Il dirigente dem commenta l’intervento dell’aspirante segretario di Federazione: «Coltiva l’idea di precostituire una maggioranza, fra l’altro assai divisiva, chiamata semplicemente a ratificare una scelta. E’ il momento di decisioni ampiamente condivise»
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Dopo l’intervento di venerdì scorso di Francesco De Luca, ospitato sul nostro giornale, è il turno di Pino Le Fosse. L’argomento caldo è sempre lo stesso: l’elezione del nuovo segretario provinciale del Pd Cosenza. Sono in corso interlocuzioni ad ogni livello, con un nuovo vertice romano previsto per cercare di venire fuori da una vicenda ingarbugliata. Il rischio del commissariamento della Federazione bruzia, la principale della Calabria, è dietro l’angolo.
«È positivo che venga finalmente riconosciuto ciò che come mozione “Riparte da Noi” andiamo denunciando da mesi: assenza di confronto, mortificazione degli organismi dirigenti e sospensione della vita democratica della Federazione provinciale del PD cosentino. Proprio per questo, però, questo riconoscimento tardivo, da parte di Francesco De Luca, contrasta con una candidatura a segretario provinciale che è nata dentro quello stesso metodo che oggi viene criticato». A sostenerlo è il dirigente democrat Pino Le Fosse, protagonista insieme a Matteo Lettieri, segretario dimissionario, dell’ultimo infuocatissimo congresso.
Riferendosi a De Luca, Le Fosse parla di «un nome proposto senza alcuna discussione negli organismi e accompagnato dal tentativo di accreditarlo come inevitabile e largamente maggioritario». Poi ancora: «Se in questi mesi ci si è parlati attraverso comunicati e stampa, la responsabilità non è certo di chi denunciava una situazione ormai insostenibile, ma del fatto che al partito è stato impedito di discutere nei luoghi propri. La necessità di fare vivere il pluralismo politico e culturale, di affermare la sovranità del ruolo degli organismi e restituire centralità al partito, senza subordinare tutto ad ambizioni personali e ad interessi di gruppi e correnti».
«Sono temi - aggiunge Le Fosse - che noi sosteniamo da mesi e che avevamo inserito già nella nostra mozione congressuale, bellamente ignorati. Proprio per questo serve coerenza fino in fondo. Ogni candidatura è legittima, anche quando si tratta di una autocandidatura, ma altrettanto indispensabili sono la chiarezza e la trasparenza con cui essa viene proposta. Non si può parlare di sintesi larga e di confronto vero se, contemporaneamente, si coltiva l’idea di precostituire una maggioranza, fra l’altro assai divisiva, chiamata semplicemente a ratificare una scelta».
Per il dirigente del Pd Cosenza «è esattamente questa impostazione che rischia di trasformare la ricerca di una soluzione condivisa in una prova di forza. La mozione “Riparte da Noi” ha raccolto al congresso quasi la metà dei consensi degli iscritti della provincia. Eppure, in una fase tanto delicata, non ha mai avanzato rivendicazioni né preteso primogeniture, perché si ritiene che venga prima il bene del partito e la necessità di costruire una soluzione quanto più autorevole e condivisa possibile. Ma se altri dovessero scegliere la strada di una conta negli organismi, sarebbe singolare pretendere che quasi la metà degli iscritti della provincia rinunci a far sentire la propria voce».
«Ed è forse proprio da qui che bisognerebbe ripartire - afferma -. Perché ciò che è fallito non è semplicemente l’esperienza Lettieri, finita essa stessa prigioniera e infine vittima di una certa idea del partito e delle sue dinamiche interne, di cui Francesco De Luca è stato uno dei maggiori interpreti. È fallito un metodo fatto di rapporti di forza, decisioni prese altrove e una politica più attenta alle alchimie interne e ai destini personali ed elettorali di qualcuno che a dare senso alla militanza e voce ai problemi, alle emergenze e alle difficoltà che i nostri territori vivono e denunciano ogni giorno».
«Se davvero vogliamo aprire una fase nuova, occorre avere il coraggio di riconoscere fino in fondo i guasti prodotti in questi mesi e di non riproporre, magari con nomi diversi, le stesse logiche che ci hanno condotto fin qui. È proprio la ricerca di una soluzione autorevole e largamente condivisa la strada migliore per evitare quel commissariamento che tutti diciamo di voler scongiurare. La palla passa ora al senso di responsabilità di tutti e di ciascun dirigente provinciale. E - conclude Le Fosse - confidiamo che, finalmente, anche i livelli regionale e nazionale sappiano esercitare quel ruolo di indirizzo e di reale coordinamento politico che una fase tanto delicata richiede».


