San Giovanni in Fiore apre le celebrazioni per l’ottavo centenario della traslazione del corpo di Gioacchino da Fiore, avvenuta da San Martino di Canale alla grande Abbazia Florense, il luogo attorno al quale nacque la cittadina silana.

Il primo appuntamento è in programma questa sera, 29 maggio, alle 18, nella chiesa matrice della città, con una “statio” dedicata alla memoria della traslazione del corpo dell’abate fondatore dell’ordine florense. Un momento spirituale e storico che inaugura un percorso più ampio di iniziative religiose, culturali e memoriali.

Gioacchino da Fiore, il significato della traslazione

Secondo alcuni studi, il 29 maggio rappresenterebbe una data legata a una tradizione antichissima: il giorno in cui veniva celebrata la traslazione del corpo del Santo Abate, figura centrale della storia religiosa e teologica medievale.

Nel corso della “statio”, il postulatore don Enzo Gabrieli illustrerà il significato dell’evento, che non riguarda soltanto un passaggio storico o devozionale. La traslazione del corpo di Gioacchino da Fiore, infatti, viene letta anche come un atto dal forte valore giuridico ed ecclesiale, riconducibile alla prassi della canonizzazione vescovile.

La canonizzazione vescovile e il contesto del 1226

All’epoca, la canonizzazione vescovile era una prassi diffusa. Con il permesso del vescovo del luogo, e accogliendo la fama di santità e la vox populi, il corpo di un servo di Dio poteva essere elevato dalle tombe terragne, collocato in un’apposita sepoltura in una chiesa oppure traslato da un piccolo luogo di culto a una chiesa più grande.

Tale atto era spesso accompagnato anche dalla composizione e dalla lettura pubblica di una Vita e dalla narrazione dei miracoli. Una procedura rimasta in vigore nella Chiesa fino al 1234, quando progressivamente si affermò la centralizzazione pontificia dei processi di beatificazione e canonizzazione, per garantire procedure più scrupolose e un pronunciamento definitivo del Romano Pontefice.

Nel caso di Gioacchino da Fiore, indicato come beato dall’ordine florense, dai cistercensi e dai Bollandisti, la traslazione sarebbe avvenuta nel 1226, quando era ancora arcivescovo di Cosenza Luca da Casamari, fedele segretario dell’abate.

La messa nell’Abbazia Florense

Dopo la “statio” nella chiesa matrice, alle 18.30 l’arcivescovo di Cosenza, monsignor Giovanni Checchinato, presiederà l’eucaristia nell’Abbazia Florense, insieme ai parroci della città, agli ex rettori dell’Abbazia e ai fedeli.

La celebrazione rappresenta il cuore spirituale della giornata e segna l’avvio ufficiale dell’anno commemorativo dedicato all’ottavo centenario della traslazione.

Un anno di iniziative spirituali, culturali e memoriali

Nel corso dell’anno, ha annunciato il parroco don Claudio Albanito, che sta coordinando le attività in Abbazia, saranno organizzate ulteriori iniziative spirituali, culturali e memoriali per ricordare l’evento storico.