Sul commissariamento della Sanità calabrese si consuma, secondo Rosellina Madeo, una distanza sempre più evidente tra comunicazione politica e atti concreti. La vicepresidente della Commissione Sanità punta il dito contro quanto annunciato il 9 aprile sull’uscita della Calabria dalla gestione commissariale, sostenendo che a quelle dichiarazioni non sarebbe seguito, ad oggi, alcun provvedimento ufficiale del Governo.

Nel mirino della consigliera finisce soprattutto il metodo. Prima gli annunci, poi – forse – gli atti. Una sequenza che Madeo contesta apertamente, denunciando una fase di stallo istituzionale che, a suo giudizio, finisce per paralizzare le decisioni proprio in un settore delicatissimo come quello sanitario.

Madeo: «Gli annunci non sono stati seguiti dai fatti»

La presa di posizione è netta. «Ancora una volta i reel superano di gran lunga la realtà», afferma Madeo, richiamando gli annunci diffusi il 9 aprile sull’uscita dal commissariamento della sanità in Calabria.

Secondo la vicepresidente della Commissione Sanità, però, a quella comunicazione non avrebbe fatto seguito il passaggio decisivo, cioè l’atto formale del Governo che sancisca realmente la fine della gestione commissariale. «Siamo ancora in attesa che il Governo rilasci la carta formale, dunque l’atto ufficiale, con cui si delibera la fine della gestione commissariale della Sanità in Calabria», sottolinea.

Il punto politico è tutto qui: per Madeo, senza quel provvedimento, l’uscita dal commissariamento resta soltanto annunciata, ma non effettivamente compiuta.

«Uno stallo che blocca la gestione della sanità»

Nella sua ricostruzione, la Calabria si troverebbe oggi in una sorta di terra di mezzo, in cui non sarebbe chiaro chi abbia davvero la titolarità delle decisioni in materia sanitaria.

«Siamo impaludati in una situazione in cui le decisioni in materia non le prende né il Governo, che aveva designato come commissario ad acta lo stesso Occhiuto, né la Regione», attacca Madeo.

La consigliera parla di uno stallo che dura da settimane e che, sempre secondo la sua lettura, impedirebbe una gestione efficace della sanità regionale, sia sul piano straordinario sia su quello ordinario. «Al momento il presidente della Regione non può firmare i documenti come commissario ad acta e nemmeno come assessore. Ma l’importante, nel frattempo, è averne dato ampio annuncio», aggiunge, con una critica che intreccia il merito amministrativo e il piano della comunicazione politica.

Il nodo dei livelli essenziali di assistenza

La denuncia di Madeo si collega anche alla situazione concreta della sanità calabrese, che la vicepresidente della Commissione Sanità descrive come ancora lontana da standard soddisfacenti, soprattutto nei territori.

Nel suo intervento richiama infatti le difficoltà nel garantire i Livelli essenziali di assistenza, i cosiddetti LEA, sostenendo che il quadro attuale confermi una sanità ancora fragile e discontinua. A supporto della sua tesi cita il dato della Fondazione Gimbe, che assegna alla Calabria un punteggio di 177 su 300, restituendo, secondo Madeo, l’immagine di «un servizio sanitario a singhiozzo e ben lontano dalle prestazioni della media nazionale».

È questo il cuore della critica politica: mentre gli atti ufficiali tardano e la gestione resta sospesa, i problemi reali del sistema sanitario continuano a pesare sui cittadini.

L’affondo sull’autonomia differenziata

Nel ragionamento di Madeo entra anche un altro tema politico, quello dell’autonomia differenziata. La vicepresidente della Commissione Sanità contrappone infatti lo stallo sul commissariamento alla rapidità con cui, a suo giudizio, procedono altre partite istituzionali.

«Di contro però le procedure per l’autonomia differenziata procedono a passo spedito, con l’accordo preliminare tra Stato e Regioni che registra un bel sì da parte del Governatore della Calabria. A ciascuno le sue priorità», conclude.