lunedì,Gennaio 17 2022

Processo Bergamini, Simoni: «Il burattinaio? Per me è il marito di Isabella»

Nuova udienza estenuante in Corte d'Assise a Cosenza. L'ex portiere ha parlato del suo rapporto con Denis, delle storie sentimentali della vittima e della gelosia dell'imputata. Poi la difesa ha tirato fuori un'intercettazione e il testimone ha accusato Luciano Conte

Processo Bergamini, Simoni: «Il burattinaio? Per me è il marito di Isabella»

E’ durata oltre cinque ore e mezza la nuova udienza del processo che deve far luce sulla morte di Denis Bergamini, il calciatore del Cosenza, trovato senza vita il 18 novembre del 1989 a Roseto Capo Spulico, lungo la Statale 106 Jonica. Gli inquirenti dell’epoca pensavano all’inizio che si trattasse di un incidente, visto che accusarono il camionista Raffaele Pisano, di omicidio colposo. Negli anni successivi si fece strada invece l’ipotesi del suicidio. Nel 2011 invece la procura di Castrovillari riaprì il caso, indagando per omicidio volontario, poi archiviato nel 2015 dal gip Annamaria Grimaldi. La stessa nel provvedimento non fece riferimento all’ipotesi suicidaria, ma a un incidente. Infine, nel 2016 la terza indagine a firma di Eugenio Facciolla, con la riesumazione del cadavere, la tesi del soffocamento soft e il rinvio a giudizio. Ora il processo.

Nella seduta odierna è stato sentito l’ex numero uno del Cosenza, Gigi Simoni, originario di Comacchio, e fraterno amico di Denis Bergamini. Simoni in aula ha mostrato tutta la sua personalità: spontaneità ma anche un tono perentorio, andando pure oltre, nei botta e risposta con la difesa. Circostanze che hanno costretto più volte il presidente della Corte d’Assise di Cosenza, Paola Lucente, a richiamare il testimone.

Processo Bergamini, il rapporto tra Simoni e Denis

Il pm Luca Primicerio ha introdotto tanti temi nel corso del suo esame. Il primo, quello inerente la conoscenza diretta di Simoni con Bergamini. «Pensavamo di comprare uno stabilimento balneare a Milano Marittima dopo la vittoria del campionato perché c’era un bel premio. Questa cosa è rimasta un sogno. Lui, però andò in vacanza lì con Padovano, Marino e probabilmente Presicci». Che clima si respirava nello spogliatoio? Simoni: «Donato Bergamini non si drogava, Padovano qualche canna se l’è fatta dì sicuro, ma dentro non giravano queste porcherie. Le uniche cose che entravano erano le paste dì dolci, dopo che qualcuno prendeva una multa. Padovano? Mai trafficato di droga, né abbiamo mai partecipato insieme a festini».

Processo Bergamini, il rapporto tra Simoni e Padovano

«Michele era un amico e lo è ancora. All’epoca era un ragazzo che amava divertirsi, vista la giovane età. Una volta è andato in discoteca con Presicci e Di Marzio lo ha fatto nero. Denis e Padovano era amici, ma devo dire che Donato era amico con tutti. Tra di noi giocatori dell’epoca è rimasta un’amicizia che va oltre il calcio, perché si era instaurato un legame forte». Simoni ha poi aggiunto che fu l’ex ds Ranzani, oggi scomparso, ad aver chiesto a Bergamini di condividere la casa con Padovano. «Perché Denis era un tipo molto tranquillo e infatti quella stagione Michele fece circa 10 gol». Simoni, nell’estate del 1989, passa al Pisa dello storico presidente Romeo Anconetani. «Proposi al patron di prenderlo in nerazzurro, ma disse che costava troppo, in quanto il Cosenza gli aveva fatto un contratto ricco e poi anche lui me lo disse quando ci rivedemmo per una gara amichevole, che si era convinto a rimanere in rossoblù poiché la società era ambiziosa e voleva vincere il campionato di serie B».  

