Quadro indiziario granitico. Così si esprime il gip del tribunale di Cosenza, Piero Santese, firmando l’ordinanza di custodia cautelare, emessa due giorni fa contro Francesco Vencia, 46 anni, presunto autore della tentata rapina in banca a Cosenza, il 17 giugno scorso. Elementi raccolti dalla Squadra Mobile di Cosenza che in poco tempo è riuscita a chiudere il cerchio sul fatto delittuoso, avvenuto intorno alle ore 11 di mattina, in un istituto bancario situato su corso Mazzini. (LEGGI QUI LA NOTIZIA DELL’ARRESTO)

L’obiettivo di Vencia era quello di fare il “colpo grosso”, ma non poteva immaginare che avrebbe trovato la caparbietà e il coraggio dei dipendenti della banca che in pochi minuti sono riusciti a far desistere il presunto rapinatore, armato di taglierino, dalla sua azione criminale. Vencia, quindi, capisce che l’unico modo per non farsi arrestare sul posto, è quello di darsi alla fuga, prendendo in ostaggio per pochi secondi un cliente della banca. Una volta aperte le porte, infatti, l’uomo viene lasciato libero e il presunto rapinatore, col viso travisato, scappa verso un posto più sicuro. 

Le impronte digitali

Vencia, durante la prima fase della rapina, aveva posato le mani sul banco in marmo. Questo gesto è costato caro al 46enne di Cosenza, perché la Polizia Scientifica è riuscita ad identificare Vencia proprio dalle impronte digitali lasciate sulla postazione di lavoro della cassa n°1. Gli agenti della Squadra Mobile di Cosenza hanno riconosciuto, invece, il presunto rapinatore, visto che già in passato era stato coinvolto in reati di questo tipo. 

Le dichiarazioni dei dipendenti della banca di Cosenza

«Verso le ore 10.55 circa, mentre mi trovavo nel mio ufficio» afferma uno dei dipendenti alla Squadra Mobile di Cosenza «udivo dei rumori di concitazione, nello specifico notavo alcuni miei colleghi che, dalla zona intermedia del locale, si riparavano chiudendosi nelle stanze più remote, in quanto era appena stato avvisato di una rapina in atto. A quel punto, avendo capito quello che stava accadendo rimanevo nella mia stanza per chiamare subito le forze dell’ordine e verificare dalle telecamere gli accadimenti in corso nel front-office». 

«Non notando nulla dalle telecamere di sorveglianza mi reco subito nell’atrio ingresso per verificare se vi fossero feriti in primis e se la rapina fosse stata portata a compimento. Constatavo che i mezzi forti non erano stati toccati ed erano correttamente chiusi così come non ravvisavo mancanza di valori e pertanto l’azione delittuosa non era andata a buon fine». 

Messo in fuga con una sedia

Il dipendente che ha messo in fuga Francesco Vencia ha riferito alla Squadra Mobile di Cosenza che «ad un certo punto venivo attirato da un uomo che avanzava verso le casse a testa bassa e con un cappellino con visiera in testa. Notavo subito anche il suo abbigliamento poiché indossava una tuta di colore blu e precisamente quelle usate dai meccanici, scarpe da tennis di colore chiaro e una mascherina del tipo FFP2 di colore bianco che gli copriva quasi per intero il viso». 

«Dopo aver scavalcato, si è avvicinato alla mia postazione e, prima che egli potesse dire o fare qualunque cosa, ho preso la sedia sulla quale ero seduto e l’ho utilizzata per farmi da scudo e nel contempo impedire l’accesso al box cassa e ho cominciato ad urlare per attirare l’attenzione verso di me dei presenti e dei miei colleghi. Il malvivente ha cercato di forzare per un po’ ma vista la mia resistenza ha desistito ed io nel frattempo ho azionato l’allarme antirapina. Lui è andato verso il box di un altro collega che, al mio pari, ha preso la sedia ed ha fatto i miei stessi movimenti, costringendolo a riscavalcare ed andare verso l’uscita. Qui, avendo paura che lo potessimo chiudere all’interno, si girava verso di noi dicendo che voleva andarsene e prendeva in ostaggio un nostro cliente, al fine di guadagnarsi l’uscita senza rischiare che lo bloccassimo». E ha concluso: «Non ha usato violenza su nessuno e, a mio parere, poteva essere un tossico anche se mentre tentava di effettuare la rapina, ha mantenuto un atteggiamento lucido». 

L’uomo preso in ostaggio

Dalle immagini di videosorveglianza poste all’interno della banca, si vede il presunto autore della tentata rapina prendere in ostaggio un cliente, con l’intento di uscire dall’istituto di credito. La vittima ha affermato che «dopo aver capito che non sarebbe riuscito a portare a termine l’azione delittuosa il rapinatore scavalcava la parte che delimita le casse centrali dalla parte ove mi trovavo io e cercava di afferrare una persona che era vicina a me senza riuscirci, dopodiché si avvicinava a me e prendendomi per la schiena con la mano sinistra, senza usarmi nessuna violenza e col taglierino in mano, diceva ad alta voce che sarebbe uscito con me e mi portava verso il gabbiotto di uscita».

«Lì dentro lui continuava a ripetermi, esprimendosi in chiaro dialetto cosentino, di stare tranquillo che non mi avrebbe fatto nulla. Infatti non appena aprivano le porte del predetto gabbiotto lui correva via mentre io sono rimasto all’interno. Non ho notato altri particolari utili ma secondo me aveva un’età compresa tra i 40-45 anni, alto circa 1.75/1.78, corporatura normale ma può essere che la tuta indossata la facesse apparire più robusto». Questa mattina Francesco Vencia, difeso dall’avvocato Antonio Ingrosso, è stato interrogato dal gip di Cosenza, Piero Santese, nel carcere di Castrovillari.