sabato,Luglio 2 2022

Quello che non è stato fatto (ma che deve essere fatto ora) per salvare la Calabria dal Covid

L'epidemia da Covid-19 ha affossato la Sanità in Calabria. Ma i problemi sono iniziati tempo fa. Oggi, però, non è stato realizzato nulla.

Quello che non è stato fatto (ma che deve essere fatto ora) per salvare la Calabria dal Covid

La Calabria vive uno dei peggiori momenti della sua storia. L’epidemia da Covid-19, oltre a causare morti e feriti, ha distrutto il tessuto socio-economico di una delle regioni più povere d’Italia. Ma cos’è stato fatto per prevenire questo? Nulla.

Nel periodo della prima ondata, dove ognuno di noi non conosceva il nemico da combattere, ci siamo informati su come potessimo frenare l’escalation di contagi da Covid-19, analizzando i dati che provenivano della Cina. Abbiamo conosciuto anche farmaci per curare i pazienti affetti da Sars-Cov2 e abbiamo scoperto strumenti utili (mascherine, guanti e igienizzanti) per difenderci dall’infezione. Questo ha portato varie categorie professionali (in tutto il mondo) – medici, scienziati, infermieri, politici e giornalisti – a raccogliere più informazioni possibili per scongiurare altri morti e, soprattutto, il crollo della sanità pubblica.

I percorsi “pulito-sporco”

Nel mese di marzo, Cosenza Channel ha pubblicato una serie di servizi che, oltre ad informare la popolazione sull’andamento dell’epidemia, servivano anche a stimolare la politica regionale a muoversi in una direzione ben precisa. Ad oggi, invece, non è accaduto nulla di quanto suggerivamo per arginare l’avanzata dell’epidemia. Il 19 marzo scorso avevamo trattato infatti la struttura del tipico reparto di “Malattie Infettive” (LEGGI QUI IL NOSTRO APPROFONDIMENTO), dalla pressione positiva-negativa ai percorsi “pulito-sporco”. Oggi la situazione negli ospedali, da questo punto di vista, è drammatica.

L’hotel da requisire per pazienti Covid in via di guarigione

Il secondo approfondimento, pubblicato il 22 marzo scorso, riguardava l’individuazione di un hotel in provincia di Cosenza, all’interno del quale bisognava sistemare quei pazienti che non necessitavano più di cure ospedaliere, così da permettere agli ospedali di curare i casi più gravi. La prima regione a farlo era stata la Lombardia, requisendo l’hotel Michelangelo. Questa soluzione è stata intrapresa parzialmente con il “caso Torano”. Oggi, tuttavia, sarebbe utile considerare questa strada, svuotando i reparti, da Cosenza a Rossano, e sistemando in queste strutture alberghiere quei soggetti in via di guarigione (LEGGI QUI IL NOSTRO APPROFONDIMENTO).

Le Unità mobili a domicilio

Il 27 marzo scorso, invece, avevamo affrontato la questione delle unità mobili a domicilio (conosciute anche come USCA). Un’idea nata prima al Nord – Piemonte e Lombardia – che in Calabria ha trovato sponda solo verso la fine della prima ondata dei contagi, quando il Dipartimento “Tutela della Salute” aveva dato il via all’iniziativa. Per realizzare ciò, servivano (e servono) medici e infermieri. Finora neanche questo strumento funziona a dovere, come più volte sollecitato dal consigliere regionale del Pd, Carlo Guccione e ultimamente dal consigliere regionale (DP), Giuseppe Aieta. (LEGGI QUI IL NOSTRO APPROFONDIMENTO)

Come gestire le strutture private per anziani

Prima che scoppiasse il caso di “Villa Torano”, il 30 marzo scorso avevamo pubblicato le linee guida per evitare che nelle Rsa scoppiassero focolai da Covid-19. Purtroppo, i casi nelle strutture per anziani ci sono anche oggi, vedi Casali del Manco e San Pietro in Guarano. Colpa delle negligenze di chi le gestisce e delle misure anti-covid che non vengono rispettate, a danno degli ospiti che purtroppo in tanti casi si sono aggravati, finendo per morire (LEGGI QUI LE LINEE GUIDA PER GESTIRE LE RSA).

Assunzioni di medici, infermieri e OSS (e interventi di edilizia sanitaria)

Infine, il problema più grande della sanità calabrese è la mancanza di personale. Gli ospedali vivono da tempo criticità ormai croniche, causate dalla cattiva gestione politica (quella prima del commissariamento) e dall’arrivo dei commissari governativi che non hanno fatto nulla per migliorare la sanità calabrese. Così come servivano ieri, così come servono oggi e così come serviranno domani, la Calabria potrà risollevarsi solo quando verranno assunti medici, infermieri e OSS, realizzando anche interventi di edilizia sanitaria, al fine di trasformare gli ospedali fatiscenti in strutture idonee a curare un paziente.

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