L’apertura di un fascicolo da parte della Procura della Repubblica di Castrovillari segna un punto di svolta nella vicenda che coinvolge un cittadino disabile e l’accesso al porto turistico di Cariati. Il procedimento vede coinvolto Salvatore Gangale in qualità di parte offesa e ipotizza il reato di violenza privata. Secondo quanto emerge dalla documentazione depositata, al centro della vicenda vi sarebbe l’impossibilità per l’uomo, titolare di contrassegno europeo per disabili (CUDE) e assegnatario di un posto barca regolarmente pagato, di accedere con la propria auto alla banchina del porto.

L’accesso, necessario per raggiungere l’imbarcazione e svolgere operazioni di carico e scarico, sarebbe stato impedito dalla presenza di una catena e da dinieghi ripetuti nel tempo. Nella denuncia presentata, si evidenzia come tale limitazione sarebbe stata applicata in assenza di regolamenti chiari o disposizioni formali, nonostante un’ordinanza della Capitaneria di Porto indichi la possibilità di transito e sosta nelle aree portuali, nel rispetto delle condizioni di sicurezza. Proprio questa apparente contraddizione tra norma e prassi rappresenta uno degli elementi su cui potrebbero concentrarsi gli accertamenti degli inquirenti.

La vicenda assume contorni ancora più delicati alla luce delle condizioni di salute del denunciante. Affetto da disabilità motoria, l’uomo sarebbe stato costretto per mesi a percorrere lunghi tratti a piedi, con ausili, per raggiungere la propria barca, con conseguenze fisiche e psicologiche documentate. Nelle carte si fa riferimento anche a una situazione di sofferenza aggravata dalla difficoltà di accesso e dalla mancanza di soluzioni alternative.

Il caso, inoltre, solleva interrogativi più ampi sul tema dell’accessibilità e sull’applicazione concreta dei diritti riconosciuti alle persone con disabilità. La presenza del CUDE, infatti, dovrebbe garantire facilitazioni negli spostamenti, salvo specifiche e motivate limitazioni. Sarà ora la magistratura a fare piena luce sui fatti, verificando se vi siano state condotte illecite o se le restrizioni siano state adottate nel rispetto delle norme vigenti. Nel frattempo, la vicenda continua a richiamare l’attenzione su un tema centrale per la vita civile: il diritto all’accesso e all’inclusione negli spazi pubblici.