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Arresti a Cosenza, l’amara constatazione dei pm di Catanzaro: «In città e in provincia prevale ancora il senso di omertà»

Da gennaio a settembre 2020, i magistrati hanno preso atto che sono state presentate pochissime denunce rispetto ai danneggiamenti subiti nel territorio provinciale

Arresti a Cosenza, l’amara constatazione dei pm di Catanzaro: «In città e in provincia prevale ancora il senso di omertà»

Mentre il Riesame continua a giudicare i ricorsi presentati dagli indagati dell’inchiesta sugli arresti a Cosenza per ‘ndrangheta e narcotraffico – tra le principali accuse – è necessario fare un passo indietro, riprendendo alcune frasi riportate dalla Dda di Catanzaro.

I magistrati coordinati dal procuratore capo Nicola Gratteri, insieme alla mole di lavoro portata avanti dalle forze dell’ordine, hanno raccolto migliaia di documenti per giungere alla conclusione che in provincia di Cosenza, c’è una nuova presunta confederazione mafiosa, operante principalmente nell’area urbana cosentina. Questo presunto sodalizio di stampo ‘ndranghetistico agisce in vari settori: traffico di droga, gioco d’azzardo, usura, estorsioni e altri reati fine.

L’inchiesta sugli arresti a Cosenza e quel senso (perdurante) di omertà

La constatazione più amara, però, per i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, è quella di aver ricevuto pochissime denunce rispetto ai danneggiamenti subiti dal 1 gennaio 2020 al 7 settembre dello stesso anno, nel territorio provinciale.

I numeri ufficiali parlano di 124 episodi, dei quali 8 a seguito di incendio, per i quali sono state arrestate, in quel periodo, soltanto tre persone e deferite in stato di libertà altre 8. E ancora: nello stesso arco temporale «sono state denunciate solamente 9 estorsioni per le quali una persona è stata tratta in arresto e altre 4 sono state deferite in stato di libertà. «Tale dato – scrivono i magistrati antimafia di Catanzaro – basta ad evidenziare il diffuso senso di omertà in cui versa la popolazione della provincia, dovuto essenzialmente alla paura di ritorsioni da parte dei clan ed alla generica sfiducia nei confronti dell’operato delle forze dell’ordine e della giustizia».

«Del resto – si legge nelle carte dell’inchiesta – proprio le perpetrazioni di efferati reati-fine quali le estorsioni, l’usura, ma anche la fittizia intestazione dei beni, per la loro stessa natura, contengono in sé gli elementi che determinano nella popolazione un profondo senso di impotenza che si traduce inevitabilmente in una stratificata e rassegnata condizione di assoggettamento».

Arresti a Cosenza, un quadro ancora allarmante

Il dato dunque è allarmante. In alcuni casi imprenditori e commercianti accettano passivamente la presenza dei mafiosi, i quali fanno il bello e il cattivo tempo all’interno delle loro attività, anche in quelle di lusso, dimostrando il loro potere criminale che si manifesta con il vincolo associativo. Imprenditori, al contrario, che dovrebbero avere il coraggio di metterci la faccia e raccontare le cose come stanno, ma in alcuni casi ci troviamo di fronte a situazioni in cui davvero qualcuno sembra agire come “finanziatore” e non più vittima delle richieste estorsive.

Nella Sibaritide si uccide senza pietà

La Dda di Catanzaro, in tal senso, ha preso nota e sicuramente troverà il modo di sviluppare nuovi filoni investigativi, visto che in provincia di Cosenza, secondo quanto emerge dalla maxi-inchiesta antimafia, la situazione negli ultimi anni è profondamente cambiata.

Se nella zona di Cosenza e dintorni, estorsioni ed usura la fanno ormai da padrone, nella Sibaritide la criminalità organizzata di stampo mafioso dimostra la sua forza utilizzando metodi tradizionali: uccidere chiunque possa essere d’intralcio alla cosca. La serie di delitti avvenuti dal 2018 ad oggi tra Cassano, Villapiana, Castrovillari e Corigliano, sembrano andare in un’unica direzione.

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