Processo Bergamini, le donne di Denis

Gigi Simoni ha dichiarato in aula che Denis oltre ad avere la relazione con Isabella Internò, attuale imputata, aveva anche altre avventure. Parliamo degli anni in cui lui abitava a Cosenza. Ma prima di affrontare questa questione, il pm Primicerio ha chiesto al testimone se era vero che a Cosenza fuori lo spogliatoio orbitavano soggetti con i capelli lunghi, citando la precedente escussione di Sergio Galeazzi che, tuttavia, non ha parlato di Cosenza ma di Asti. Simoni ha risposto che «a Pisa venivano questi tipi qui, ma si trattava di un gruppo di ragazzi, amici di Padovano (poi passato al Pisa, ndr) che facevano musica». Insomma per Galeazzi erano «tipi loschi», mentre Simoni ha chiarito che si trattava di una band musicale. Nella circostanza, inoltre, il presidente Lucente ha corretto il pubblico ministero circa la località degli incontri. Tornando alle relazioni amorose, Simoni ha detto che «Denis frequentava diverse donne, una era Arsi» che verso la fine dell’esame, su suggerimento dell’accusa, chiamerà «Arsenia». Poi c’era «Antonella, una ragazza che avevo visto anche a Ferrara, che Denis lasciò comprandogli un anello. Il loro rapporto si interruppe per la lontananza, visto che lui era in Calabria e lei al Nord».

Processo Bergamini, ecco come si sono conosciuti vittima e imputata

«Denis ha conosciuto Isabella Internò tramite me. Lei in quegli anni aveva un’amicizia con Gabriele Baldassarri che giocò a Cosenza per un anno, poi fu ceduto al Benevento. All’inizio era una conoscenza marginale, infatti Baldassarri mi disse che non c’era stato nulla. Poi quando iniziò il rapporto con lei, ci fu una situazione, dove lei pretese un chiarimento con me e Denis, mentre noi eravamo in ritiro a Spezzano Albanese. In questa circostanza ribadì che Baldassarri mi disse che non c’era andato a letto».

Leggi anche ⬇️

La relazione tra vittima e imputato nasce ufficialmente nell’ottobre del 1985. Secondo Simoni, Isabella Internò sviluppo «una gelosia importante, direi maniacale nei confronti di Denis. Devo aggiungere che come in ogni rapporto all’inizio le cose andavano bene, poi evidentemente il sentimento da parte di Denis si è affievolito, se mai c’è stato, e si sentiva oppresso da lei. Isabella chiamava a casa e mi chiedeva dove fosse, ma io non lo sapevo e lei si arrabbiava». E ancora: «Denis innamorato di lei? Bergamini non lo era, non aveva intenzione di fare progetti di vita con lei. Il rapporto proseguì ad intermittenza, fino a quando, nell’aprile del 1989, lui invece di venire a pranzare all’Elefante Rosso, dove consumavamo i pasti, andò con lei, che venne a prenderlo, e quando tornò mi disse: “Ci siamo rimessi insieme”. Ma non era una novità, perché facevano sempre così».

Leggi anche ⬇️

Simoni, inoltre, nell’estate del 1989 passa al Pisa e dopo un test amichevole contro la formazione silana, si intrattiene a parlare con Bergamini, il quale gli confessa che la storia d’amore con Isabella Internò, era terminata «davvero, così mi ha detto», avendo iniziato una nuova relazione con Roberta Allevati. «Questa cosa me la disse Donata». Facendo un passo indietro, il pm Primicerio si è soffermato sull’aborto. «Un giorno si presenta a casa – dice Simoni sotto giuramento – ed era scuro in volto, lo vedevo preoccupato e mi confida che Isabella aveva un ritardo. Allora dissi: “Vado io in farmacia a comprare il test, così nessuno associa questa cosa a te”. Dopo qualche giorno mi riferì che l’esito era stato negativo, poi ho scoperto dopo la sua morte che ci fu un’interruzione di gravidanza».

Processo Bergamini, Denis aveva altre offerte

Anche Simoni ha spiegato che Denis Bergamini era corteggiato dal Parma e dalla Fiorentina, perché ne aveva parlato sia con Bruno Carpeggiani, all’epoca procuratore sportivo di Simoni e Bergamini, e con Bruno Giorgi, passato in Viola. A questo punto il magistrato della procura di Castrovillari gli chiede una sua valutazione sul perché fosse rimasto a Cosenza, nonostante questi interessamenti. «Secondo me, ma è davvero una mia valutazione, perché voleva fare un dispetto ad Isabella Internò».

