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Facciolla: «Nessun sponsor dietro la mia nomina a procuratore»

Quinta parte delle dichiarazioni spontanee rese da Facciolla al gup di Salerno. Si parla degli incarichi all'Stm e della chat Palamara.

La storia del «capo» emerge già nell’ordinanza di custodia cautelare, emessa contro il maresciallo dei carabinieri forestale di Cava di Melis, Carmine Greco. E il magistrato Eugenio Facciolla la ripropone davanti al gup di Salerno. Siamo arrivati alla quinta parte delle dichiarazioni spontanee dell’ex procuratore capo di Castrovillari che ripercorrono alcune fasi investigative della procura di Salerno. (LEGGI LA QUARTA PARTE)

«Quel “capo” non è Facciolla»

Facciolla, in tal senso, si chiede «perché il Noe deve identificare il capo? Il capo di un’associazione mafiosa, di un’associazione per delinquere? Allora, le conversazioni in cui Calonico, il maresciallo Calonico parla con il Maresciallo Greco, tra colleghi parlano dell’alluvione, parlano di altre vicende, Calonico chiede a Greco che si trova a Cosenza, e risulta che si trova a Cosenza, quindi non è a Castrovillari: “Che dice il capo?”, e Greco risponde: “Eh, il capo no, è tutto… perché mo arrestiamo, mo ci ricogliamo un po’ di gente, facciamo questo, facciamo quello” e dice: “Eh, però digli…”, gli dice delle cose che sono questioni che attengono chiaramente al loro apporto. Stanno parlano del capo, il capo è Roseti, è il Capitano Roseti. Giudice, ci sono le telefonate successive di trascrizioni che smentiscono quello che costruisce da una parte il Noe, basta leggere».

«Ad una telefonata risponde Greco: “Pronto?”, “Capo Buongiorno”. Dall’altra parte chi è? E’ Roseti. Lo scrivono loro. Quindi il capo è il comandante di Greco, è il Comandante Calonico. Mirabelli viene chiamato: “Capo, buongiorno”. Telefonata tra il dottore Tridico, sostituto a Cosenza, e il maresciallo Greco: “Capo, buongiorno, scendi per il caffè?”, “sì, sto arrivando”. E perché questo questo capo deve essere sempre Facciolla. Tutto questo viene fatto per consentire di legare quindi un rapporto illecito tra me e Tignanelli, ed ecco perché poi si arriva addirittura a contestarmi l’associazione per delinquere, finalizza a chissà cosa. Questi sono i costanti contatti». (LEGGI LA PRIMA PARTE)

Gli incarichi di Facciolla all’Stm

«Io ho dato tre incarichi alla Stm, tre incarichi, di cui due possono definirsi incarichi, e vedremo anche in che termini, il terzo non è manco un incarico che ho dato io, perché si trattava di una intercettazione nei confronti del direttore del carcere di Rossano, quindi una cosa molto delicata, e per evitare di, siccome l’indagine la faceva la polizia penitenziaria, il Gom della Penitenziaria, per evitare quindi di fare intervenire ditte esterne, loro stessi si erano rivolti alla ditta che già stava facendo attività presso il carcere di Rossano, cioè l’Stm, avevano l’attrezzatura, avevano già altre cose. Quindi io, tra “virgolette”, ho ratificato quello che mi veniva chiesto dalla polizia giudiziaria. Gli altri due incarichi si tratta di un incarico conferito, e poi ve lo indicherò così rimane a verbale, un incarico conferito alla Guardia di Finanza di Sibari per una telecamera al Porto di Sibari che è stata in vita un mese. Ebbene, abbiamo accertato quello che stava accadendo, chiusa l’attività, richiesta di rinvio a giudizio. Un mese di attività».

