Il gruppo chiede gli atti sul contributo già assegnato e sulla nuova candidatura da circa 2,5 milioni per demolizione e ricostruzione
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Chiarire la sorte del finanziamento da 1,24 milioni di euro assegnato per l’adeguamento sismico della sede COC e il suo rapporto con la nuova candidatura per demolire e ricostruire la delegazione municipale, attraverso un progetto da circa 2,5 milioni. È la richiesta del gruppo consiliare Lampare al sindaco Minò, al centro di un nuovo confronto politico sull’utilizzo delle risorse pubbliche a Cariati.
Il gruppo sollecita la consegna degli atti, il dettaglio delle spese sostenute e un chiarimento sugli obblighi eventualmente rimasti a carico del Comune. La nota replica inoltre alle critiche del primo cittadino, al quale Lampare attribuisce l’accusa di ostacolare l’attività amministrativa attraverso le richieste di verifica.
Il contributo da 1,24 milioni e la gara del 2025
Nella ricostruzione proposta da Lampare, il precedente intervento sulla sede COC aveva ottenuto un finanziamento di un milione e 240 mila euro per l’adeguamento sismico.
Il gruppo riferisce l’affidamento di incarichi professionali, l’approvazione di un progetto esecutivo e lo svolgimento di una gara arrivata, nell’agosto 2025, alla proposta di aggiudicazione.
Da qui le domande rivolte all’amministrazione: quale sia lo stato del contributo, quanto sia stato effettivamente speso e quali conseguenze abbia il nuovo percorso sulla procedura già avviata.
«Sindaco, spieghi il rapporto tra questi interventi. Che fine ha fatto il vecchio contributo? Quanto avete speso? Che cosa accade alla gara? Perché avete cambiato strada?», chiede Lampare.
La nuova candidatura per demolizione e ricostruzione
Il secondo passaggio richiamato è una delibera del 23 ottobre 2026, relativa alla candidatura della delegazione municipale, sede COC, per un intervento di demolizione e ricostruzione da circa 2,5 milioni di euro.
Si tratta di una candidatura a una nuova selezione: il gruppo non indica un finanziamento già ottenuto per questo progetto.
Secondo la lettura di Lampare, il nuovo avviso disciplina i precedenti contributi destinati alla stessa funzione e finalità, mentre il modulo contempla l’alternativa di una rinuncia ufficiale alle risorse già assegnate.
Il gruppo domanda quindi se il Comune abbia formalizzato una rinuncia al precedente contributo. Non presenta questa eventualità come una decisione già accertata, ma chiede che l’amministrazione chiarisca la scelta attraverso documenti e dati contabili.
Le possibili conseguenze economiche da verificare
Lampare sollecita una verifica sui rischi che il cambio di intervento potrebbe comportare: dall’eventuale esclusione dalla nuova selezione alla restituzione di anticipazioni, fino a spese non riconosciute o contenziosi con l’impresa.
La stessa nota precisa che le conseguenze dipendono dagli atti adottati e dagli impegni effettivamente assunti. Non vengono dunque indicate come esiti già verificatisi.
«Il problema è che le eventuali conseguenze economiche ricadrebbero sul Comune, quindi sulla collettività», sostiene il gruppo.
La replica alle accuse di ostacolare le opere
Sul piano politico, Lampare contesta la rappresentazione delle proprie iniziative come «sgambetti» all’amministrazione e chiede al sindaco di indicare quale procedimento sia stato concretamente rallentato, da quale richiesta e attraverso quale provvedimento.
Il gruppo precisa che la richiesta di chiarimenti è rivolta al Comune e ai suoi responsabili. L’invio per conoscenza alla Regione, spiega, risponde alla volontà di coinvolgere l’ente che verifica i requisiti e assegna le risorse.
Secondo Lampare, descrivere il controllo consiliare come un ostacolo rischia di delegittimare il ruolo dell’opposizione. Il gruppo rivendica invece il mandato ricevuto dai cittadini e sostiene che progettazione, gara e cambio di intervento precedano le proprie richieste.
«Consegni gli atti. Spieghi la sorte del finanziamento. Dica quanto è stato pagato e quali obblighi restano al Comune», conclude la nota. «I soldi sono dei cittadini. E ai cittadini dovete rendere conto».

