In Italia si pagano le tasse senza quasi rendersene conto. Uno studio della Cgia rivela che nel 95,7% dei casi le famiglie dei lavoratori dipendenti versano imposte e contributi in modo totalmente inconsapevole, poiché trattenuti direttamente alla fonte o incorporati nei prezzi dei beni di consumo quotidiano. Questa "anestesia fiscale", pur garantendo alle casse dello Stato un flusso costante, addormenta la percezione del reale costo dei servizi pubblici e spacca il Paese tra dipendenti e lavoratori autonomi.

L’ufficio studi dell’associazione degli artigiani di Mestre ha analizzato il carico fiscale annuo di una famiglia media italiana: una coppia di lavoratori dipendenti con un figlio a carico, proprietaria di una casa di 126 mq e con due auto. Il verdetto è di quelli che fanno riflettere: quest'anno il prelievo complessivo ammonta a 20.592 euro.

La situazione in Calabria

I dati relativi alla Calabria dicono che 1 milione e 185mila contribuenti Irpef versano milioni di euro ogni anno all'erario sotto forma di imposte e contributi. Nella nostra regione lavoratori dipendenti e pensionati prevalgono ampiamente sulle partite Iva.

A guidare la classifica delle province è Cosenza (29ª a livello nazionale) che conta 439.076 contribuenti totali, suddivisi in 235.762 lavoratori dipendenti, 158.154 pensionati e appena 17.536 lavoratori autonomi. Segue Reggio Calabria (40ª posizione) che registra 328.810 contribuenti, con 175.068 dipendenti, 127.433 pensionati e 13.259 autonomi. Poi Catanzaro (72ª posizione) si attesta a 221.990 contribuenti, di cui 117.252 dipendenti, 82.645 pensionati e 9.811 autonomi. Al quarto posto regionale c’è Vibo Valentia (104ª posizione nazionale) conta 99.473 contribuenti, ripartiti in 52.917 dipendenti, 37.688 pensionati e 4.476 autonomi. Infine Crotone che con la sua 106ª posizione chiude la classifica nazionale: conta 95.983 contribuenti, tra cui 53.567 dipendenti, 34.025 pensionati e 4.165 autonomi. Dal conteggio dei lavoratori autonomi sono esclusi i contribuenti in regime forfettario, esentati dal pagamento dell’Irpef ordinaria.

Per questa enorme platea di cittadini, sostiene La Cgia, le tasse non sono qualcosa che si "paga" attivamente, ma qualcosa che viene "trattenuto" alla fonte o incorporato nei prezzi dei beni acquistati quotidianamente.

Il meccanismo contabile che rende le tasse invisibili

Il carico fiscale complessivo stimato per quest'anno dalla Cgia è di 20.592 euro. La percezione di questo esborso, dice l’associazione degli artigiani, è però quasi del tutto azzerata dal meccanismo di prelievo. Che si compone di tre voci.

Le tasse alla fonte

Le tasse alla fonte pesano per il 63,3% del totale. Ben 13.030 euro vengono trattenuti direttamente dalle buste paga. Di questi, 6.092 euro sono ritenute Irpef, 5.683 euro sono contributi Inps e 1.255 euro sono addizionali locali. Il lavoratore dipendente, sostiene la Cgia, non vede mai materialmente transitare queste somme sul proprio conto corrente, vivendo in una condizione di “parziale incoscienza tributaria”.

Le tasse occulte

Queste rappresentano 32,4% del totale. Altri 6.676 euro che vengono incassati dallo Stato “in modo invisibile” attraverso i consumi delle famiglie. Tra questi spiccano l'Iva sugli acquisti (5.044 euro), le accise su benzina ed energia (1.238 euro), le imposte sulla RC auto (126 euro), 83 euro di contributo al Servizio sanitario nazionale e il canone Rai (90 euro).

Le tasse consapevoli

Sono appena il 4,3% del totale. Riguardano i pagamenti diretti come il bollo auto (559 euro) e la Tari (328 euro).

La frattura tra lavoratori autonomi e dipendenti

Se il meccanismo del sostituto d'imposta funge da "anestesia" per i lavoratori dipendenti, la Cgia evidenzia che lo stesso non vale per i lavoratori autonomi.

Le partite Iva calabresi ed italiane devono infatti versare direttamente all'erario le proprie imposte e i contributi, avvertendo con estrema nitidezza il carico fiscale. A complicare la situazione interviene un sistema di liquidazione dell'Irpef farraginoso, che oltre al saldo dell'anno precedente impone un acconto del 100% per l'anno in corso, risultando penalizzante soprattutto in caso di incremento dei redditi. È questa differenza di percezione, avverte l’associazione degli artigiani, che alimenta una forte insofferenza fiscale tra gli autonomi, spingendo in alcuni casi a diffuse sotto-dichiarazioni dei redditi.

L’evasione fiscale e l’azione dello Stato

Il dibattito pubblico tende spesso a far coincidere l'evasione fiscale esclusivamente con il lavoro autonomo, ma l'analisi della Cgia ridimensiona questa tesi. L'Irpef garantisce il 30% circa del gettito fiscale complessivo dello Stato.

Il restante 70% delle entrate pubbliche deriva da altre imposte (come l'Iva o le tasse societarie) in cui lo spazio per l'evasione e l'illecito riguarda l'intera platea dei contribuenti, includendo grandi società di capitali, colossi del web e il mercato del lavoro sommerso.

Nel 2025, l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione hanno registrato un recupero record di 36,2 miliardi di euro dall'evasione fiscale, segnando una crescita del 44% rispetto al 2022.

Sono state messe in campo misure di tracciabilità e controllo preventivo come la fatturazione elettronica, l’invio telematico dei corrispettivi, lo split payment e la compliance fiscale, che hanno colpito in modo mirato frodi carosello ed evasori seriali.