Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia dedica un nuovo appuntamento alla Collezione Bilotti Ruggi d’Aragona. Venerdì 27, alle ore 17, la direttrice dell’istituto presenterà il catalogo della mostra “Un mecenate e i suoi tesori dalla collezione archeologica di Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona”, un volume che ricostruisce storia, identità e stratificazione di una delle raccolte più significative dell’antiquaria italiana.

Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona incarna l’incontro di due eredità familiari — quella dei Bilotti e quella dei Ruggi d’Aragona — entrambe radicate nella tradizione collezionistica meridionale. Cresciuto in un ambiente in cui l’interesse antiquario era pratica quotidiana, ha saputo trasformare il nucleo ereditato in un corpus organico, ampliandolo attraverso acquisizioni mirate e orientate a rappresentare la ricchezza delle produzioni ceramiche e artistiche del Mediterraneo antico.

La storia della collezione è un viaggio lungo due secoli. Tra Settecento e Ottocento i Ruggi d’Aragona parteciparono al fervore intellettuale che animò il Regno di Napoli ai tempi delle scoperte di Pompei, Ercolano e Paestum. Dai loro possedimenti campani prese forma un primo nucleo di reperti, in un’epoca in cui l’antico diventava oggetto di studio sistematico e simbolo identitario. Parallelamente, nell’Ottocento, i Bilotti portarono l’antiquaria familiare verso un approccio sempre più scientifico: Paolo Emilio Bilotti raccolse oltre undicimila reperti, mentre Carlo Bilotti, imprenditore e archeologo per passione, fu tra i pionieri delle indagini subacquee in Calabria, conducendo scavi presso il tempio di Hera Lacinia insieme a Ruggero Iannuzzi.

Da queste storie parallele nasce un modello di collezionismo colto: l’oggetto antico non come semplice ornamento, ma come testimonianza del Mediterraneo storico, ponte tra estetica e conoscenza. È su questo terreno che si forma la visione di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, interprete di un collezionismo moderno, aperto alle istituzioni, alla ricerca e alla divulgazione scientifica.

La collezione che oggi prende il suo nome documenta l’evoluzione delle culture greche, magnogreche, etrusche e italiche dal VI secolo a.C. all’età imperiale, configurandosi come un corpus unitario capace di restituire genealogie culturali, trasformazioni stilistiche e stratificazioni storiche. Una raccolta che, nel tempo, ha assunto la forma di una vera biografia familiare del collezionismo italiano, in cui si specchiano le metamorfosi del gusto, della ricerca e della valorizzazione del patrimonio.

La presentazione del catalogo non è solo un atto celebrativo, ma un momento di restituzione pubblica: il racconto di come un’eredità privata possa trasformarsi in patrimonio condiviso, aperto alla comunità scientifica e al pubblico.