ApprofondimentiIn evidenza home

«Chi ha piazzato la microspia nell’auto di mia moglie?»

Emergono fatti inquietanti nell'ultima parte delle dichiarazioni spontanee di Facciolla. «Ho scoperto che mia moglie aveva una microspia». E conclude: «Questo è un omicidio professionale, mi hanno ucciso la vita».

Ci sono due fatti inquietanti che Eugenio Facciolla racconta al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Salerno. Il primo riguarda un danneggiamento dell’auto di sua moglie e il secondo, invece, il rinvenimento all’interno del veicolo di una microspia. Chi ha piazzato la “cimice” nella macchina della moglie dell’ex procuratore capo di Castrovillari? Il magistrato di Cosenza se lo chiede più volte, ma al momento non ha ricevuto alcuna risposta. Questa è la sesta ed ultima parte delle dichiarazioni spontanee rese in udienza preliminare dall’attuale giudice civile presso il tribunale di Potenza. (LEGGI QUI LA QUINTA PARTE)

La microspia nella macchina della moglie di Facciolla

«Ma lei lo sa, Giudice, che il primo febbraio di quest’anno sotto casa mia viene danneggiata la macchina di mia moglie, sotto casa mia, dove ci sono le telecamere che, secondo la procura mi sono fatto mettere da Tignanelli, dalla Stm, perché sono un corrotto, e quando sono intervenuti i carabinieri, Giudice, sa che cosa hanno detto i carabinieri, con il testimone che aveva visto quello che era successo, che ha dichiarato, eccetera? I carabinieri dicono: “Ma le telecamere purtroppo non funzionano”».

«Abbiamo fatto la denuncia alla procura di Salerno, abbiamo chiesto con una integrazione nei giorni successivi, perché ho portato la macchina a riparare, abbiamo scoperto che sulla macchina c’era una microspia addirittura, addirittura una microspia nella macchina di mia moglie, Giudice, non nella mia, nella macchina di mia moglie, c’era una microspia. Abbiamo denunciato e abbiamo detto alla procura competenze di accertare chi aveva acquisito la chiave elettronica per accedere alla macchina, perché la macchina era stata forzata prima. Ebbene, non abbiamo nessuna risposta, nessun esito di queste indagini. Posso immaginare che l’ha messa la procura, l’ha messa qualcun altro, ma devo anche immaginare che troppi malintenzionati girano intorno a casa mia». (LEGGI QUI LA QUARTA PARTE)

Le telecamere sotto casa di Facciolla

Il magistrato entra nel merito delle telecamere piazzate sotto casa. «E queste telecamere che non funzionano come la vogliamo spiegare? Che cosa vigilano queste telecamere? Quale è il vantaggio che portano al dottore Facciolla? La settimana scorsa è stata danneggiata un’altra autovettura nello stesso posto, stesso parcheggio, di un condomino, un avvocato che abita nel mio palazzo, Giudice, stessa cosa, è andato dai carabinieri a fare la denuncia, stessa risposta, le telecamere non riprendono nulla, non funzionano. Questo è il vantaggio che hanno prodotto la Stm o chi per loro».

Qui Facciolla si dice offeso delle accuse mossegli dalla procura di Salerno. «Sì, lo devo confessare, glielo confesso davanti a lei, davanti alla scritta e davanti al Cristo che ha sulla testa, Giudice, mi offende, mi offende terribilmente, asservimento della funzione, asservimento della funzione». E ammette che i magistrati hanno «un potere di distruggere le persone, ma è un potere che va gestito con equilibrio e nel rispetto delle regole, regole, forse anche nei confronti del peggiore mafioso che abbiamo davanti»(LEGGI QUI LA TERZA PARTE)

La scheda telefonica

«L’asservimento delle funzioni sarebbe nella scheda intestata a Aquino Marisa nel 2015 che ho pagato io». Ma il primo accertamento che compie la polizia giudiziaria è sul conto corrente, «quello cointestato con mia moglie, quello analizzato dalla nascita, da 30 anni a questa parte, dalla Guardia di Finanza, viva Dio, senza trovare una virgola fuori posto., Mi faccia il piacere, Giudice, vada a leggere quella informativa, se la legga bene, perché lì c’è tutta la mia vita, Giudice, come vivo io, quali sono i lussi che mi permetto da corrotto, quali sono i vantaggi che utilizzo per il mio lavoro, l’asservimento della mia funzione cosa produce. La prego di controllare. Lo dice la Guardia di Finanza, ma io la prego lo stesso di andare a controllare voce per voce».

