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Barbieri esce dal carcere, per il Riesame non è mafioso

Barbieri esce dal carcere, per il Riesame non è mafioso

Nuova puntata del capitolo Barbieri e il clan Muto di Cetraro. Stavolta anche il Riesame di Catanzaro evidenzia l’insussistenza dell’aggravante mafiosa.

Che Giorgio Ottavio Barbieri per alcuni giudici non sia affatto collegato al clan Muto di Cetraro ormai è pacifico, per altri magistrati, invece, l’imprenditore di origini romane continua ad essere un finanziatore-referente della cosca di ‘ndrangheta del Tirreno cosentino. Ma ad oggi, ha più forza ciò che scrivono i giudici del Riesame di Catanzaro rispetto al teorema accusatorio messo in piedi dalla Dda di Catanzaro in merito all’inchiesta sugli appalti pubblici di Lorica e Scalea.

Il Tdl infatti si è pronunciato sul ricorso presentato dagli avvocati di Barbieri (i penalisti Nicola Rendace e Marco Facciolla) confermando ciò che la Corte di Cassazione (e che Cosenza Channel ha più volte sottolineato per la verità dei fatti) sostiene ormai da più di un anno: Barbieri non è un mafioso.

Il Riesame lo ha scarcerato, ponendolo ai domiciliari ma escludendo quindi l’aggravante mafiosa. Ovvero quell’accusa in più che non regge, almeno per quanto riguarda il Distretto di Catanzaro. Barbieri, infatti, prima di essere arrestato nell’indagine “Lande Desolate” si trovava già ai domiciliari per “Cumbertazione”, dove il Riesame di Reggio Calabria, dopo il ricorso vinto dalla Dda di Reggio Calabria, aveva di nuovo riconosciuto l’aggravante mafiosa in merito ai suoi rapporti con il clan Piromalli di Gioia Tauro.

Le altre posizioni dell’inchiesta “Lande Desolate”

Rimane ai domiciliari il dirigente regionale, Luigi Zinno, mentre Carmine Guido e Gianluca Guarnaccia tornano in libertà. Il Riesame ha applicato nei confronti degli ultimi due l’interdizione dai pubblici uffici. (a. a.)

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