Il 25 aprile di ogni anno il rischio di cadere nella facile retorica, nello sterile leitmotiv di slogan e commemorazioni è estremamente alto. Molto più difficile è attualizzare e contestualizzare il 25 aprile, il suo senso più profondo e il suo portato politico. Nel 2026, in Calabria, che cosa significa? La risposta che ci siamo dati è evidente nella pratica quotidiana che portiamo avanti come movimenti sociali nella nostra città e nei nostri territori.

Fare vivere il 25 aprile, e non relegarlo esclusivamente a un evento storico del 1945, significa farne vivere le ragioni e i valori nel quotidiano: attraverso la denuncia del malgoverno, di chi costringe i calabresi e le calabresi ad emigrare per curarsi o trovare lavoro, di chi condanna interi territori all’isolamento e li lascia soli di fronte alle conseguenze della crisi socio-ecologica, di chi, davanti all’emergenza abitativa che si vive a Cosenza, risponde con schedature a sorpresa di bambini e famiglie, aspettandoli fuori dalla porta di casa.

Il 25 aprile ci chiama a uno sforzo collettivo, quello di saper riconoscere, in ogni contesto e periodo storico, i nemici della nostra terra e della nostra libertà, e di dare loro nomi e cognomi chiari. Ci chiama a non rassegnarci allo stato di cose presente, pensando che il cambiamento possa venire dall’alto o da qualche figura illuminata. Siamo noi, tutte e tutti, i protagonisti del miglioramento delle nostre condizioni di vita.

Chi ci conosce sa che non pecchiamo di ipocrisia. E senza ipocrisia crediamo che il 25 aprile non possa essere una data condivisa da chi, quotidianamente, con le proprie scelte politiche nega e calpesta i valori alla base della Resistenza italiana contro il fascismo. Lo scenario di guerra globale e di crisi permanente nel quale viviamo, che spinge alla distruzione dei territori e al genocidio dei popoli in nome del suprematismo bianco, occidentale e sionista, ci ricorda quotidianamente la necessità di una trasformazione radicale e l’urgenza di mettere in crisi questo sistema, a partire dall’azione politica in ognuna delle nostre città.

Le piazze dello scorso autunno e l’equipaggio di terra che, in solidarietà alla Flotilla, ha riempito le piazze di tutta Italia come non si vedeva da anni, ci ricordano quanto la mobilitazione popolare sia determinante, quanto ognuno e ognuna possa dare un contributo, e quanto la forza collettiva sia capace di cambiare le cose. È in quelle piazze, in quel rifiuto della guerra e della scelta di asservire alle sue logiche i nostri territori e le nostre vite, che vivono i valori della resistenza.

Il nostro Paese vive da molti anni varie forme di ripudio dei valori del 25 aprile da parte di chi lo governa, da destra alla sedicente e autoproclamata “sinistra”. Per molti anni ciò è avvenuto attraverso l’adozione di politiche neoliberiste e di austerità, volte a ridurre la spesa pubblica e a intervenire sui diritti sociali, scaricando i costi sulle spalle di chi vive condizioni economiche difficili, degli ultimi e del ceto medio, costringendo alla marginalizzazione, alla povertà, alla solitudine e all’insicurezza sociale milioni di persone.

A questo, da qualche anno, si è aggiunto anche un ripudio più esplicito della memoria del 25 aprile, la sua progressiva annacquatura, le forme di revisionismo storico, i tentativi di equiparare fascismo e comunismo o partigiani e repubblichini. Chi oggi governa l’Italia si definisce sovranista e patriota costruendo una narrazione che contrasta con la storia: ottant’anni fa parte di quell’area politica fu collaborazionista con la Germania nazista e responsabile dell’uccisione di migliaia di italiani, poi al servizio degli USA e oggi ancora scendiletto al servizio del sionismo e del genocida Netanyahu.

In questo contesto, il rischio di assuefazione e di normalizzazione è estremamente pericoloso. Per questo è fondamentale animare i quartieri delle nostre città, organizzarci, prendere posizione e rafforzare le lotte sociali, ognuno secondo la propria sensibilità e le proprie forze.

Il 25 aprile è il nostro giorno. Anche oggi onoriamo una promessa comune: continuare a lottare per il cambiamento e la giustizia sociale, qui e ora, mettendo in prima fila i nostri corpi e i nostri volti, denunciando senza timore il malgoverno della nostra terra ad opera di un partito unico in cui, da decenni, si ritrovano uniti centrosinistra e centrodestra.

Il 25 aprile, e ogni giorno, costruiamo insieme il riscatto di Cosenza e dei nostri Sud, con gioia e determinazione, fuori da ogni retorica e rassegnazione.