In aula il collaboratore di giustizia ha reso dichiarazioni sulla gestione del traffico di droga nella città dei bruzi. Nessuna domanda in controesame
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L'avvocato ha chiesto che al collaboratore di giustizia venga riconosciuta la continuazione con la sentenza "Nuova famiglia"
Nel processo ordinario “Recovery”, l’inchiesta della Dda di Catanzaro sul presunto sistema di narcotraffico che ruoterebbe attorno al clan degli “italiani” con a capo Francesco Patitucci, l’ultima udienza è stata segnata dall’esame del collaboratore di giustizia Daniele Lamanna.
Collegato in videoconferenza, Lamanna ha sostenuto che il cosiddetto “Sistema” a Cosenza non avrebbe funzionato secondo le regole che i gruppi criminali avrebbero immaginato.
Il punto centrale riguarda la gestione dei proventi: la “bacinella comune” - tema già emerso nel dibattimento di “Recovery” - avrebbe riguardato, in sostanza, solo i ricavati delle estorsioni, mentre il traffico di droga sarebbe rimasto fuori da quel meccanismo, con spazi di autonomia e guadagni “propri” per singoli soggetti e gruppi.
Lamanna ha poi riferito che, a suo dire, Patitucci non avrebbe versato sempre denaro nella “bacinella” e ha richiamato, più in generale, una prassi diffusa: «A Cosenza tutti facevano “sottobanco”», indicando con questa espressione un quadro criminale in cui le regole non sarebbero state uguali per tutti.
Le dichiarazioni, così come rese in aula, non sono state seguite da domande degli avvocati difensori in controesame. Il pentito inoltre ha fatto un accenno al delitto di Luca Bruni, sul quale tornerà a riferire a giugno nello storico confronto con Adolfo Foggetti. Il processo proseguirà nella prossima udienza con l’audizione di altri collaboratori di giustizia.




