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Omicidio di Carmine Pezzulli, assolto in Appello bis Domenico Cicero

Omicidio di Carmine Pezzulli, assolto in Appello bis Domenico Cicero

L’assoluzione arriva dopo la decisione della Corte di Cassazione di annullare con rinvio la sentenza di condanna a 30 anni di carcere per il boss di Cosenza Vecchia. Cinque pentiti hanno parlato dell’assassino ma nessuno di loro è stato ritenuto credibile per giungere a una sentenza di colpevolezza. 

La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha assolto Domenico Cicero dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Carmine Pezzulli. Si tratta del secondo processo di secondo grado svoltosi a Catanzaro dopo la decisione della Corte di Cassazione di annullare con rinvio la sentenza di condanna a 30 anni di carcere per il boss di Cosenza Vecchia per una serie di motivi che in punto di diritto sono caduti grazie alle argomentazioni difensive proposte dall’avvocato Francesco Chiaia, Marco Stefano e Alessandra La Valle che anche oggi hanno portato davanti al presidente Galati e (giudice a latere Commodaro) le ragioni dell’innocenza di Cicero rispetto alle contestazioni che anni fa furono formulate dalla Dda di Catanzaro. Anche in questo, non valutando evidentemente le indicazioni della Suprema Corte, la procura generale rappresentate in udienza dal sostituto procuratore generale Raffaella Sforza ha chiesto 30 anni di reclusione. Richiesta disattesa dal nuovo collegio giudicante che verosimilmente ha fatto proprie sia le motivazioni degli ermellini sia quelle formulate dal collegio difensivo.

LA STORIA GIUDIZIARIA. Carmine Pezzulli fu ucciso da due sicari il 22 luglio del 2002 in viale “Sergio Cosmai” mentre era fermo con la sua Fiat Panda a un semaforo, quando fu raggiunto da undici colpi di pistola, di cui sette risultarono mortali. Nel primo processo di secondo grado gli avvocati Francesco Chiaia e Alessandra La Valle avevano tentato di evidenziare che l’impianto accusatorio era carente e soprattutto pieno di contraddizioni fornite direttamente dai cinque collaboratori di giustizia che hanno parlato dell’omicidio Pezzulli, vale a dire Oreste De Napoli, Vincenzo Dedato, Francesco Amodio, Angelo Colosso e Francesco Galdi. Secondo la difesa, Dedato e Amodio erano rancorosi nei confronti di Cicero tanto da volerlo uccidere com’è emerso ad esempio nel processo “Squarcio”.

I difensori sostenevano che i due pentiti volevano vendicarsi e per questo motivo non potevano essere considerati attendibili. Insomma, il presunto astio che in primo e secondo grado non è venuto a galla, o meglio non sarebbe stato valutato dai rispettivi collegi giudicanti, ha fatto la differenza davanti alla Corte Suprema di Cassazione e riteniamo anche oggi davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro. Infine vale la pena ricordare che sono stati assolti in via definitiva anche Francesco Chirillo, nel ruolo – secondo la Dda – di mandante come Cicero e Davide Aiello quale presunto esecutore materiale del delitto mafioso. Quest’ultimo, attraverso i suoi legali di fiducia, ha presentato nei mesi scorsi una istanza per ingiusta detenzione. L’assassinio di Carmine Pezzulli rimane avvolto nel mistero: è evidente che le indagini effettuate in quegli anni sono state fatte male e oggi i risultati sono palesi: un delitto senza colpevoli. (Antonio Alizzi)

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