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«Petrini è inattendibile. Sbaglia la procura di Salerno a volerlo sentire»

Per alcuni fatti contestati al giudice Marco Petrini, il gip di Salerno "bacchetta" la procura di Salerno: «Il magistrato è un calunniatore».

La vicenda giudiziaria di Marco Petrini, ex presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro, arrestato nel mese di gennaio scorso dalla Dda di Salerno con l’accusa di corruzione in atti giudiziari aggravata dal metodo mafioso, tiene col fiato sospeso il Distretto Giudiziario di Catanzaro. Le inchieste della procura antimafia di Salerno ormai proseguono a passo spedito su più fronti e si concentrano ancora una volta sulla Corte d’Appello di Catanzaro.

Indagini, quelle coordinate dal procuratore aggiunto Luca Masini, che potrebbero gettare nuove ombre sul sistema giudiziario calabrese, già in bilico dopo alcune dichiarazioni di Marco Petrini, in parte ritrattate nel mese di aprile dallo stesso magistrato originario di Foligno. L’obiettivo della Dda di Salerno è quello di far emergere il livello di corruzione e ambiguità che sarebbe ben radicato nel Distretto Giudiziario di Catanzaro. Per fare ciò, tuttavia, serve ancora del tempo e soprattutto analisi investigative chiare e solide. Proprio la questione Petrini deve aver fatto riflettere i magistrati di Salerno che si sono trovati davanti un imputato che, allo stato dei fatti, più che essere un corrotto, sul piano pratico del termine, è passato solo all’incasso, millantando di poter cambiare l’esito di una sentenza, ma raccogliendo solo somme di denaro che aveva richiesto ai suoi referenti.

L’ambiguità di Petrini: cambia il quadro accusatorio?

Parliamo ovviamente delle accuse per le quali Marco Petrini si trova già a processo. La requisitoria della Dda di Salerno sarà il prossimo 25 settembre, mentre le difese parleranno il 29 ottobre 2020. Rispetto alle iniziali contestazioni potrebbe esserci addirittura una modifica dei capi d’imputazione, almeno in alcuni casi. Dal reato di corruzione in atti giudiziari al reato di traffico d’influenze illecite. E’ provato, infatti, che in diverse situazione, come nel caso di Pino Tursi Prato, Marco Petrini abbia preso in giro sia Emilio Mario Santoro sia l’ex consigliere regionale. Cosenza Channel, nel periodo post-ordinanza cautelare, aveva dimostrato come il giudice non avesse mai chiesto ai suoi colleghi di aggiustare il provvedimento in favore di Tursi Prato. (LEGGI QUI L’APPROFONDIMENTO)

Marco Petrini, insomma, è artefice del suo destino. Da giudice affermato e profondo conoscitore delle norme, sa benissimo a cosa va incontro in caso di condanna e soprattutto è consapevole che l’accusa nei confronti di un soggetto rimane agli atti. Tuttavia, sul piano prettamente giudiziario, le cose non sono affatto positive per l’ex presidente della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro.

Petrini «calunniatore»: il provvedimento che fa discutere

Per comprendere meglio, la posizione giudiziaria del magistrato, sospeso dalle funzioni dal Csm, è necessario approfondire le motivazioni del gip del tribunale di Salerno, Pietro Indinnimeo. Il giudice cautelare, infatti, non solo scrive a chiare lettere che Petrini è un calunniatore, ma tira le orecchie, in senso metaforico, anche alla procura di Salerno che in passato ha insistito nel voler sentire il giudice, calabrese d’adozione.