«La corruzione comincia a vacillare»

«Tutti gli altri incarichi, Giudice, non sono patrimonio Facciolla né possono essere ricondotti a Facciolla, perché sono indagini di altri uffici, con provvedimenti che hanno emesso gli altri magistrati. Il terzo provvedimento che ho firmato io a favore della Stm è un provvedimento che firmo per il collega Iannotta». Facciolla spiega di averlo firmato «perché ero il capo dell’ufficio, quando colleghi erano in udienza o erano fuori ho firmato io, ma non è la mia grafia, non è, come dire, il mio carattere di computer, non è di videoscrittura, non è un mio provvedimento, è il provvedimento del collega Iannotta. Questo lo dico subito per dire come questa corruzione comincia evidentemente a vacillare da tutte le parti». (LEGGI LA SECONDA PARTE)

«Il procedimento 1135/16 la scelta, è documentato, non è avvenuta da me, è avvenuta dalla Polizia Giudiziaria in base ai criteri di organizzazione, che erano stati dati già nel 2016, quindi non è una mia determinazione ma è la polizia giudiziaria che sceglie la Stm, perché lo spiega il personale che è addetto al servizio intercettazioni come avveniva la rotazione, erano loro di volta in volta a chiamare e a dire chi era la ditta che scattava, diciamo, per gli incarichi, a meno che, chiarisco anche questo, non si trattava di un procedimento in cui già risultava che stava operando una ditta e quindi per motivi ovviamente di praticità continuava la stessa ditta».

Il duplice omicidio di San Lorenzo del Vallo

«Il procedimento 1548/16, questo è l’unico che non ho potuto controllare, giudice, e l’ho detto anche in interrogatorio, perché si trova in Cassazione per… c’è stato il processo, ci sono stati gli arresti, prima, seconda fase, adesso è pendente in Cassazione. Il procedimento 4293/16 è quello a cui accennavo che è durato appena un mese, con la Guardia di Finanza di Sibari. Il 5515/17 c’è un mio decreto di urgenza, non è mai partito perché non è stato convalidato dal gip. C’era stato un omicidio, abbiamo emesso questo provvedimento con la collega, avevamo contattato la Stm perché era la prima pronta ad intervenire sul posto per una intercettazione in Caserma a San Lorenzo del Vallo». Il riferimento di Facciolla è al duplice omicidio della mamma e della sorella di Francesco Attanasio, uccise da Luigi Galizia, condannato in primo e secondo grado alla pena dell’ergastolo.

Le intercettazioni per l’indagine della Caruso

«Il 4889/17 ne parlerò dopo della vicenda dell’attestazione di Greco e della relazione di Greco, io ho autorizzato, Giudice, ditta incaricata, ho autorizzato all’installazione di un GPS a mezzo ditta autorizzata, ditta autorizzata dall’ufficio, tra le ditte autorizzate dall’ufficio, non ho messo la Stm, e poi il servizio GPS, Giudice, la prego, verifichi quanto tempo è durato, quanto è durato. Il GPS è durato per monitorare i movimenti della Caruso quando è stata controllata dai carabinieri a Cava di Melis e poi si è spostata nei giorni successivi. Sarà durato due giorni, tre giorni. Questo è il volume di affari che io ho dato con questi tre incarichi alla Stm». (LEGGI LA TERZA PARTE)

«La copiosa documentazione che non c’è»

Altro tema difensivo di Facciolla, che si ripropone più volte nel corso delle dichiarazioni spontanee, riguarda i presunti rapporti corruttivi tra lui e Tignanelli. «Altro riferimento del capo di imputazione per il rapporto fiduciario è la copiosa documentazione che io avrei affidato a Tignanelli e che quindi dimostrerebbe questo rapporto personale, non so di che altro tipo, finalizzato alla corruzione, o meglio, ascrivibile sotto la corruzione. Io non ho capito di che documentazione si tratta e non credo che lo possa intendere lei, Giudice, perché la contestazione così è assolutamente generica, l’unico dato che ricavo però è questo faldone numero 9, perché mi è stato chiesto anche durante l’interrogatorio, che il Gico della Guardia di Finanza attesta: “Attiene a divergenze tra togati presso la procura di Paola discusse davanti all’autorità giudiziaria di Salerno e riferite agli anni 2008, 2009. La documentazione esaminata non rileva fatti o notizie penalmente rilevanti nell’ambito del procedimento”. Questo lo scrive la Guardia di Finanza. Quindi la copiosa documentazione che si vuole fare intendere qual è? Quali sono questi atti che dimostrerebbero la corruzione e il rapporto corruttivo». 

