martedì,Settembre 27 2022

Quel tentativo di corrompere un giudice (senza prove)

Nella complessa vicenda giudiziaria che colpisce il giudice sospeso dal Csm, Marco Petrini, c’è un caso di una presunta istigazione alla corruzione che ad oggi sembra essere stato già chiarito. Il tribunale del Riesame di Salerno, presieduto dal presidente Elisabetta Boccassini, mette una pietra tombale su uno dei capi d’imputazione per i quali sono indagati

Quel tentativo di corrompere un giudice (senza prove)

Nella complessa vicenda giudiziaria che colpisce il giudice sospeso dal Csm, Marco Petrini, c’è un caso di una presunta istigazione alla corruzione che ad oggi sembra essere stato già chiarito. Il tribunale del Riesame di Salerno, presieduto dal presidente Elisabetta Boccassini, mette una pietra tombale su uno dei capi d’imputazione per i quali sono indagati Pino Tursi Prato, Giuseppe Caligiuri, Filippo Catizone, Virginia Carusi, Francesco e Antonio Saraco.

La storia parla di un tentativo di corrompere un giudice della Corte d’Appello di Catanzaro da parte della famiglia Saraco. Il padre di Francesco, avvocato, era sotto processo nell’ambito di un’inchiesta contro una cosca di Guardavalle. Per ottenere l’assoluzione, Antonio Saracco sarebbe stato pronto a versare 100mila euro al giudice corrotto. Per fare ciò si sarebbero attivate più persone, da Pino Tursi Prato a Giuseppe Caligiuri che, a loro volta, sarebbero andati da Filippo Catizone e Virginia Carusi, rispettivamente marito e suocera del giudice Loredana De Franco. Accusa, a dir la verità, monca di tanti passaggi e, probabilmente, del tutto inverosimile in quanto non vi è la prova né del tentativo di corruzione né della presunta istigazione alla corruzione.

Le motivazioni del Riesame di Salerno per il terzo capo d’accusa

Il Riesame di Salerno, infatti, in riferimento all’assegno di 100mila euro (che in realtà sarebbe servito per corrompere Marco Petrini), scrive che «tale e specifica circostanza non risulta documentata in atti, atteso che la stessa non si evince né dal tenore del discorso intercorso tra i due, né emerge da un eventuale servizio di ocp o da immagini video che ritraggano la scena, onde non si comprende da quali informazioni emerga tale dato, non chiarito nella impugnata ordinanza».

Il presidente Elisabetta Boccassini aggiunge: «Dubbio, peraltro, anche più legittimo laddove si consideri che, in atti, emerge, invece, pacifica la circostanza che un assegno dell’importo di 100mila euro veniva consegnato da Francesco Saraco ad Emilio Mario Santoro affinché lo mostrasse a Marco Petrini in garanzia dell’impegno da lui assunto di pagargli una consistente somma di danaro in caso di un suo intervento nel procedimento a carico del genitore. Circostanza questa, non solo evincibile dal tenore del colloquio intercorso tra Petrini e Santoro in data 16 maggio 2019, ma anche verificata dagli operanti durante il contestuale servizio di ocp. Assegno, poi, anche rinvenuto in sede di perquisizione».

«Richiesta di “raccomandazione” mai riferita al giudice»

Secondo il Tdl di Salerno, inoltre, nel terzo capo d’accusa emerge «solo un tentativo di “avvicinamento” del suindicato magistrato attraverso i suoi canali familiari, rispetto al quale non si conosce quale sia stata la richiesta fatta alla Carusi. Come pure non si conosce e il Caligiuri abbia, poi, realmente incontrato Filippo Catizone, marito della dottoressa Loredana De Franco, come era sua intenzione e quale in questo caso sia stata la sua richiesta». La richiesta di “raccomandazione”, ritiene il Riesame sarebbe stata «forse anche immediatamente bloccata e comunque mai riferita al predetto giudice».

In conclusione, «risulta difficile qualificare l’attività svolta in termini di istigazione alla corruzione laddove non si ha contezza della offerta eventualmente fatta, atteso che, pur trattandosi di reato di pericolo, appare chiaro che la condotta illecita deve essere, in ogni caso, quella di offrire o promettere una “utilità”, circostanza quest’ultima, per quanto detto, non chiaramente dimostrata in atti ed anzi contradetta dagli esiti investigativi».

Articoli correlati