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Petrini condannato senza l’aggravante mafiosa. Ecco la sentenza “Genesi”

Marco Petrini non ha favorito la 'ndrangheta. Condannato solo per due capi d'accusa. Assolto per i rapporti avuti con l'avvocato Marzia Tassone.

Che Marco Petrini non avesse favorito la ‘ndrangheta, per chi legge attentamente le ordinanze cautelari e conosce le leggi, era cosa nota già da qualche mese. Che lo stesso non avesse “venduto” sentenze in cambio di rapporti sessuali, era già chiaro invece dalla sentenza del Riesame di Salerno, che aveva disarticolato le accuse contro l’avvocato Marzia Tassone. Quello che scopriamo oggi, tuttavia, è che nel momento di compiere i presunti reati, l’ex presidente della seconda sezione penale della Corte d’Assise di Catanzaro sarebbe stato affetto da un disturbo psicogeno misto, come stabilito da una perizia psichiatrica di parte, presentata prima della sentenza dall’avvocato Francesco Calderaro, difensore di Petrini insieme al collega Agostino De Caro.

Il gup del tribunale di Salerno, Vincenzo Pellegrino ha accolto in parte le richieste di condanna della Dda di Salerno, rappresentata in udienza dal pm Fittipaldi e dal procuratore aggiunto Luca Masini. In poche parole, reggono solo i capi d’imputazione riferiti a Pino Tursi Prato-Emilio Mario Santoro e Francesco Saraco. Il magistrato sospeso dal Csm, dunque, è stato condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione. Emilio Mario Santoro, ex medico dell’Asp di Cosenza, è stato condannato a 3 anni e due mesi di carcere, mentre l’avvocato Francesco Saraco dovrà scontare un anno e 8 mesi di reclusione. (LEGGI QUI LE RICHIESTE DELLA DDA DI SALERNO)

Quello che l’inchiesta “Genesi” non è riuscita a dimostrare

L’inchiesta “Genesi“, entrando nel merito della sentenza di primo grado, svoltasi col rito abbreviato, è stata un mezzo insuccesso rispetto alla mole di accuse che nel gennaio scorso avevano travolto l’ex giudice di Corte d’Appello di Catanzaro. Tra le altre cose, Marco Petrini, avendo trascorso già 10 mesi tra carcere e domiciliari, torna in libertà, essendo venute meno le esigenze cautelari. Discorso che vale anche per gli altri imputati.

L’accusa, in primo grado, ha ottenuto la condanna sul presunto caso di corruzione in atti giudiziari con Tursi Prato e Santoro. Come più volte analizzato, Petrini in realtà ha assunto il ruolo di millantatore, non avendo messo in atto alcuna condotta corruttiva nei confronti dei giudici che dovevano esprimere un parere sull’incidente di esecuzione, in attesa della famosa sentenza su Bruno Contrada. Ritorniamo al discorso del reato di concorso esterno in associazione mafiosa, per il quale Tursi Prato era stato condannato, motivo per il quale gli era stato negato il vitalizio regionale. Senza una sentenza favorevole, dunque, Tursi Prato non avrebbe avuto alcuna possibilità di riavere quei soldi.

Quando Petrini si “prendeva gioco” di Tursi Prato

Petrini ha davvero favorito Pino Tursi Prato? Assolutamente no. Ingenuo, quindi, Tursi Prato a credere al giudice che, in cambio, si faceva dare soldi, regali e altro, attraverso Emilio Mario Santoro. Ma non esiste neanche un colloquio ambiguo tra Petrini e gli altri giudici che dovevano emettere l’ordinanza. Cosa che Cosenza Channel ha documentato ampiamente con un servizio dettagliato pochi giorno dopo l’arresto del giudice di Foligno.

Tornando al dispositivo della sentenza, il gup Pellegrino ha dichiarato l’interdizione dai pubblici uffici per 3 anni e sei mesi per Marco Petrini; 3 anni per Emilio Mario Santoro e un anno e sei mesi per Francesco Saraco. Inoltre, il tribunale di Salerno ha dichiarato l’estinzione del rapporto di impiego di Marco Petrini con l’amministrazione dello Stato, ordinando che lo stesso paghi in favore del ministero della Giustizia la somma di 311mila e 500 euro a titolo di riparazione pecuniaria. Stessa cifra che dovrà versare Emilio Mario Santoro, mentre quella riferita a Francesco Saraco è 260mila euro. Confiscate anche le somme derivanti dai profitti dei reati per i quali sono stati condannati i tre imputati. Infine, il gup di Salerno ha ordinato la trasmissione della sentenza al procuratore generale della Corte dei Conti.

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Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo di cronaca giudiziaria. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

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