Nel giorno del suo trentacinquesimo compleanno, per Niko Pandetta si sono riaperte le porte del carcere: il trapper neomelodico è stato trasferito a Rebibbia, dopo la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma di revocare l’affidamento in comunità terapeutica. Pandetta, condannato a 4 anni e 9 mesi per spaccio ed evasione, era uscito dal penitenziario di Cagliari a ottobre, entrando in una struttura di Palestrina (Roma). Ora però è accusato – ancora una volta – di aver violato le prescrizioni.

“Troppi social e telefoni”: perché salta l’affidamento

Secondo quanto riportato, alla base del provvedimento ci sarebbero relazioni della polizia che evidenzierebbero un uso non consentito di cellulare e social network, strumenti che – nell’ambito delle regole dell’affidamento – sarebbero stati vietati o comunque rigidamente limitati. Un comportamento giudicato incompatibile con il percorso in comunità e tale da far scattare il ritorno in carcere.

In questo contesto rientra anche la richiesta, avanzata di recente dal cantante, di poter partecipare alle registrazioni del nuovo disco con permessi scanditi in due sedute da quattro ore a settimana. Ma, stando alla ricostruzione, dai report sarebbe emerso un utilizzo “indiscriminato” dei dispositivi, elemento che avrebbe pesato sulla scelta del Tribunale.

Il rientro in cella mentre arriva il nuovo album

Il ritorno a Rebibbia arriva mentre è in fase di lancio “Malavita”, il nuovo album – tredici tracce – annunciato in uscita a fine mese, a tre anni dall’ultimo lavoro. Nella tracklist sarebbero previste collaborazioni con nomi molto noti della scena rap italiana, tra cui Baby Gang, Simba La Rue, Kid Yugi e Guè, promosse anche attraverso una campagna di comunicazione e contenuti social.

Proprio sui social, nelle settimane scorse, Pandetta aveva ringraziato i fan con un messaggio dal tono personale: «Siete la mia famiglia! Sono felice di avervi avuto al mio fianco nella tempesta. Speriamo di poterci godere il sole tutti insieme».