Resta sotto i riflettori il tema della frana nell’area commerciale di Zumpano, lungo via Cesina e la Strada Provinciale Destra Crati. Il geologo Carlo Tansi, primo ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche - Istituto di ricerca per la Protezione idrogeologica, ha inviato una pec indirizzata al sindaco Fabrizio Fabiano, al vicesindaco Paolo Settembrino, al prefetto di Cosenza Rosa Maria Padovano, al Dipartimento regionale di Protezione Civile e all’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Meridionale.

Al centro della comunicazione, una richiesta urgente di chiarimenti e accesso agli atti riguardanti i fenomeni franosi e gli interventi di messa in sicurezza nell’area che negli anni è già stata teatro di gravi criticità. Il documento ripercorre una vicenda che affonda le radici nel tempo.

Tansi nella Pec fa presente che già nel 2011 erano state segnalate problematiche idrogeologiche rilevanti nella zona interessata da insediamenti commerciali. L’anno successivo, nel marzo 2012, si verificò un evento franoso di tipo scorrimento-colata che provocò danni significativi a una parte del complesso edilizio. A quell’episodio seguì un esposto alla Procura della Repubblica di Cosenza, con l’apertura di un procedimento per disastro colposo e una risonanza mediatica nazionale.

A distanza di anni, secondo il geologo, la situazione sembra riproporsi. Nel febbraio 2026, infatti, la stessa area è stata nuovamente interessata da fenomeni di instabilità, aggravati dall’esondazione del fiume Crati e dal crollo della viabilità lungo la Destra Crati. Un contesto che ha portato il Comune a disporre con un’ordinanza contingibile e urgente, lo sgombero di alcune attività commerciali presenti.

Secondo quanto evidenziato da Tansi, un recente sopralluogo avrebbe documentato ulteriori movimenti del versante sovrastante, mentre risultano attualmente in corso interventi sulle reti metalliche installate dopo la frana del 2012. Proprio su questi lavori si concentra gran parte delle richieste avanzate. Il geologo solleva interrogativi precisi sulla natura degli interventi, chiedendo di sapere se esistano progetti strutturali definitivi per la stabilizzazione del versante o se si stia procedendo con opere temporanee. Particolare attenzione viene posta anche sull’origine dei finanziamenti: se pubblici o privati e, nel caso di utilizzo di risorse pubbliche su terreni privati, quale sia il titolo giuridico che ne consente l’impiego.

Dal punto di vista tecnico, viene inoltre sottolineato come le reti metalliche rappresentino opere di protezione passiva, generalmente non sufficienti a garantire la stabilità di versanti argillosi soggetti a fenomeni di scorrimento-colata. Un aspetto che per Tansi alimenta ulteriori dubbi sull’efficacia degli interventi attualmente in corso.

Accanto ai chiarimenti, Tansi ha formalizzato una richiesta di accesso agli atti, chiedendo documentazione dettagliata: relazioni geologiche e geotecniche aggiornate, progetti di consolidamento, atti amministrativi relativi agli interventi, eventuali finanziamenti pubblici impiegati, oltre a verbali, ordinanze e relazioni tecniche redatte dopo gli eventi del febbraio 2026.

L’iniziativa, viene specificato, è motivata esclusivamente dall’esigenza di tutelare la sicurezza del territorio e l’incolumità pubblica e privata. Tuttavia, in assenza di risposte nei tempi previsti dalla legge, il geologo si riserva la possibilità di trasmettere la documentazione agli organi competenti, comprese la Procura della Corte dei Conti e la Procura della Repubblica di Cosenza, qualora emergano profili legati all’utilizzo di risorse pubbliche.