In vista della mobilitazione in programma per questa sera, la segreteria provinciale del partito chiarisce: «Riteniamo di importanza vitale assicurare l’esistenza di un grande e moderno ospedale nel capoluogo bruzio»
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«Negli ultimi giorni sono apparsi sulla stampa una serie di interventi dedicati alla questione del nuovo ospedale o, per meglio dire, dei nuovi ospedali di Cosenza. Li abbiamo letti con grande interesse e abbiamo apprezzato, in particolare, la volontà, largamente condivisa, di favorire un dibattito scevro da campanilismi e pregiudiziali localistiche. Anche a nostro parere, infatti, tanto la costruzione del policlinico universitario quanto l’ubicazione del nuovo ospedale HUB di Cosenza rappresentano temi così importanti da non poter essere affrontati ricorrendo a facili posizionamenti ideologici». È quanto si legge in un comunicato della segreteria provinciale di Cosenza di AVS, in vista della mobilitazione a sostegno dell’ospedale Annunziata in programma per questa sera.
«Partiamo da un dato di realtà: la nostra regione ha un’atavica carenza di strutture sanitarie capaci di garantire assistenza adeguata alle calabresi e ai calabresi. Tale carenza si è trasformata in vera e propria emergenza a partire dal 2010, allorquando la giunta di centro-destra guidata da Giuseppe Scopelliti decise – in maniera assolutamente scellerata – di avviare un massiccio ridimensionamento della rete ospedaliera regionale.
Nel giro di quattro anni ben 18 ospedali furono chiusi o drasticamente limitati nelle proprie funzioni! Ciò ha prodotto un sistema largamente disfunzionale, in cui al mancato raggiungimento dei Livelli Essenziali di Assistenza si è associato, nel corso del tempo, un vero e proprio proliferare di centri diagnostici, cliniche e nosocomi privati. E mentre il privato ha speculato in ogni modo, la rete assistenziale pubblica si è progressivamente liquefatta: tantissime guardie mediche hanno chiuso, la rete dei consultori familiari è rimasta largamente sottodimensionata, la nuova rete di case e ospedali di comunità (per la precisione, 63 case e 20 ospedali di comunità) promessa da Occhiuto negli anni passati, oltre a essere ancora pressoché inesistente, probabilmente non vedrà mai la luce, dato che queste opere dovevano essere realizzate con fondi PNRR da spendere entro l’estate del 2026.
Pertanto, la notizia che da qui a qualche anno l’area urbana cosentina vedrà la nascita di un nuovo policlinico universitario nel campus di Arcavàcata di Rende non può che rallegrarci. Riteniamo logico e in linea con le esigenze didattiche che una struttura in cui l’assistenza sanitaria si coniuga con la ricerca scientifica nasca nei pressi dell’Università della Calabria.
Di conseguenza, rigettiamo con forza quelle critiche parolaie – e, troppo spesso, animate da uno spirito campanilistico “antirendese” – secondo le quali il nuovo policlinico sarebbe ambientalmente insostenibile, utile solo ai costruttori e privo di collegamenti adeguati (sic!). Inoltre, non crediamo, come invece sembra trasparire da alcuni interventi, che in una struttura universitaria si debba fare soltanto ricerca, auspicando, al contrario, che il futuro policlinico possa rappresentare un’unione felice di cure al paziente, supporto alla gestione delle emergenze, innovazione scientifica.
Vogliamo, infine, portare all’attenzione dei lettori un elemento finora pressoché assente nel dibattito: un policlinico con queste caratteristiche riuscirebbe a fornire supporto adeguato a tutto il quadrante centrosettentrionale della nostra Provincia, specie alla Media Valle del Crati e alla Valle dell’Esaro, che oggi sono prive di un ospedale raggiungibile in tempi rapidi. Parallelamente, riteniamo di importanza vitale, per Cosenza, per i suoi Casali e per tutta la fascia meridionale della Provincia, assicurare l’esistenza di un grande e moderno ospedale nel capoluogo.
Un ospedale HUB completo, che, superando le pluridecennali criticità dell’Annunziata, dia respiro nuovo a una situazione sanitaria inaccettabile, funzioni efficientemente in tutti i suoi reparti e abbia un numero di medici e personale infermieristico adeguato. Dopo tutti i tagli inferti alla sanità calabrese nell’ultimo ventennio, ci pare sacrosanto invocare la presenza di due strutture sanitarie che, in territori contigui e con caratteristiche complementari (al bando un’impostazione di tipo oppositivo!), sappiano servire un’utenza di oltre 250.000 persone.
Concludendo, vorremmo ribadire ancora una volta che nessuna nuova opera pubblica sarà davvero efficace se non saremo in grado di sovvertire l’impostazione vigente in materia di sanità. Senza un potenziamento concreto della medicina di prossimità, senza la riattivazione delle guardie mediche, senza la nascita delle case di comunità (che, per quanto ci riguarda, non devono essere allocate negli stessi spazi di strutture ospedaliere già esistenti, così da evitare che queste ultime siano svuotate delle proprie funzioni), la nostra rete sanitaria resterà arretrata e incapace di assistere l’ammalato, specie se appartenente alle classi popolari. Solo attraverso un’idea di sanità radicalmente diversa e vicina ai bisogni delle persone i nuovi ospedali di Cosenza potranno essere all’altezza delle sfide che il nostro tempo e la nostra terra pongono loro», conclude la Segreteria provinciale cosentina di AVS.

