Palazzo dei Bruzi contesta l’occupazione “sine titulo” e dà 15 giorni all’Azienda sanitaria per rispondere
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Il Comune di Cosenza alza il livello dello scontro istituzionale con l’Asp sulla vicenda degli immobili di via degli Stadi. Dopo mesi di interlocuzioni, rinvii e impegni ritenuti non rispettati, il Settore 3 Patrimonio di Palazzo dei Bruzi, diretto dall’ingegnere Alessia Loise, ha notificato una formale diffida all’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza.
L’atto viene presentato dall’Amministrazione comunale come l’ultimo avviso prima della possibile rottura definitiva del Protocollo d’intesa sottoscritto il 14 dicembre 2023, relativo al compendio immobiliare di via degli Stadi. Una vicenda considerata strategica sia per gli equilibri finanziari dell’Ente sia per il riassetto dei servizi sociosanitari cittadini.
Il Comune di Cosenza diffida l’Asp sugli immobili di via degli Stadi
L’Amministrazione comunale afferma di essere intervenuta formalmente per tutelare gli interessi dell’Ente dinanzi al perdurare delle inadempienze registrate nel procedimento di compravendita del compendio immobiliare.
Secondo Palazzo dei Bruzi, nonostante gli accordi sottoscritti, le deliberazioni approvate e le richieste avanzate dagli uffici comunali, l’Asp non avrebbe ancora prodotto gli atti tecnici indispensabili alla stipula del contratto definitivo né garantito la collaborazione istituzionale necessaria per chiudere il procedimento.
Una situazione che, nella ricostruzione del Comune, avrebbe prodotto pesanti ripercussioni economiche e patrimoniali, costringendo l’Ente a rimodulare operazioni finanziarie e transattive a causa del mancato introito delle somme pattuite.
L’accusa: immobili utilizzati “sine titulo”
Il punto più delicato riguarda l’utilizzo degli immobili da parte dell’Asp. Secondo l’Amministrazione comunale, il compendio di via degli Stadi sarebbe utilizzato «di fatto e sine titulo».
L’immobile, infatti, sarebbe stato consegnato all’Azienda sanitaria provinciale nel marzo 2025, consentendone l’uso concreto e continuativo. A quella consegna, però, non sarebbero seguiti gli adempimenti previsti dagli accordi sottoscritti.
Da allora, il Comune sostiene di non aver ricevuto ulteriore documentazione tecnica, né riscontri formali utili alla definizione del procedimento. Soprattutto, non si sarebbe mai arrivati alla stipula del preliminare di vendita, passaggio ritenuto essenziale e propedeutico al contratto definitivo.
Ultimatum di 15 giorni all’Azienda sanitaria
La diffida fissa ora un termine preciso: 15 giorni. In assenza di riscontri concreti, il Comune annuncia il ritiro del Protocollo d’intesa, la revoca delle concessioni immobiliari gratuite accordate all’Asp, la richiesta di restituzione degli immobili occupati e l’avvio delle azioni giudiziarie necessarie per il risarcimento dei danni subiti.
L’Amministrazione chiarisce di non essere più disponibile ad accettare ulteriori ritardi o atteggiamenti dilatori. La vicenda, nata come operazione di cooperazione istituzionale tra enti pubblici, rischia così di trasformarsi in un contenzioso amministrativo di forte impatto.
Atti alla Corte dei Conti e all’Unità di Missione PNRR
Palazzo dei Bruzi informa inoltre che gli atti saranno trasmessi alla Corte dei Conti e all’Unità di Missione PNRR – Sanità, affinché vengano effettuate le verifiche sull’utilizzo delle risorse pubbliche e sulle eventuali responsabilità amministrative connesse alla vicenda.
Il passaggio alla magistratura contabile e agli organismi di controllo sul PNRR conferma la volontà del Comune di spostare la questione su un piano non più soltanto amministrativo, ma anche di verifica istituzionale sulla correttezza dell’iter e sulla gestione degli impegni assunti.
Palazzo dei Bruzi: «Il tempo delle attese è finito»
Nella nota dell’Amministrazione comunale il messaggio è netto. «Il tempo delle attese è finito. Il Comune di Cosenza ha rispettato ogni impegno assunto con serietà, equilibrio istituzionale e senso di responsabilità. Adesso pretendiamo lo stesso atteggiamento dall’Asp. La città e la sua comunità non possono continuare a pagare il prezzo di ritardi ingiustificabili e di procedure mai concluse».

