I fileja con il curry, la pizza che profuma di spezie mediorientali, il peperoncino calabrese che si mescola agli odori di terre lontane. È il cuore del progetto “Cucine d’altri mondi”, organizzato dal centro di solidarietà Il Delfino in collaborazione con la Maccaroni Chef Accademy di Cosenza, che ha ospitato dieci ragazzi minorenni dei centri SAI della provincia bruzia distribuiti sui comuni di Casali del Manco, Domanico, Celico e Mendicino. L’obiettivo? L’integrazione, innanzitutto, ma anche la formazione e la crescita professionale.

«I nostri sono progetti non solo di accoglienza – spiega uno dei responsabili de “Il Delfino”, Pietro Spadafora – ma anche di integrazione, come ricorda anche la sigla SAI, che significa per l’appunto “Sistema di accoglienza e integrazione”. La nostra volontà è quella di accompagnarli verso un percorso di autonomia e di autodeterminazione e, con questo progetto, abbiamo messo in condizione i ragazzi di sperimentarsi, crescere, confrontarsi e integrarsi». Progetto che ha già delle ricadute concrete: «Questi ragazzi potranno essere inseriti in luoghi di lavoro prima tramite progetto formativo e poi con la contrattualizzazione», conclude Spadafora.

La Chef Academy cucina di sperimentazione, lo chef: «Vi dico cosa abbiamo fatto»

Un progetto reso possibile dalla collaborazione con la Maccaroni Chef Academy: «Sicuramente si tratta – dice Corrado Rossi, proprietario della realtà sita in via Minzoni, una delle traverse di Corso Mazzini – di un qualcosa di ambizioso che per noi porta un solo nome: inclusione. Siamo entusiasti di aver trascorso questi momenti con i ragazzi che oggi possono avere un approccio pratico con il mondo del lavoro». 

Mesi di formazione per i dieci ragazzi provenienti da tutto il mondo sotto la guida attenta dello chef Roberto Spizzirri, che li ha condotti all’interno dei ricettari italiani e ha condotto esperimenti di integrazione fra le loro cucine e quella calabrese: «Abbiamo contaminato cultura, cucina e tradizioni, utilizzando – spiega Spizzirri – gli ingredienti principali della cucina mediterranea con quelli dei loro territori. Per esempio abbiamo realizzato una pasta e patate alla tieddra con polvere di clementine, curry e altre spezie».

Le testimonianze dei veri protagonisti

Spizzirri testimonia un grande entusiasmo dei ragazzi impegnati nel progetto, entusiasmo che si riverbera nelle loro dirette testimonianze: «Per me – racconta Ibrama – è stato molto importante mettermi a lavoro qui: ho imparato meglio non solo la cucina, ma anche la lingua italiana». Gli fa eco Mohamed: «Mi sono divertito molto, certo, ma adesso sono anche autonomo: da qualche parte dovevo pur iniziare a imparare, no?», ci dice ridendo. 

Cucine d’altri mondi unisce integrazione e lavoro, Calabria e Paesi lontani, Cosenza con l’Africa e il Medioriente. Per ricordare che, nonostante i tempi pericolosi in cui viviamo, tendere la mano all’altro è un dovere morale.