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Lisa Gabriele, delitto d’onore e di ‘ndrangheta. Parola di un pentito

Dal carcere, puntava il dito contro due clan del Tirreno cosentino e un misterioso uomo d'Aspromonte. Ecco perché gli investigatori non lo ritengono attendibile

Lisa Gabriele, delitto d’onore e di ‘ndrangheta. Parola di un pentito

Quella che porta all’ex poliziotto Maurizio Abate non è l’unica pista seguita dagli investigatori per risolvere l’enigma dell’uccisione di Lisa Gabriele. Nel 2020, infatti, un aspirante collaboratore di giustizia ha orientato le indagini verso altre tre persone, indicandole come gli assassini della ventiduenne di Rose. Non per sentito dire, ma perché sosteneva di aver raccolto la confessione di uno di loro. È una soluzione che il pm Antonio Bruno Tridico e i carabinieri hanno vagliato per un po’ di tempo, ma al termine degli accertamenti hanno concluso per la sua inattendibilità. Vediamo perché.

Mare e monti

Il detenuto in questione adombrava il coinvolgimento della malavita nel crimine datato 7 gennaio 2005, puntando il dito contro due esponenti delle famiglie Serpa e Martello, rispettivamente di Paola e Fuscaldo. Si tratta di cognomi che, va da sé, rimandano ai clan omonimi che operano da anni nelle due cittadine tirreniche, in provincia di Cosenza. A suo dire, però, non avevano agito da soli, ma in concorso con un non meglio identificato «Sebastiano dell’Aspromonte». Tutto ciò, il dichiarante sostiene di averlo appreso direttamente dal Serpa, da lui conosciuto nel 2019 a Bologna.

Il solito onore

La sua fonte gli avrebbe rivelato anche un particolare relativo all’esecuzione del crimine: Lisa fu prima uccisa in un sottoscala e poi portata nella radura montaltese dove, due giorni dopo, sarà ritrovato il suo corpo. Il movente sarebbe stato quello classico del delitto d’onore. La Gabriele, infatti, aveva una relazione con il paolano, ma quando quest’ultimo si accorse che era «una ragazza di facili costumi», decise di sbarazzarsene innescando la catena di complicità descritta in precedenza.

Gli accertamenti

Ho fatto un omicidio e vado a parlarne con il primo venuto? Il magistrato si mette nei panni del potenziale sospettato e comincia a dubitare di questa spiegazione. Le indagini consentono poi di accertare che il Serpa in questione vive in Lombardia sin dal 1992. Non si vede come abbia potuto intrecciare una relazione sentimentale con Lisa. A ciò si aggiungono anche dubbi sul movente alternativo prospettato, un delitto d’onore quantomeno singolare dato che il soggetto in questione è sposato con prole. Insomma, come se l’aspirante collaboratore avesse messo insieme un po’ di luoghi comuni sulla Calabria per buttarla sul tema sempre verde di ‘ndrangheta e onore. Alla fine, la pista è stata scartata. Quasi certamente, senza rimpianti.   

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