Leggi anche ⬇️

Ed è a questo punto che l’aria in udienza diventa pesante, perché assistiamo alla prima diatriba tra Simoni e l’avvocato Angelo Pugliese. «Non sono nervoso, perché se mi arrabbio divento verde come Hulk». Il legale di Isabella Internò ritiene di essere stato minacciato dal testimone e il presidente Lucente richiama Simoni che, rispondendo ancora al pm, ricorda l’ultimo incontro con Bergamini. «Sembrava sereno e allegro ed era convinto che il Cosenza si sarebbe ripreso dopo un avvio di stagione non positivo. In questa circostanza non parlammo di Isabella e di altre donne, ma mi disse che si era comprato la Maserati del cognato di Santino Fiorentino, nostro team manager. Era l’auto di Tonino Paese che conobbi qualche anno prima e vidi nelle trasferte in Sicilia, visto che era confinato lì», per l’applicazione della misura dell’obbligo di soggiorno lontano dalla Calabria.

Processo Bergamini, come Simoni apprese della morte di Denis

«Mi trovavo a Reggio Calabria – ha detto Simoni- perché con il Pisa dovevamo giocare contro la Reggina. Arrivò una telefonata in stanza ed era Beppe Maltese, che mi informò dell’accaduto, chiedendomi prima se avessi saputo cos’era successo a Denis. Dopo la partita, presi un treno e arrivai a Cosenza, dove venne a prendermi alla stazione Claudio Lombardo. Dormì a casa sua, poi andai all’obitorio a Trebisacce e infine partecipai al funerale”.

In riva allo Jonio, dunque, ebbe la possibilità di vedere la salma dell’ex mediano del Cosenza. «Aveva un rigonfiamento sulla cassa toracica, poi un segno scuro, come un livido, sulla tempia, ma non ricordo se a destra o a sinistra, il viso era integro». I dubbi inizieranno ad arrivare dopo la celebrazione funebre quando ripensa al modo di vivere di Bergamini, con il quale pensava di aprire un’attività insieme. «Dopo il funerale, tuttavia, solo Ciccio Marino disse che nell’ultimo periodo in effetti lo vedeva un po’ strano e mi riferirono che la mattina prima del decesso era tranquillo, la sera poi festeggiavano il fatto che avrebbe dovuto pagare la multa, ma lui non c’era più».

Processo Bergamini, gli altri dubbi di Simoni

Nel corso della sua deposizione, Gigi Simoni ha rivelato anche di aver chiesto più volte a Michele Padovano se fosse a conoscenza di qualcosa e «lui mi disse di no», precisando, dopo aver ascoltato le sue parole in un’intercettazione letta dal pm, che «se avesse saputo qualcosa avrebbe fatto la sua stessa fine, inteso che pur di salvarlo avrebbe rischiato la vita».

Processo Bergamini, il presunto totonero

Simoni è convinto, anzi convintissimo, che nessuno dei suoi compagni di squadra si sia mai venduto una partita durante la permanenza a Cosenza. Ma ci sono alcuni episodi, emersi dalle intercettazioni, in cui si ipotizzava una presunta “combine” per Cosenza-Empoli, finita 2-0, con doppietta di Bruno Caneo. «Quelli dell’Empoli erano incazzati neri, ma non capivamo il perché visto che noi puntavamo ad andare in serie A e non avevamo alcun motivo per pareggiare. Bruno Giorgi fiutò tuttavia che c’era qualcosa che non andava e lasciò in panchina un giocatore carismatico. Ma ripeto, secondo me nessuno si è mai venduto una partita, non ho le prove di questo». Mentre Monopoli-Cosenza, gli ultimi venti minuti di gara, «rientrano nella dinamica del “non facciamoci male a vicenda”: a noi bastava un punto per vincere il campionato, mentre loro sarebbero andati in Coppa Italia». Un fatto che somiglia al classico “biscotto”, vedi Danimarca-Svezia, che costò l’eliminazione dall’Europeo all’Italia di Trapattoni. «Quindi escluso che Bergamini si vendesse le partite».