Il 9 giugno scorso infatti il gip del tribunale di Salerno ha respinto la richiesta di misura cautelare avanzata dalla procura di Salerno nei confronti di Marco Petrini. Si tratta del filone d’inchiesta relativo alle accuse, poi ritrattate, su Vincenzo Sculco e l’avvocato Mario Nigro. Nell’ordinanza emessa dal gip Indinnimeo, emerge chiaramente la scarsa attendibilità dal punto di vista soggettivo, elemento fondamentale in diritto per valutare la credibilità di un indagato che decide di collaborare con la giustizia, del giudice Marco Petrini che, con le sue dichiarazioni, avrebbe soltanto intorpidito le acque. (LEGGI QUI L’APPROFONDIMENTO)

Le «falsità» raccontate da Petrini ai magistrati di Salerno

Il caso giudiziario in esame ha chiarito, senza alcun ragionevole dubbio, come Petrini non abbia mai non abbia mai trattato il procedimento in questione, di competenza del tribunale di Sorveglianza di Catanzaro e non della Corte d’Appello di Catanzaro, dove Petrini prestava servizio. Quindi, l’affermazione di Petrini, che aveva dichiarato di aver fatto un favore all’ex consigliere regionale Sculco, in cambio dei biglietti per Crotone-Milan, partita valida per il campionato di serie A, è «palesemente falsa» evidenziava il gip di Salerno. 

Un’altra batosta arriva dal passaggio in cui la procura di Salerno aveva cercato di accusare Petrini di aver cercato di inquinare le prove, ritrattando alcune accuse. Circostanze, secondo la Dda di Salerno, che sarebbero emerse in un’intercettazione telefoniche tra il giudice e la moglie. Anche in questo caso, il gip aveva demolito l’ipotesi accusatoria, scrivendo che «dette captazioni evidenziano, siccome successive all’interrogatorio del 5 febbraio 2020 che è oggetto della richiesta cautelare in esame, valutazioni strategiche del Petrini unitamente alla moglie che rendono il soggetto, allo stato, intrinsecamente inattendibile».

In tale ambito, quindi, maturerebbe il reato di calunnia «anche in ordine all’interrogatorio del 5 febbraio 2020 in quanto presenta il Petrini come un soggetto che, approfittando di indiscutibili e utili dati documentali, ricostruisce una falsa chiamata in correità per dimostrare di essere pronto a “togliere il veto” su sistematiche attività di corruzione in atti giudiziari poi rivelatesi inesistenti allo scopo evidente di ottenere una rimodulazione della risposta cautelare». 

«Sbagliato aver interrogato Petrini»

Nel passaggio successivo, invece, il gip di Salerno “redarguisce” la procura di Salerno. «Petrini non corrisponde al profilo del soggetto che tende a sporgere sistematicamente querela denunciando fatti falsi ed attribuendoli falsamente a persone note (come spesso accade soprattutto con le denunce nei confronti dei Magistrati depositate da soggetti scontenti dell’esito dei loro processi che “viaggiano” lungo tutto l’asse territoriale disegnato dall’art. 11 c.p.p) ma è soggetto che, solo se compulsato dall’autorità giudiziaria su fatti riguardanti anche terzi, potrebbe rendere ulteriori dichiarazioni false idonee a configurare altri reati di calunnia o comunque preconfezionare elementi indiziari idonei ed ingenerare confusione nella ricostruzione dei fatti». In conclusione, «per il Petrini l’unica possibilità di inquinamento probatorio e di reiterazione del delitto di calunnia è collegato alla scelta della polizia giudiziaria e del Pm di continuare ad interrogarlo nonostante la presa di atto della sua sostanziale inattendibilità intrinseca». 

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L’avvocato Francesco Calderaro e il giudice Marco Petrini

Le nuove dichiarazioni spontanee di Marco Petrini

Ieri mattina, comunque, Marco Petrini ha reso nuove dichiarazioni spontanee nell’ambito del primo filone d’inchiesta che lo vede coinvolto da metà gennaio ad oggi. In questa sede, assistito dagli avvocati Agostino De Caro e Francesco Calderaro, ha ripercorso la sua vicenda giudiziaria, spiegando di aver sofferto tanto la carcerazione preventiva, di aver perso peso e di essere stato confuso al punto di non ricordare bene eventi e circostanze che ha raccontato ai magistrati della Dda di Salerno. Petrini, inoltre, ha precisato di aver voluto chiarire in sede di interrogatorio alcune accuse mosse nei confronti di tre suoi colleghi e dell’avvocato Giancarlo Pittelli. Per la Dda di Salerno, tuttavia, il giudice ha ritrattato. Nonostante ciò, le indagini sono in corso. (IL CASO MANNA)

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Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo di cronaca giudiziaria. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

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