Restano numerose incognite sulla nuova gara per i servizi Cup dell’Asp di Cosenza. A denunciarlo è l’Unione Sindacale di Base, che dopo la vertenza che ha coinvolto i lavoratori storici del Cup continua a monitorare l’andamento del nuovo appalto e l’organizzazione dei servizi sanitari territoriali.

La gara è stata aggiudicata la scorsa settimana e prevede un ampliamento dei servizi e l’incremento delle postazioni Cup. A preoccupare il sindacato è però l’aggiudicazione al Consorzio Nazionale Servizi con la società G.S.M., che avrebbe vinto con un ribasso di quasi il 16 per cento. Una percentuale che, secondo l’Usb, rischia di tradursi in risparmi scaricati su lavoratori e qualità del servizio per l’utenza.

Uno dei punti più delicati riguarda il contratto collettivo nazionale applicato ai lavoratori. Il sindacato aveva già contestato in passato l’utilizzo del CCNL Telecomunicazioni, ritenuto non adeguato per chi svolge attività di front office, back office e segreteria Cup. Ora la situazione potrebbe ulteriormente complicarsi, perché la nuova aggiudicataria, secondo quanto segnalato, starebbe applicando il CCNL Multiservizi, in possibile violazione del capitolato tecnico che prevedeva invece il contratto Telecomunicazioni. Per questo è stata richiesta una verifica al Rup e dirigente del Dipartimento tecnico-amministrativo dell’Asp affinché venga accertata la corretta applicazione del contratto previsto dal bando.

Ma, secondo l’Usb, anche il contratto Telecomunicazioni non sarebbe sufficiente a garantire una reale equiparazione salariale: chi svolge mansioni amministrative dovrebbe essere inquadrato al quarto o quinto livello e non al secondo o terzo, come avverrebbe attualmente.

La questione più urgente, però, riguarda l’attività di screening tumorali e prevenzione. Il sindacato parla apertamente di grave disservizio sanitario per la cittadinanza. Attualmente, infatti, non ci sarebbe personale amministrativo dedicato alle prenotazioni e alla gestione degli screening. Nonostante la riorganizzazione del servizio e le centinaia di lettere inviate alla popolazione, molti utenti che cercano di prenotare o disdire uno screening non ricevono risposta e non vengono ricontattati.

Secondo l’Usb, il problema nasce dal fatto che, nonostante la presenza di risorse economiche e personale, anche dopo la redistribuzione degli otto lavoratori storici del Cup avvenuta con la conciliazione del 16 marzo, non sarebbe stato ancora assegnato personale alle segreterie dei distretti Asp dedicate alla Uosd Screening Tumori. Di conseguenza, a occuparsi delle prenotazioni e delle telefonate sarebbero gli stessi medici e le ostetriche, che però non possono dedicare ore al telefono a causa del carico di lavoro sanitario. Attualmente, su Cosenza, ci sarebbe una sola risorsa amministrativa dedicata agli screening.

Eppure i numeri dimostrerebbero l’importanza del servizio: solo nel mese di gennaio 2026 sono stati eseguiti oltre tremila screening grazie agli sforzi del personale sanitario. Numeri che, secondo il sindacato, potrebbero crescere notevolmente con un adeguato supporto amministrativo, riducendo le liste di attesa e migliorando la prevenzione, in particolare per le donne attraverso screening mammografici e Pap test o HPV test.

Il sindacato critica inoltre la scelta dell’Asp di aprire tavoli con il privato accreditato per le attività di screening, definendo la decisione mortificante per il personale sanitario pubblico e per la gestione delle risorse pubbliche. Secondo l’Usb, i fondi destinati alla prevenzione dovrebbero essere investiti nel sistema pubblico, rafforzando la sanità territoriale attraverso la riorganizzazione del personale e nuove assunzioni.

Per questo motivo la situazione sarà portata all’attenzione della Commissione salute e sanità del Comune di Cosenza e della stessa Asp. L’Usb chiederà inoltre al commissario straordinario dell’Asp di sospendere i tavoli tecnico-economici con il privato e verificare prima la situazione nei distretti territoriali dedicati agli screening, dando priorità finanziaria e di personale alle attività di prevenzione oncologica.

Una situazione che, secondo il sindacato, non può più attendere e che riguarda direttamente l’efficienza della sanità territoriale e la tutela della salute dei cittadini.