Scoppiettante puntata all’interno del festival del Peperoncino a Diamante. In videcollegamento il generale e sul palco Giannetta attaccano Forza Italia a testa bassa, replica Giorgio Mulè. E poi le pillole letterarie di Dacia Maraini e Fulvio Abbate
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Giannetta che più che traditore si sente tradito. Vannacci che è pronto a marciare sul chilometro più bello d’Italia. Mulè che dice che non c’è nessun asse fra Occhiuto e Zangrillo per far fuori Tajani, che la parola asse di questi tempi meglio non usarla. L’assessore Calabrese che rivendica il suo dna “missino”. Le pillole letterarie di Dacia Maraini e Fulvio Abbate. È stato scoppiettante il talk della nostra Antonella Grippo che continua il suo tour nelle piazze. E quale piazza migliore se non quella del festival del Peperoncino per portare live il format di successo del nostro network in cui la politica viene declinata solo ed esclusivamente in salsa piccante.
Il talk si è aperto, come dicevamo, con il botto ovvero con l’intervista al generale Roberto Vannacci che ha ribadito come Reggio Calabria sarà la sua Sassonia. Il leader di Futuro nazionale dice che i sondaggi, in apparenza lusinghieri, in realtà sottostimano la vera forza elettorale del suo movimento. Poi ha spaziato sui temi di politica internazionale, ironizzando sul titolo di Cavallo di Troia della Russia affibbiatogli dal Financial Times. Non solo ma Vannacci ha invitato tutti a non sottovalutare il 42% di AfD in Germania dovuto anche alle posizioni antieuropeiste che il suo movimento condivide.
Ma il vero protagonista è stato lui, il “traditore”, il reietto di Forza Italia quello che Roberto Occhiuto ha bollato come “mercenario”: Mimmo Giannetta. L’ex capogruppo di Forza Italia, incalzato anche dall’editorialista politico del nostro network Massimo Clausi, ha detto che le suppletive di Reggio sono destinate a cambiare gli equilibri politici non solo nazionali, ma anche regionali. Per ora non si sbilancia, incalzato dall’ex consigliere regionale Giuseppe Graziano nell’inedita veste di “disturbatore”, sulla nascita del gruppo dei futuristi in Regione.
«Ad oggi sono concentrato sulle elezioni - dice Giannetta - poi vedremo tutto il resto». L’ex forzista respinge al mittente le accuse di trasformismo ricordando il passaggio dei fratelli Occhiuto dall’Udc a Forza Italia andata e ritorno. Poi il colpo pesante: è stata Forza Italia a tradire lui con candidature calate dall’alto, amichettismo imperante, gestione quasi familiare del partito. Dichiarazioni che hanno fatto saltare sulla sedia Francesco Bernardo che ha portato la sua testimonianza personale di ragazzo che senza sponsor politici, ha scritto direttamente al presidente Occhiuto per iniziare il suo percorso dentro Forza Italia dove è stato accolto e gli sono stati concessi spazi d’azione e libertà.
In videocollegamento poi è intervenuto anche Giorgio Mulè che ha parlato dello sbarramento secco di Forza Italia verso Vannacci, ha lasciato intuire che ci saranno in primavera elezioni anticipate ed infine ha negato, come detto, l’asse fra Occhiuto e Zangrillo parlando di un partito vivo che presenta diverse intelligenze che contribuiscono al dibattito interno. “La parola contro al nostro interno è bandita”, ha detto Mulè.
Sul sondaggio pubblicato da Repubblica e che vede il candidato del centrosinistra Frank Benedetto in vantaggio su Fabio Roscioli, Mulè dice di non saperne nulla. Giuseppe Falcomatà, invece, dice che non solo quel sondaggio esiste, ma è anche veritiero. Il problema è che Cannizzaro ha voluto strafare trattando il collegio come casa sua, ma i reggini non hanno gradito. Il punto vero del dibattito però è se Giannetta sia un traditore o meno. L’enigma lo ha risolto Giancarlo Affatato (Libertà è democrazia) secondo il quale Giannetta è «uno che ha rotto il sistema che vede tutti protagonisti». È la scheggia impazzita che può provocare una reazione a catena imprevedibile. L’assessore regionale Giovanni Calabrese, pur ribadendo più volte la grande stima in Giannetta, dice che il suo collega ha sbagliato scelta perché il centrodestra vincerà e dietro le parole di Vannacci non c’è alcun programma.
Calabrese, ha rivendicato con forza la sua lunga militanza sempre dalla stessa parte dal Msi, al Fronte della Gioventù, al Fuan fino a Fratelli d’Italia, passando per Alleanza Nazionale. «Con questa cultura politica ho governato e ridato dignità alla mia città che altri avevano messo in ginocchio». Una cultura che sta portando anche a livello regionale ottimi risultati sul turismo e che, a livello nazionale, hanno portato al Governo più longevo di sempre.
Ad impreziosire la serata, infine, il collegamento con Fulvio Abbate che ha descritto il caso Ranucci-Lavitola come un grande feuilleton letterario in cui c’è dentro di tutto dalle vongole sgusciate all’eros da scrivania. Di spessore poi l’intervento di Dacia Maraini sui tempi bui che stiamo vivendo dove sembra normale bombardare gli altri e dove i populismi di destra avanzano in tutta Europa. Insomma una serata scoppiettante dove, come sempre, sorrisi e riflessioni si sono alternati in maniera intelligente