Processo Bergamini, la riesumazione del cadavere

«Quel giorno ero lì, ma aspettai fuori, e vidi che i periti nominati da Isabella Internò, sbiancarono, mentre Donata era contenta di ciò che avevano trovato”, spiegando nel controesame che “mi riferivo al fatto che il corpo fosse in buone condizioni». Simoni ha detto di essere orgoglioso di far parte dell’associazione “Verità per Denis” e di essere stato tentato più volte di rispondere su Facebook, ai commenti di Gianluca Tiesi, consulente della Internò, nonché suo cognato. «Gettava fango su di lui, scrivendo che si trattava di un suicidio».

Processo Bergamini, il momento della parte civile

Concluso l’esame del pm, è giunto il momento dell’avvocato Fabio Anselmo che ha puntato molto sul danno ricevuto dalla famiglia Bergamini, durante tutti questi anni. Una vicenda, quella giudiziaria, che avrebbe affossato del tutto i familiari di Denis, dal punto di vista economico. «Si è vero, infatti con gli ex compagni di squadra sto facendo una raccolta fondi per aiutare la famiglia Bergamini. So che la situazione finanziaria è grave».

Processo Bergamini, alta tensione tra Simoni e la difesa di Isabella Internò

Già le premesse non erano delle migliori, ma il controesame, dal punto di vista emotivo, ha fatto emergere ulteriore tensione in aula, in quanto ci sono stati vari momenti di scontro tra gli avvocati Angelo Pugliese e Rossana Cribari e Gigi Simoni. Tra questi, la fotocopia di un post che Gigi Simoni aveva pubblicato sulla pagina Facebook nel gruppo “Verità per Denis”, dove il testimone avrebbe scritto: “Non c’è giustizia. Se le cose vanno così, ci dobbiamo fare giustizia da soli”. Apriti cielo. Il presidente della Corte d’Assise di Cosenza, Paola Lucente, ha accolto la richiesta della difesa di acquisire il documento, rigettando, di conseguenza, quella dell’accusa che riteneva come quel foglio non fosse un atto da far entrare nel processo.

Leggi anche ⬇️

Altri attimi di tensione, si sono registrati quando la difesa ha tirato fuori un’altra intercettazione, dove Simoni diceva di sapere chi fosse il “burattinaio” della situazione, ovvero la persona, secondo il suo punto di vista, che avrebbe tutelato fino a ieri, Isabella Internò. «Chi è il burattinaio secondo me? No, non lo dico», ha detto Simoni. Allorché il presidente Lucente, ha ammonito il testimone, ricordandogli che era sotto giuramento e se non avesse fatto il nome, avrebbe trasmesso gli atti in procura per falsa testimonianza. Pensando di evitare, probabilmente, una querela, e dopo aver atteso qualche minuto, Simoni si è deciso. «Che faccio? Lo dico?» rivolgendosi, secondo la difesa, a Fabio Anselmo. E qui si è scatenato il putiferio. Ristabilita la calma, Simoni ha detto che «per me il burattinaio della vicenda è il marito della signora Isabella Internò, Luciano Conte». Che ricordiamo non è sotto processo ed è uscito dall’inchiesta nella fase delle indagini preliminari.

Leggi anche ⬇️

In merito alla dichiarazione, «è rimasto lì per fare un dispetto a lei», detta da Simoni in apertura di udienza, la difesa ha chiesto ulteriori spiegazioni. E l’ex portiere ha risposto che «secondo me se l’era legata al dito». Cosa? «Il fatto di aver saputo a distanza di anni che Isabella Internò e Gabriele Baldassarri avevano avuto più di un’amicizia». Chiusa questa testimonianza, la Corte d’Assise di Cosenza ha fatto entrare Francesca Mirabelli, moglie del defunto Luca Bruni, assassinato dal clan degli “zingari” di Cosenza, nel gennaio del 2012 ad Ortomatera a Castrolibero. La donna era infatti la proprietaria della casa dove viveva Denis. «Non mi disse nulla di rilevante, solo che mi avrebbe fatto fare un giro con la Maserati». Domani tocca a Roberta Allevati.

Articoli correlati