lunedì,Luglio 4 2022

L’avvocato Stefano Giordano: «All’oscuro dei fatti narrati da Petrini»

L’avvocato di Bruno Contrada, in esclusiva a Cosenza Channel, spiega le ragioni per le quali ha deciso di rimettere il mandato affidatogli dall’ex consigliere regionale, Pino Tursi Prato. Il penalista del foro di Palermo, Stefano Giordano ci rilascia questa dichiarazione, in merito alle parole riferite dal giudice sospeso Marco Petrini ai magistrati della Dda di

L’avvocato Stefano Giordano: «All’oscuro dei fatti narrati da Petrini»

L’avvocato di Bruno Contrada, in esclusiva a Cosenza Channel, spiega le ragioni per le quali ha deciso di rimettere il mandato affidatogli dall’ex consigliere regionale, Pino Tursi Prato. Il penalista del foro di Palermo, Stefano Giordano ci rilascia questa dichiarazione, in merito alle parole riferite dal giudice sospeso Marco Petrini ai magistrati della Dda di Salerno. «Ritengo opportuno, anche alla luce delle ultime notizie di cronaca, tra cui la confessione del Dott. Petrini (peraltro da me mai conosciuto), rinunciare al mio mandato difensivo nell’ambito dell’incidente di esecuzione proposto nell’interesse del consigliere Pino Tursi Prato».

L’avvocato Giordano, inoltre, aggiunge di aver «sempre esercitato la mia difesa con i mezzi consentiti dalla legge ed intendo rimarcare la mia distanza da comportamenti, di cui ero completamente all’oscuro, che non appartengo al mio habitus, alla mia deontologia e alle mie tradizioni familiari e ciò aldilà della fondatezza o meno della progettazione accusatoria» conclude l’avvocato Giordano del foro di Palermo. Ad onor di cronaca, la Corte d’Appello di Catanzaro ancora non si è espressa sul caso Tursi Prato, nonostante l’orientamento delle Sezioni Unite della Cassazione.

Il caso Contrada e i ricorsi alla Corte di Strasburgo

Cosenza Channel aveva anticipato i contenuti dell’ordinanza interlocutoria emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro sul reclamo presentato proprio dall’avvocato Stefano Giordano, legale di Pino Tursi Prato. In sostanza, la linea difensiva si basa sul fatto che il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, essendo entrato in vigore solo dopo il 1993, non poteva essere contestato né gli imputati dovevano essere condannati. Una tesi giurisprudenziale che, nel caso di Bruno Contrada, la Corte di Strasburgo aveva accolto in pieno, condannando l’Italia a risarcire l’ex membro dei servizi segreti italiani. Altri ricorsi, infine, riguardanti i cosiddetti “fratelli minori di Bruno Contrada”, saranno inoltrati alla Corte Europea dei Diritti Umani. Tra questi, ci saranno quelli di Stefano Genco e Marcello Dell’Utri.

Articoli correlati