mercoledì,Maggio 18 2022

Termovalorizzatore a Rende, le ragioni del no

È un coro di no che arrivano da tutta la Calabria ambientalista quello contro l’ipotesi di un termovalorizzatore a Rende. Se per Domenico Ziccarelli, assessore all’Ambiente rendese, «è arrivato il tempo di atti coraggiosi e impopolari» come la realizzazione di un grande ecodistretto oltre il Campagnano, ha altre idee il Cat Calabria. Il Coordinamento delle

Termovalorizzatore a Rende, le ragioni del no

È un coro di no che arrivano da tutta la Calabria ambientalista quello contro l’ipotesi di un termovalorizzatore a Rende. Se per Domenico Ziccarelli, assessore all’Ambiente rendese, «è arrivato il tempo di atti coraggiosi e impopolari» come la realizzazione di un grande ecodistretto oltre il Campagnano, ha altre idee il Cat Calabria. Il Coordinamento delle assemblee territoriali, che riunisce sotto la sua insegna oltre trenta tra associazioni e movimenti ambientalisti e civici, non ci sta.

Gli ambientalisti hanno già un’idea su dove potrebbe sorgere il termovalorizzatore: la zona industriale di Rende. E non hanno dubbi: per far digerire ai cittadini la realizzazione di «un grosso impianto in grado di mandare in cenere i rifiuti di tutta la provincia» è in arrivo un’azione di greenwashing. «Vogliamo scommettere che la prossima mossa sarà proporre di bonificare l’area della ex Legnochimica coi soldi dei rifiuti e istallare lì il mega ecodistretto? Vogliamo scommettere che il commissario ci “obbligherà” ad essere una comunità responsabile? Vogliamo scommettere che si parlerà delle royalty di cui godrà il Comune in cambio di una “piccola” flessione della qualità della vita dei cittadini?».

L’alternativa al termovalorizzatore esiste

L’area industriale di Rende è da anni al centro delle denunce del Cat. Nel mirino sono finiti impianti come la Centrale a biomasse o gli odori diffusi da quelli di Calabria Maceri in cui si lavora l’organico. Un fetore, scrivono gli ambientalisti, che «con l’ecodistretto sarebbe decuplicato». Ora è il turno del termovalorizzatore, «un impianto che tutta la letteratura scientifica pone come concorrente della raccolta differenziata spinta». Ma le ragioni del no sono anche altre. «L’impatto ambientale ed i danni provocati alla salute umana dall’impianto», per esempio. Ma anche il fatto che un termovalorizzatore «diminuisce solo il volume dei rifiuti trasformandoli in fumi e ceneri da destinare successivamente a discariche speciali». O che ce ne sia già uno nella Piana di Gioia Tauro, «ma non è utilizzato per la sua intera capacità».

Il Cat spiega che non si tratta di questioni di campanilismo, ma di logica. «Non siamo contro il termovalorizzatore qui a Rende. Siamo contro il termovalorizzatore ovunque. Una scelta vetusta ed irrazionale che pensa, ancora una volta, di risolvere il problema rifiuti nascondendoli sotto terra oppure bruciandoli». Le alternative proposte sono le stesse portate avanti dai comitati da decenni, già testate con successo fuori dalla Calabria. Ossia la strategia Rifiuti Zero: «Piccoli impianti decentrati per non far viaggiare inutilmente i rifiuti conferiti attraverso le modalità della raccolta differenziata spinta. Tariffa puntuale per premiare i virtuosi e multare gli “indifferenti”. Gestione pubblica, trasparente e condivisa coi cittadini, affinché non si speculi, a livello finanziario ed elettorale, su un servizio fondamentale per l’ambiente e la salute».

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