martedì,Marzo 5 2024

Narcotraffico tra Rosarno e Amantea, «Suriano riforniva l’alta Calabria»

Secondo il giudice Sergi l'imputato «non si occupava solo delle pasticche di ecstasy» ma avrebbe trafficato anche altre sostanze stupefacenti

Narcotraffico tra Rosarno e Amantea, «Suriano riforniva l’alta Calabria»

A distanza di quasi 180 giorni dalla sentenza di primo grado, il gup Sergi del tribunale di Reggio Calabria ha pubblicato le motivazioni con le quali ha condannato quasi tutti gli imputati del processo “Crypto“. Si tratta dell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria su una presunta associazione a delinquere dedita al narcotraffico organizzata e diretta dal gruppo Cacciola-Certo-Pronestì, con tentacoli in Sicilia e soprattutto in provincia di Cosenza.

Proprio nel nostro territorio provinciale spicca la figura criminale di Francesco Suriano, ritenuto il promotore della cellula cosentina che, secondo quanto emerso dalle indagini, riforniva buona parte della provincia, in particolar modo la città di Cosenza, grazie all’amicizia dell’amanteano con Roberto Porcaro, all’epoca dei fatti “reggente” della cosca “Lanzino-Patitucci” di Cosenza. Ma oggi ci soffermeremo su Suriano che, come Porcaro, ha beccato una condanna a 20 anni di carcere con il rito abbreviato.

Suriano e il narcotraffico, cosa scrive il giudice Sergi

Secondo il gup Giovanna Sergi, che ha presieduto il processo svoltosi a Reggio Calabria, «il materiale probatorio» fornito dalla Guardia di Finanza anche in relazione alla posizione di Francesco Suriano «ha consentito di ritenere fondato l’editto accusatorio mosso all’imputato al capo A della rubrica, essendo emerso lo stretto connubio affaristico che legava i rosarnesi all’imputato e al gruppo da questo guidato in materia di traffici di sostanza stupefacenti che, procurati dalla cellula di Rosarno, andavano a rifornire l’alta Calabria“, da intendersi la costa tirrenica cosentina, come si vedrà dalle indagini, visti i collegamenti anche a Paola, e la provincia di Cosenza, fino ad arrivare ad alcune zone della Valle dell’Esaro, «per la commercializzazione nelle aree amanteane e limitrofe».

I rapporti con i rosarnesi

Il presidente Sergi ritiene che sia stato «accertato che Francesco Suriano, soggetto proveniente dall’area geografica cosentina e nipote diretto di Tommaso Gentile (al vertice della cosca omonima e, durante la prima parte dell’indagine, detenuto), approfittando dell’assenza dello zio e sfruttando il vuoto venutosi a creare, aveva accresciuto il proprio spessore criminale creando una propria rete di approvvigionamento e, in generale, un’organizzazione di sodali che, stretti da intendimenti comuni legati al traffico di droga, risultava efficiente e professionale» si legge nelle motivazioni della sentenza.

«Oltre al materiale probatorio raccolto con riguardo alle singole vicende contestate, a confermare le attività illecite a cui l’imputato era costantemente dedicato vi sono le sue stesse parole, allorquando l’uomo, nel dialogare con i fratelli Certo e con Bruno Pronestì, faceva cenno ad alcuni suoi affari relativi alle pasticche di MDMA, comunemente chiamate ecstasy, che lui nominava come MDM e che dimostrava di saper trattare bene».

Non solo ecstasy

«Ma Francesco Suriano – scrive il giudice Sergi non si occupava solo delle pasticche di ecstasy. A corroborare la propria dimestichezza nel trattare sostanze stupefacenti di vario tipo, oltre ai riferimenti intercettivi in cui è nominata espressamente la cocaina o la droga leggera, vi sono i sequestri di droga, che hanno consentito di rintracciare la merce illecita trafficata dall’uomo con caparbia assiduità. Le numerose vicende in contestazione, capaci di fotografare il dinamismo operativo di Francesco Suriano, i rapporti di natura illecita che egli aveva stretto con altri narcotrafficanti e le continue interlocuzioni con il coacervo di soggetti a lui stretti da comuni intendimenti delittuosi costituiscono validi elementi che ne confermano la convinta militanza nei traffici».

Suriano e company

«Francesco Suriano, non agiva da solo, potendo beneficiare di una rete di personaggi che, avvinti da un legame stabile e da una comunione di interessi, avevano individuato nell’imputato il loro vertice da cui ricevere direttive e con cui interfacciarsi per gli affari di droga. Si trattava, quindi, di un validissimo punto di riferimento per il gruppo amantaeno, capace di tessere cointeressenze affaristiche durevoli con altri personaggi di altissimo calibro, come i calabresi di Rosamo o altri narcotrafficanti (si pensi a Porcaro), che garantivano alla compagine tutta la costanza degli approvvigionamenti e della collocazione dello stupefacente».

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