tensioni internazionali e della guerra in Iran, il governo valuta un intervento urgente per contenere l’impatto sui consumatori e sull’economia. L’appuntamento decisivo è previsto nelle prossime ore: se i tecnici del ministero dell’Economia daranno il via libera, il Consiglio dei ministri potrebbe riunirsi nel pomeriggio per approvare un decreto che modifichi il funzionamento delle cosiddette accise mobili.
Il meccanismo, pensato per attenuare gli effetti dei rincari dei carburanti, prevede che parte dell’extra gettito Iva generato dall’aumento dei prezzi venga utilizzato per ridurre temporaneamente le accise. Tuttavia, nella sua versione attuale lo strumento presenta un limite significativo: per attivarsi richiede almeno due mesi di rincari consecutivi. Un tempo giudicato troppo lungo rispetto alla velocità con cui il prezzo del petrolio può cambiare sui mercati internazionali.
Per questo il governo sta valutando una modifica normativa che renda il sistema più rapido ed efficace. L’obiettivo è ridurre il periodo di osservazione necessario per far scattare lo sconto alla pompa e consentire interventi più tempestivi. Secondo le simulazioni tecniche, tuttavia, anche con il nuovo meccanismo lo sconto difficilmente supererebbe i sei o sette centesimi al litro, una cifra inferiore ai dieci centesimi ipotizzati in precedenza.
La questione dei carburanti è tornata urgente anche per i consumatori. Secondo i dati diffusi dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, negli ultimi giorni il costo medio di un pieno di diesel è aumentato di circa 9,80 euro, mentre quello della benzina è cresciuto di circa 4,50 euro. Le previsioni indicano che il diesel potrebbe arrivare rapidamente a sfiorare i due euro al litro, mentre la benzina si avvicina a quota 1,80.
Accanto all’andamento dei mercati energetici, il governo vuole verificare anche eventuali anomalie nella formazione dei prezzi alla pompa. Nel corso di un incontro tecnico tra ministeri, Guardia di Finanza e autorità di vigilanza del settore è emerso che, in alcuni casi, i prezzi medi praticati dai distributori sarebbero cresciuti più rapidamente rispetto ai prezzi consigliati dalle compagnie petrolifere di riferimento.
Proprio questa dinamica ha portato all’avvio di controlli mirati. Il Garante per la sorveglianza dei prezzi, noto come Mister Prezzi, trasmetterà alla Guardia di Finanza una serie di segnalazioni relative a possibili anomalie nei listini applicati ai consumatori. Nel mirino ci sarebbero in particolare distributori collegati a due delle principali compagnie petrolifere presenti sul mercato italiano.
Nel frattempo anche le organizzazioni di categoria hanno acceso i riflettori sul tema. Coldiretti ha presentato un esposto alla procura di Roma e alla Guardia di Finanza denunciando possibili manovre speculative sul gasolio agricolo, con effetti diretti sui costi delle imprese agricole e, di conseguenza, sui prezzi dei prodotti alimentari.
Dietro l’emergenza carburanti si intravede però un problema più ampio: l’impatto sull’economia nazionale. Nel Documento di economia e finanza il governo aveva stimato per quest’anno una crescita del Pil pari allo 0,7 per cento, basata su un prezzo medio del petrolio di circa 66 dollari al barile e su un prezzo del gas di circa 40 euro al megawattora. Le tensioni internazionali hanno però già spinto entrambi i valori ben oltre quelle previsioni.
Secondo le analisi dell’Osservatorio dei conti pubblici dell’Università Cattolica, ogni aumento del 10 per cento del prezzo del petrolio riduce di circa lo 0,1 per cento la crescita del Pil. Se il petrolio dovesse arrivare a livelli intorno ai 120 dollari al barile, l’impatto complessivo sull’economia potrebbe diventare molto significativo.
Per il governo la sfida è quindi doppia: contenere i prezzi dei carburanti nel breve periodo e allo stesso tempo evitare che il rincaro dell’energia rallenti la crescita economica. Il decreto sulle accise mobili e i controlli sulle possibili speculazioni rappresentano i primi strumenti messi in campo per affrontare un problema che rischia di avere effetti ben più ampi del semplice costo alla pompa.

