«Il giusto dibattito sviluppatosi dopo l’improvvisa notizia della soppressione, dal prossimo 13 dicembre al 31 gennaio, del Frecciarossa Sibari–Bolzano e della sua successiva trasformazione in un collegamento Sibari–Milano–Torino pone qualche interrogativo».

Inizia così la riflessione di Giuseppe Lo Feudo, già direttore generale di Ferrovie della Calabria, in merito alla decisione di cancellare il collegamento diretto Sibari-Bolzano garantito dalla Freccia Rossa. Per Lo Feudo è necessario evitare che «una questione importante per la mobilità della Calabria settentrionale finisca, ancora una volta, per alimentare contrapposizioni territoriali e annunci che rischiano di confondere le idee».

Per l’ex direttore generale delle Ferrovie della Calabria, la domanda dalla quale partire è molto semplice: «Vogliamo davvero aumentare i collegamenti ferroviari della Calabria oppure limitarci a modificare quelli esistenti, presentando come potenziamento quella che, nei fatti, sarebbe soltanto una sostituzione.

«Il Frecciarossa Sibari-Bolzano – riflette Giuseppe Lo Feudo – è in esercizio ormai da diversi anni e ha progressivamente consolidato una propria utenza. Non siamo dunque di fronte a un servizio da sperimentare, per il quale occorra elaborare previsioni sulla domanda potenziale.

Qui la domanda esiste già ed è perfettamente misurabile attraverso il numero dei passeggeri trasportati, i coefficienti di riempimento, i ricavi e i costi di esercizio. Ed è proprio da questi dati che bisognerebbe partire.

La soppressione di un collegamento ferroviario consolidato può trovare una ragionevole giustificazione quando i dati dimostrino una frequentazione talmente bassa da renderne insostenibile il mantenimento.

Ma non sembra affatto questo il caso del Sibari–Bolzano, che, almeno stando alle testimonianze di numerosi viaggiatori, registra livelli di frequentazione particolarmente elevati. Naturalmente le impressioni non sostituiscono i numeri.

Sarebbe quindi interessante sapere se la Regione Calabria, che contribuisce finanziariamente al servizio, abbia acquisito da Trenitalia i dati effettivi di frequentazione e di sostenibilità economica, anche per verificare se il contributo pubblico sia ancora necessario nella misura attuale. Se questi dati confermassero una domanda consistente, sarebbe davvero difficile comprendere la ragione di una soppressione.

Un collegamento che funziona, che ha costruito negli anni una propria utenza e che risponde a esigenze consolidate di mobilità non dovrebbe essere sacrificato per fare spazio a un’altra relazione.

Ma c’è un aspetto ancora più importante, sul quale sarebbe opportuno concentrare il dibattito. Se è vero, come viene sostenuto, che esiste una domanda potenziale significativa dalla Sibaritide verso Milano e Torino, perché questa domanda dovrebbe essere soddisfatta sopprimendo il collegamento con Bolzano?

Perché non cogliere invece questa opportunità per istituire un secondo Frecciarossa, aggiuntivo rispetto a quello esistente? È questa, a mio avviso, la vera questione sulla quale Regione, Trenitalia e istituzioni locali dovrebbero confrontarsi.

Se i flussi verso Milano e Torino sono davvero così consistenti da giustificare un collegamento diretto, allora si mettano sul tavolo i numeri, si verifichino le condizioni di sostenibilità economica e si apra un confronto con gli operatori ferroviari per attivare un nuovo servizio in regime di libero mercato.

Sarebbe questo un autentico potenziamento dell’offerta ferroviaria, capace di rispondere a una domanda aggiuntiva e di migliorare concretamente l’accessibilità di un vasto territorio che comprende, oltre alla Sibaritide, Corigliano-Rossano, Castrovillari e l’Alto Ionio cosentino.

Diversamente, sostituire un collegamento consolidato con un altro, senza dimostrare che il primo non sia più sostenibile e che il secondo intercetti una domanda realmente aggiuntiva, significherebbe semplicemente spostare l’offerta ferroviaria, non ampliarla.

E mentre si discute di nuovi collegamenti, non può peraltro passare in secondo piano l’altra decisione che suscita non poche perplessità. Dal 13 dicembre 2026 fino alla fine di gennaio 2027 RFI ha programmato la chiusura della tratta Paola–Castiglione Cosentino per lavori nella galleria Santomarco, interrompendo un collegamento strategico tra l’area cosentina e la direttrice tirrenica nazionale. Sorprende soprattutto la scelta del periodo.

Non si tratta, per quanto comunicato, di interventi emergenziali, ma di lavori programmati che vengono collocati proprio in coincidenza con le festività natalizie, quando i flussi di viaggiatori da e per la Calabria raggiungono livelli particolarmente elevati.

Una decisione così impattante meriterebbe ben altre spiegazioni. Quali ragioni tecniche hanno imposto proprio questo calendario? Sono state valutate soluzioni alternative? Quali misure concrete verranno adottate per limitare i disagi? RFI non può considerare una scelta del genere una semplice questione tecnica da comunicare agli utenti senza un’adeguata motivazione e un preventivo confronto con i territori interessati.

Tornando al Frecciarossa, credo quindi che il confronto debba finalmente spostarsi dalle contrapposizioni tra destinazioni alla questione centrale: come aumentare davvero l’offerta ferroviaria della Calabria settentrionale. Il Sibari–Bolzano, se i dati ne confermano la frequentazione e la sostenibilità, va mantenuto.

E se esiste, come si sostiene, una domanda significativa verso Milano e Torino, si lavori seriamente per istituire un secondo collegamento, senza sacrificare quello attuale. Non c’è alcuna ragione per mettere in competizione due relazioni ferroviarie che possono rispondere a esigenze diverse e concorrere entrambe a migliorare la mobilità dei calabresi.

Il vero obiettivo dovrebbe essere avere un Frecciarossa in più, non cambiare semplicemente la destinazione di quello che già abbiamo, salvo trattasi di diversivo per spostare l’attenzione dal problema vero che è la galleria Santomarco.

La Calabria non ha bisogno anche in questo ambito di incertezze e dubbi, ma di una programmazione ferroviaria fondata su dati verificabili, scelte trasparenti e investimenti capaci di ampliare realmente i servizi. Non di annunci che presentino come conquiste quelle che rischiano di essere soltanto sostituzioni. Perché il progresso e le strategie di sviluppo si misurano dai collegamenti che si aggiungono, non da quelli che si cancellano», conclude l’ex direttore generale delle Ferrovie della Calabria Giuseppe Lo Feudo.