Nell’ordinanza del gip Fabiana Giacchetti incontri, mediazioni e telefoni affidati ad altri. Le telecamere scoperte e i tentativi di trovare microspie nelle auto
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I rapporti con Cirò, i contatti con gli ambienti cassanesi, le richieste di intervento per risolvere controversie. E, parallelamente, le cautele per evitare che incontri e conversazioni finissero nelle registrazioni degli investigatori: telefoni lasciati in custodia, messaggi portati di persona, colloqui sussurrati e verifiche sulle automobili. Sono due aspetti dello stesso quadro ricostruito nell’ordinanza del blitz antimafia nella Sibaritide: le relazioni attribuite al gruppo rossanese e gli accorgimenti che sarebbero stati adottati per proteggerle dalle indagini.
Il provvedimento affianca precedenti accertamenti giudiziari, dichiarazioni dei collaboratori e acquisizioni più recenti. L’esistenza storica della cosca Acri, riconosciuta nei processi, costituisce il punto di partenza; la continuità dei rapporti e i ruoli attribuiti agli indagati nei periodi successivi sono invece oggetto della ricostruzione cautelare, da verificare nel contraddittorio.
Il legame con Cirò e il passaggio di reggenza
Il rapporto con il Crimine cirotano attraversa la storia del gruppo rossanese. Nicola Acri, secondo le dichiarazioni richiamate nell’ordinanza, sarebbe stato inizialmente affiliato nella cosca di Francesco Abbruzzese, detto “Dentuzzo”, per poi assumere la guida dell’articolazione di Rossano con l’avallo di Cirò.
Acri attribuisce a Cataldo Marincola l’insistenza affinché venissero formalizzate le affiliazioni dei componenti del proprio gruppo. Racconta di aver conferito personalmente le prime due doti a Salvatore Galluzzi e Annibale Matalone e di essersi successivamente interessato perché ricevessero la terza dai maggiorenti cirotani.
Per i carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza, le acquisizioni del nuovo procedimento offrirebbero elementi sulla persistenza di quel legame anche dopo l’uscita di scena di Acri. La reggenza rossanese viene attribuita prima a Francesco Sommario e poi, dopo la scarcerazione del 16 maggio 2021, a Galluzzi.
Una chiave di lettura viene individuata nell’indagine “Ultimo Atto”, relativa alla riorganizzazione del gruppo cirotano dopo l’operazione “Stige”. In quel contesto, secondo l’impostazione cautelare richiamata, Luigi Vasamì avrebbe assunto la reggenza, affiancato da altri esponenti e da nuove leve.
Le indagini su Rossano documentano incontri di Sommario e Augusto De Simone con persone coinvolte in quel procedimento. Il provvedimento li considera elementi da leggere nel quadro dei rapporti tra le due articolazioni: la frequentazione viene valorizzata insieme al contesto e alle altre risultanze, senza che il solo incontro descriva necessariamente il contenuto di un’intesa illecita.
I rapporti con Cassano nei racconti dei collaboratori
L’altro asse conduce agli ambienti degli Abbruzzese e uno storico affiliato già condannato per omicidio, associazione mafiosa e armi nei procedimenti richiamati.
Il legame viene fatto risalire almeno al 1999, quando Acri racconta di essere stato affiliato insieme all’altro soggetto. A questa ricostruzione si aggiungono le dichiarazioni di altri collaboratori.
Pasquale Perciaccante, in un interrogatorio del 2007, descrive Galluzzi come gestore delle partite di cocaina ed eroina sulla piazza rossanese per conto di Acri, con l’aiuto di Giuseppe Ferrante, detto “Antonello”. Riferisce inoltre di aver partecipato personalmente a trasporti e ritiri di stupefacenti insieme al primo soggetto menzionato.
Vincenzo Curato, interrogato nel 2010 nell’ambito di “Stop”, racconta invece forniture programmate ai rossanesi, nell’ordine di due o tre chili ogni dieci giorni, e richiama anche una cessione di armi alla quale sostiene di aver partecipato.
Galluzzi come interlocutore nelle controversie
Un capitolo distinto riguarda i contatti con Francesco Le Pera e Francesco Cufone. Secondo la ricostruzione investigativa, i due si sarebbero rivolti a Galluzzi per ottenere aiuto in una controversia nata da una compravendita di automobili.
L’incontro più significativo viene collocato al 26 luglio 2022, organizzato attraverso Antonio Mingrone. Le telecamere documentano l’arrivo dei due e il colloquio con Galluzzi in una zona più appartata di un esercizio pubblico. Prima di sedersi, Le Pera e Cufone lasciano i cellulari sul bancone, tornando a consultarli durante la conversazione.
L’audio è soltanto parzialmente comprensibile. Nella parte ricostruita, Cufone lamenta di essere rimasto coinvolto in accordi presi da un intermediario con persone provenienti da fuori regione, che avrebbero preteso pagamenti anche con modalità minacciose.
