L’ex direttore generale delle Ferrovie della Calabria interviene dopo l’annuncio dell’assessore Damiano Covelli sui quattro minibus destinati a collegare l’Aias con le periferie
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È un attacco frontale alla gestione politica della vicenda Amaco quello firmato da Giuseppe Lo Feudo, già direttore generale delle Ferrovie della Calabria e socio di Si.Po.Tra., la Società italiana di politica dei trasporti.
A innescare la polemica è l’annuncio dell’assessore comunale Damiano Covelli relativo all’istituzione di un collegamento tra l’Aias e le periferie cittadine attraverso quattro minibus Amaco. Un progetto che, secondo Lo Feudo, stride con la situazione dell’azienda e con l’avvio della procedura di licenziamento collettivo dei dipendenti.
«L’annuncio – sostiene – è la cartina di tornasole di come da Palazzo dei Bruzi non si sia mai avuta la giusta consapevolezza della dimensione della crisi aziendale dell’ex municipalizzata».
Lo Feudo pone una questione precisa: come sia possibile programmare un nuovo servizio in una fase in cui, a suo dire, l’unico elemento certo è rappresentato dalla liquidazione giudiziale della società e dal procedimento di licenziamento collettivo.
«Può anche darsi – osserva provocatoriamente – che l’assessore Covelli sia l’unico a conoscere un esito risolutivo e positivo della vertenza Amaco». Ma, aggiunge, il quadro attuale imporrebbe ben altra prudenza, anche perché il nuovo servizio dovrebbe inserirsi in un sistema che coinvolge non soltanto l’azienda, ma anche Cometra e Regione Calabria.
Il punto centrale dell’intervento, però, va oltre l’annuncio dei minibus e riguarda l’intera gestione della crisi.
Secondo Lo Feudo, il rischio di un possibile fallimento di Amaco sarebbe stato rappresentato alla nuova amministrazione comunale già prima del suo insediamento ufficiale e nuovamente subito dopo. In particolare, sostiene che lo stesso Covelli sarebbe stato informato nel dettaglio delle condizioni economiche e gestionali della società.
Lo Feudo afferma inoltre che non ci si sarebbe limitati a segnalare le criticità, ma sarebbe stata offerta al Comune anche la disponibilità di un supporto gratuito attraverso competenze specialistiche e professionalità legate alle associazioni nazionali delle aziende di trasporto. La condizione, sostiene, sarebbe stata quella di intervenire concretamente sulla governance di Amaco e assumere per tempo le decisioni necessarie.
Una strada che, secondo la sua ricostruzione, non sarebbe stata percorsa.
L’ex direttore generale di Ferrovie della Calabria richiama quindi l’approvazione dei bilanci 2021 e 2022, avvenuta quando – a suo giudizio – la situazione economica e patrimoniale della società era già gravemente compromessa. Ricorda inoltre gli impegni assunti dal Comune, socio unico dell’azienda, tra cui la svalutazione di crediti, l’ipotesi di ricapitalizzazione e alcuni conferimenti patrimoniali.
«Decisioni – sostiene – che meriterebbero oggi di essere esaminate anche sotto il profilo delle possibili conseguenze economiche e finanziarie per l’ente e quindi per la collettività».
Amaco è poi arrivata alla liquidazione giudiziale dopo il mancato accoglimento del progetto concordatario. Da qui, secondo Lo Feudo, la necessità di spostare la domanda dal semplice «perché l’azienda è fallita» a un interrogativo più ampio: se, una volta conosciuta la gravità della crisi, siano state messe in campo tutte le iniziative possibili per salvaguardare la società.
Lo Feudo precisa di non voler attribuire automaticamente al Comune responsabilità giuridiche nel fallimento, ma rivendica la legittimità di una valutazione politica e amministrativa.
«Se la situazione era stata rappresentata con chiarezza, prima e subito dopo l’insediamento – domanda – perché non si intervenne con misure efficaci e preventive? E perché non si ritenne opportuno incidere sulla governance, procedendo invece con l’approvazione dei bilanci e con impegni finanziari del socio pubblico?»
Per rispondere, secondo l’ex dirigente, occorrerebbe ricostruire l’intera vicenda attraverso documenti, verbali, deliberazioni, bilanci e comunicazioni ufficiali. «La città ha diritto a una ricostruzione documentata, senza scaricare sul passato ciò che era conosciuto nel presente».
Nel mirino di Lo Feudo finisce anche il tono del confronto pubblico con Covelli, accusato di reagire alle critiche con un atteggiamento che l’ex dirigente definisce «spocchioso».
Il ragionamento si allarga infine alle altre deleghe dell’assessore: trasporto pubblico, traffico e metropolitana. «A chi dovrebbero rivolgersi i cittadini – chiede Lo Feudo – se non all’assessore ai Trasporti?»
E torna anche sull’ultimo sopralluogo effettuato da Covelli insieme al direttore di Amaco, giudicato difficilmente conciliabile con una narrazione affidata alle «sole cose belle», mentre sull’azienda pesa una procedura di licenziamento collettivo.
Il nodo, per Lo Feudo, resta dunque politico prima ancora che polemico: capire quanto fosse nota la crisi, quali strumenti fossero ancora disponibili e quali decisioni siano state effettivamente assunte quando un intervento poteva forse ancora modificare il corso degli eventi.

