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Savoldi e il derby al contrario: “Capii solo dopo perché Cosenza si sentì tradita”

L’ex bomber svela i retroscena della cessione: “Ma resto legato ai Lupi e ai suoi tifosi come quando pranzavo a casa di Parisi e cenavo da Valoti. A Pasqua restai da solo in città e mi ritrovai in una casa-famiglia con i bambini entusiasti”.
savoldi frameGianluca Savoldi in azione in un Venezia-Cosenza della stagione 2000-2001: segnò due gol
A distanza di quasi 15 anni Gianluca Savoldi è tornato a parlare di Cosenza, di quella che per lui resta “un’avventura straordinaria, una stagione da favola col sogno A terminata non benissimo”. Fece scalpore il suo trasferimento nel 2001 alla Reggina nel pieno della rivalità tra i rossoblù e gli amaranto. Dalle colonne del “Garantista” ha raccontato i retroscena di quell’affare, di come fosse già del Chievo e di quando tornò al San Vito e fu costretto a fare una doccia prima della partita a causa degli sputi provenienti dalla Curva Nord. “Vissi quel derby con le stesse emozioni di una coppia di fidanzati che si lasciano e litigano come matti per poi fare pace. Nel mio cuore ho sempre portato grande rispetto al Cosenza, alla curva e alla società”. Del resto Savoldi arrivò in città dal Pisa e per la maggior parte dei tifosi cosentini era soltanto un figlio d’arte, ma si tramutò ben presto in “Dumbo-Gol”: gli bastò una partita, la prima, per infiammare la Sud. Toccò al Pescara bagnare l’esordio dei Lupi in campionato e il bomber fece capire immediatamente con un destro potente e preciso che non sarebbe stata un’annata anonima. “Beh, è uno di quei momenti che conti sulle dita di una mano. E’ stato come rompere il ghiaccio. Mi diede tranquillità e sicurezza per le partite successiveConquistai la fiducia dei compagni, perché sapevo di avere già quella della società”.
Lentini, Strada, Pisano, Parisi, Zampagna e Mutti in panchina: chi era Savoldi in quel Cosenza?
“Era un ragazzo che veniva dalle categorie inferiori e che si inserì in un gruppo di “vecchi marpioni”. Avevo tutto da dimostrare, ero una piccola pedina. Le famiglie dei miei compagni mi adottarono: a pranzo ero da Parisi e a cena da Valoti. Con Pantanelli invece facemmo il corso di sommelier all’Executive. A Pasqua rimasi da solo in città e andai a vedere il Castello. Lì vicino c’era una casa-famiglia dove dei bambini che giocavano a pallone mi riconobbero e corsero da me. Chiamarono il responsabile che mi fece entrare. Tornai lì dentro tante altre volte”.
Savoldi, cosa fa adesso dopo aver appeso le scarpette al chiodo?
“Ho cambiato mestiere completamente. Ho fatto lo start-up di alcuni locali di ristorazione, non ultimo uno a Milano”.
Il calcio le manca?
“La cosa è ambivalente. Quando penso a certi momenti mi viene il groppo in gola, ma non mi sarebbe piaciuto ricoprire altri ruoli. Ho fatto l’attaccante ed è dire tutto. Guardando l’altra faccia della medaglia, però, mi piace ciò che faccio e non mi mancano per nulla i ritiri”.
E la Calabria?
“Sono stato molto bene in Calabria così come in Toscana. Sono due regioni che ho nel cuore e che hanno segnato la mia vita”.
Ci racconti come arrivò a Cosenza e perché andò via. Volontà sua o esigenze del club?
“Dopo l’esperienza al Pisa mi cercava con insistenza anche il Como. Il prestigio dei rossoblù e la Serie B mi fecero fare le valigie in un minuto. La scelta di andare a Reggio fu un po’ obbligata: il club doveva monetizzare. Avevo il Chievo che mi cercava in A e l’affare era fatto, tanto che Gorgone doveva venire al San Vito come contropartita: stappai perfino lo champagne. Quando lui preferì restare a Verona, ricevetti la telefonata di Foti che iniziò a farmi una corte spietata. Il resto è di domini pubblico”.
I tifosi dei Lupi non digerirono il suo passaggio al Granillo, si sentirono traditi.
“Con i miei amici ci sentiamo spesso e volentieri. Chi mi conosceva meno, posso capire invece che si sentì tradito. Quando tornai al San Vito non ricevetti l’accoglienza che speravo e capii solo in quel momento la grande rivalità tra le due squadre. Ci rimasi molto male per gli sputi che piovevano dalla Curva Nord durante il riscaldamento: feci una doccia prima del match, ma probabilmente avevo sottovalutato cosa significò il mio trasferimento. Mai, però, come qualcuno si è inventato di sana pianta, ho parlato male di Cosenza e dei suoi sostenitori”.
Sta seguendo la Prima divisione? Che idea si è fatto di Cosenza e Reggina, che partita sarà?
“Spero che entrambe possano tornare dove le ho conosciute: in B. Può sembrare scontato, ma per un vecchio calciatore le emozioni più belle arrivano dalle sue ex squadre”.
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