Solidarietà al sindaco, silenzio su Lucisano: la politica si concentra su un filone e lascia sullo sfondo clan, omicidi e affari nella Sibaritide
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L’operazione Ginestra, coordinata dalla Dda di Catanzaro, non è l’inchiesta sulla politica nella Sibaritide. Le investigazioni dei carabinieri del Comando provinciale di Cosenza accendono i riflettori soprattutto sulla ’ndrangheta della Piana di Sibari, abbracciando, mai come questa volta, i territori di Corigliano Rossano e Cassano all’Ionio.
I filoni d’indagine che riguardano Flavio Stasi e Piero Lucisano rappresentano quindi una minima parte del lavoro svolto negli anni dagli inquirenti. Un’attività condotta tra mille difficoltà: dall’omertà e dall’assoggettamento delle vittime alla forza intimidatrice dei clan, fino alle poche risorse disponibili per le attività tecniche. Gli investigatori ritengono di aver smantellato un gruppo di particolare rilievo, operante nella terza città della Calabria e nel comune dove oggi si consuma una vera e propria guerra di mafia, l’ennesima della storia criminale cosentina.
La politica, tuttavia, nel prendere posizione all’indomani delle comunicazioni investigative, ha pensato bene di scivolare su qualche buccia di banana. Fuori luogo le dichiarazioni di Galeazzo Bignami, che probabilmente parla per sentito dire quando collega la vicenda giudiziaria di Stasi alle recenti proteste degli autotrasportatori. Per non parlare di chi fa il garantista a corrente alternata e oggi non organizzerà alcuna fiaccolata davanti al Comune di Corigliano Rossano. Senza dimenticare che tutti, ma proprio tutti, hanno espresso solidarietà a Flavio Stasi, mentre lo stesso “garantismo” sembra non essere all’ordine del giorno per Lucisano.
Siamo stati i primi a raccontare il capitolo investigativo su Stasi, evidenziando che ci sono dubbi, forse più di uno, sul suo reale coinvolgimento nell’ipotesi di voto di scambio politico-mafioso. Ma questo filone è soltanto una parte di un quadro giudiziario molto più ampio, che approfondisce nel dettaglio le presunte cointeressenze dei gruppi criminali di Corigliano Rossano: dagli affari legati ai click day fino alle decisioni di eliminare nemici o aspiranti pentiti. Il focus investigativo sugli omicidi Cimino e Morello non è meno importante delle indagini sui due politici.
Tutti potranno difendersi e far valere le proprie ragioni. Ma liquidare questa operazione come insulsa soltanto perché gli elementi indiziari su Stasi appaiono pochissimi, se non quasi inesistenti, significa non avere contezza di ciò che oggi è la Sibaritide. Sulla posizione del sindaco, il Riesame potrebbe arrivare a una lettura diversa da quella del gip di Catanzaro Fabiana Giacchetti. Questo, però, non esaurisce il significato dell’intera inchiesta.
Dal 2018, per intenderci dall’omicidio di Leonardo Portoraro, assassinato a Villapiana, gli equilibri mafiosi sono saltati e si assiste a un’escalation di eventi criminali che preoccupa la popolazione e agita le istituzioni (e lo stesso sindaco di Corigliano Rossano).
Se la Dda di Catanzaro abbia fatto un buon lavoro lo scopriremo nei processi che seguiranno. Nel capoluogo di regione, però, non si nasconde una certa amarezza: si indica la Luna, ma c’è chi continua a guardare soltanto il dito.