Le motivazioni del Consiglio Superiore della Magistratura

Per dare forza al suo ragionamento, Eugenio Facciolla parla anche dell’attività del suo ufficio e di un caso particolare che riguarda anche una richiesta fatta dal Csm alla procura di Salerno. Nel caso di specie, però, il magistrato di Cosenza evidenzia che il Csm, nel provvedimento in via cautelare, che lo porta ad assumere le funzioni di giudice civile presso il tribunale di Potenza, «dice che per la corruzione non c’è il fumus» e rincara la dose. «Il Consiglio Superiore dice che non c’è il fumus della corruzione, perché la scheda telefonica risulta pagata dal dottore Facciolla, e lo stesso procuratore generale nel suo intervento ha detto che non ha motivo per ritenere che non l’ha pagata il dottor Facciolla la scheda per tutta una serie di argomentazioni oggettive che esistono negli atti, e anche per il discorso delle telecamere che vedremo a breve, delle telecamere poste a controllare la villa abitazione del dottore Facciolla». 

Il caso Inforzato

L’ultima parte delle dichiarazioni spontanee di Eugenio Facciolla viene dedicata alle ultime accuse mosse dalla procura di Salerno nei confronti del magistrato di Cosenza. Il discorso dell’ex procuratore capo di Castrovillari verte innanzitutto su alcune attività investigative in riferimento al Codice della Strada. La parte finale, però, è quella più interessante. «Io sulla mia onestà, sulla mia rettitudine e sulla mia dignità non consento a nessuno, a nessuno di fare congetture, illazioni, di avanzare contestazioni, elevare contestazioni come se fossero le cose normali che si fanno. Ti indago per corruzione in atti giudiziari, ora per associazione per delinquere, poi utilizzo una conversazione con Inforzato (pare dica) che mi chiede una informazione sulla procura di Lecce e ti indago per traffico di influenze illecite».

La chat Palamara e la nomina a procuratore di Castrovillari

A ciò si aggiunge il riferimento alle chat di Luca Palamara dalle quali effettivamente non emerge il nome di Facciolla se non in una dichiarazione di Massimo Forciniti che rivolgendosi all’ex pm di “Calciopoli”, spiega che «Gratteri e Facciolla sono incazzati». Frase presumibilmente dedicata alle attività associative di carattere ordinario delle procure. «Il mio nome non emerge dalle chat di cui si parla da un anno a questa parte, non emerge da nessuna parte il mio nome, così come io non sono stato sponsorizzato né politicamente né da correnti per diventare procuratore della Repubblica, e sono stato rovinato nella mia dignità, nella mia persona, Giudice, ancora prima che nella professione e nel compito che svolgevo di procuratore della repubblica. Mi hanno rovinato la vita, Giudice, con questa attività di indagine, sono stato rovinato».

«E poi non voglio parlare di altro, non voglio parlare di tutto ciò che consegue, le notizie giornalistiche, le fughe di notizie, che sono state tollerate, sono state tollerate, Giudice, dalla Procura, perché lo abbiamo invocato in ogni modo con l’Avvocato Zecca, ma come è che escono le notizie? Io apprendo da una notizia che esce a firma di un soggetto del Fatto Quotidiano e di Marco Cribari del Quotidiano della Calabria, scrivono che sono state archiviate le originarie accuse però Facciolla avviso di chiusura indagini, eccetera, lo apprendo dal giornale, Giudice, tanto che l’avvocato Zecca ha dovuto fare un comunicato, e queste cose le abbiamo dette, e dove sono le indagini? Mi auguro che il tempo dia ragione anche di questa indagine e che ci sia una lentezza normale legata ad altre contingenze». 

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Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo di cronaca giudiziaria. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

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