Claudio De Luca a tutto campo: «Il diritto non è soltanto una competenza tecnica, ma riguarda uno degli aspetti più importanti della vita civile»
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Un confronto diretto e ricco di spunti con Claudio De Luca, sul presente e sul futuro della professione forense. Dallo studio del diritto come fondamento della convivenza civile alle differenze tra diritto penale, civile e amministrativo, fino ai temi più delicati legati alla Costituzione e ai referendum: un’intervista che offre ai giovani avvocati e ai cittadini una riflessione ampia sul ruolo della giustizia e dell’avvocatura nella società contemporanea.
Presidente, quale consiglio darebbe a un giovane avvocato che si appresta a intraprendere questa professione?
«Studiare. La prima cosa è studiare. Studiare il diritto è bellissimo: non rappresenta soltanto una competenza tecnica o una base professionale, ma riguarda uno degli aspetti più importanti della vita civile. Il diritto, infatti, disciplina i rapporti tra le persone, regola la convivenza sociale e tutela i diritti dei cittadini.»
Qual è, secondo lei, la principale differenza tra diritto penale, civile e amministrativo?
«Personalmente sono favorevole a una visione unitaria del diritto e non credo molto nelle divisioni rigide tra le varie branche. Sicuramente esistono ritmi e approcci differenti: il penale ha tempi più serrati e dinamici; il civile richiede maggiore approfondimento e studio; l’amministrativo, invece, rappresenta un settore molto interessante e in forte crescita anche dal punto di vista professionale.»
Sul tema dei referendum, qual è stata la posizione dell’avvocatura e dell’Ordine degli Avvocati di Cosenza?
«L’avvocatura era abbastanza unita e compatta nel sostenere il “sì”, perché ritenevamo importante portare avanti quelle ragioni. Era un’occasione utile per ripensare alcuni aspetti del sistema. Certamente il quesito referendario avrebbe potuto essere formulato meglio, perché presentava alcune criticità.»
Molti giovani ritengono che la Costituzione non debba essere modificata. Lei cosa ne pensa?
«La Costituzione, come tutte le grandi carte dei diritti, è un testo vivo. Se i cambiamenti sociali, economici e culturali lo richiedono, non bisogna avere timore di aggiornarla. Naturalmente esistono principi fondamentali che non possono essere messi in discussione: penso ai valori contenuti nei primi dodici articoli, che rappresentano l’humus culturale e civile del nostro stare insieme».