Galluzzi si sarebbe mostrato disponibile a intervenire, assicurando che avrebbe parlato con chi aveva originato il problema. «Non ti preoccupare, ma lo risolviamo», è uno dei passaggi riportati.
Per la Dda di Catanzaro, l’episodio sarebbe indicativo dell’autorità riconosciuta a Galluzzi anche da interlocutori esterni al gruppo rossanese.
I telefoni consegnati e i messaggi portati a voce
Accanto alle relazioni, l’ordinanza firmata dal gip Fabiana Giacchetti descrive una serie di comportamenti interpretati come tentativi di sottrarsi all’ascolto. I luoghi di incontro sono spesso esercizi pubblici, ma i colloqui più riservati si spostano all’esterno, lungo i marciapiedi o in aree defilate. In più occasioni le immagini mostrano persone che si avvicinano all’orecchio dell’interlocutore.
Il provvedimento attribuisce un ruolo ricorrente a Pietro Attadia, che avrebbe accompagnato esponenti del gruppo, rintracciato persone e custodito telefoni durante gli incontri.
Il 24 marzo 2022, secondo le acquisizioni, Galluzzi e Ferrante gli consegnano i cellulari prima di allontanarsi insieme a Sommario. La corrispondenza tra uno squillo registrato nell’ambiente e una chiamata sull’utenza di Ferrante viene utilizzata come riscontro dell’identità di uno degli apparecchi lasciati in custodia.
Un episodio analogo viene descritto il 6 giugno: Sommario si allontana e Attadia resta con il suo telefono, rispondendo a una chiamata e invitando l’interlocutrice a richiamare.
Altri passaggi riguardano le cosiddette “ambasciate”, comunicazioni trasmesse di persona. Per gli investigatori, Attadia avrebbe svolto anche questa funzione, consentendo di organizzare appuntamenti senza contatti telefonici diretti tra i principali interessati.
La telecamera scoperta e la scala portata sotto l’obiettivo
Il 15 aprile 2022 viene documentato un episodio che mostra la preoccupazione degli indagati per l’attività investigativa. De Simone nota una telecamera occultata nei pressi di uno dei luoghi frequentati dal gruppo e ne parla con gli altri presenti.
La conversazione registrata restituisce dubbi, verifiche e proposte su come oscurarla. Qualcuno ipotizza di coprire l’obiettivo con vernice o nastro nero. Viene portata anche una scala, poi lasciata a terra mentre i presenti si allontanano.
L’episodio viene ripreso il giorno successivo in altri dialoghi. De Simone racconta di aver individuato per primo l’apparato e di aver dovuto convincere gli interlocutori che si trattasse effettivamente di una telecamera. Anche Attadia manifesta preoccupazione per la possibilità di essere ripreso e ascoltato.
La scoperta alimenta i timori sugli strumenti di monitoraggio, ma non interrompe le acquisizioni: sono proprio le registrazioni successive a documentare discussioni e tentativi di verifica.
Le ricerche di microspie nelle auto e negli scooter
Nei mesi seguenti vengono ricostruiti diversi controlli sui veicoli. Spina, indicato come autista di fiducia di Galluzzi, tenta di verificare la presenza di apparati nella propria automobile con l’aiuto di altre persone e di un rilevatore.
Anche Attadia, dopo il ritrovamento di un localizzatore sullo scooter, effettua verifiche sulla propria auto insieme a un uomo deceduto e accusato inizialmente di aver commesso l’omicidio di Carmine Morello insieme ad Annibale Matalone. Il tentativo non individua la periferica installata, che continua a registrare.
Il 22 agosto 2022 le telecamere documentano il rinvenimento di un secondo localizzatore su uno scooter utilizzato da Attadia. Ferrante lo rimuove, lo mostra ai presenti e fa cenno di non parlare. Seguono ulteriori controlli sui mezzi.
Il provvedimento cautelare distingue però i ritrovamenti accertati dai sospetti degli interlocutori. In una conversazione Galluzzi lamenta presunte intrusioni anche su una Fiat Panda; gli investigatori precisano che sul veicolo riconducibile al riferimento non era stata effettuata alcuna intrusione da parte dei carabinieri.
Il timore delle dichiarazioni di Acri
Nelle conversazioni dell’estate 2022 ricorre anche l’ansia per possibili arresti. Matalone racconta di aver dormito poco dopo aver saputo di un’operazione, mentre altri riferiscono movimenti di veicoli ritenuti sospetti. Sommario consulta le notizie per chiarire a quale intervento si riferissero quelle informazioni.
Secondo la lettura investigativa, la preoccupazione sarebbe legata anche alle conseguenze delle dichiarazioni di Acri. Il rischio percepito riguarda ciò che il collaboratore potrebbe aver raccontato e gli sviluppi delle indagini.