«Viviamo di stipendio io e mia moglie, solo stipendio, non è nulla, non ci sono cento euro fuori posto, e tutto ciò stride con il fatto che io ho sette schede telefoniche intestate che pago io, tra cui la 334 l’accertamento della polizia postale dice che risulta ricaricata alla Bnl, dopo un anno e più la stessa polizia postale scrive quelle due righe che vengono prodotto alla precedente udienza dove alla prima pagina si dice che la scheda risulta ricaricata dal conto Facciolla, De Marco eccetera». Tutto ciò serve a Facciolla per dimostrare che «la scheda l’ho sempre pagata io, l’ho pagata io come ho pagato tutte le altre mie spese telefoniche, a meno che non mi si voglia contestare i cinque euro, i tre euro, quanto costava una scheda telefonica all’epoca, quando mi ebbe consegnata da Tignanelli. Questo forse è l’unico vantaggio economico che mi si può contestare». (LEGGI QUI LA SECONDA PARTE)

Dalla scheda telefonica agli alberghi

«Mi faccio dare una scheda» aggiunge Facciolla, «perché sono un corrotto, nel 2015, a novembre, la scheda telefonica, però scopriamo oggi, dopo un anno esatto, perché ormai siamo a luglio, dopo un anno esatto scopriamo che addirittura mi ero fatto corrompere prima, nel 2014, con una notte in albergo, due notti in albergo, dove praticamente nel 2014 io stavo alla procura generale di Catanzaro, quindi prevedevo che sarei diventato dopo oltre un anno procuratore della Repubblica a Castrovillari, e l’accordo illecito con Tignanelli, la Stm e con l’Aqunino era, voi pagatemi l’albergo oggi, l’unica stanza di albergo che risulta pagata dagli accertamenti che fa la procura, perché poi risultano Hotel Cicerone, risulta tutta un’altra serie di alberghi tutti pagati da me, l’unica stanza, quindi 2014, che mi paga la Stm in vista della corruzione, perché poi gli darò, diventando procuratore a Castrovillari dopo due anni, gli darò gli incarichi nel 2016, 2017, 2018, i tre incarichi cui abbiamo parlato. Questo è l’accordo corruttivo che la procura costruisce».

Il coinvolgimento della prefettura di Cosenza

Tornando alla questione delle telecamere, Eugenio Facciolla tira fuori l’argomento della prefettura di Cosenza. «Se la procura avesse letto attentamente, c’era da indagare, da mandati gli atti alla procura di Cosenza e fare indagini su qualcuno che alla prefettura di Cosenza, probabilmente con la ditta interessata, ha fatto sì qualche cosa di poco pulito, perché sa che cosa risulta, che io sono sottoposto a misure tutorie e alla videosorveglianza collegata con la Questura con provvedimento della Prefettura di Cosenza dal 2004 in poi. Ebbene queste telecamere la procura avrebbe dovuto dire quando sono venuto a conoscenza che non funzionavano, quando me l’hanno comunicato». (LEGGI QUI LA PRIMA PARTE)

«Per la prefettura di Cosenza le telecamere sono ancora funzionanti. Gli ultimi atti che sono stati acquisiti dicono che, dicono, sono atti, non parole, dicono che viene fatto un contratto con una ditta per ripristinare, modificare, cambiare l’impianto, eccetera, in più con il pagamento di circa 4mila, 3mila e 500 euro, mi pare, all’anno per la manutenzione. Perché non hanno accertato che cosa è successo? Se si dice che le telecamere non funzionano io vorrei che la procura mi dicesse che dal 2017, a marzo, ad aprile, a maggio, a novembre, non funzionavano più, quindi tu per sopperire te le sei fatte fare dalla Stm». 

«Io non potevo fidarmi del personale che ha delegato la procura di Salerno, il personale dello Sco, e sa perché non mi posso fidare, Giudice, e non si può fidare nemmeno lei? Perché quelle due foto che hanno allegato sono tutt’altro che chiare per la verità, però mi sono premurato, essendo tra i pochi lussi che mi permetto, mi piace anche occuparmi di fotografia, in privato evidentemente, non a pagamento, mi sono premurato di fare un piccolo dossier fotografico con l’indicazione delle telecamere». Facciolla chiarisce anche di non abitare una «villa abitazione» ma in un edificio di otto piani «io abito al quarto piano». 

Le verità di Petrini: «Ecco come sono andati i fatti per il caso Tursi Prato»

Le minacce subite negli anni

«Io per un anno ho avuto piantonata la mia vita, la mia abitazione, ho avuto il blindo dei carabinieri sotto casa un anno intero. Per il risparmio di spese, eccetera, la Prefettura decide di organizzare la videosorveglianza. Quindi tutte cose che non riguardano, io non c’entro nulla, procuratore della Repubblica, procuratore generale, io non ho aperto bocca su quello che è successo». Il magistrato parla di «pacchi bomba, munizionamento dell’arma dei carabinieri, verbali dei carabinieri con frasi minacciose, intimidazioni di tutti i tipi, finto pacco bomba davanti a un ristorante, lasciato a me e avvisando la Questura, tutta una serie di episodi che evidentemente avevano indotto le autorità competenti ad adottare quei provvedimenti». Fino ad oggi, però, Facciolla non ha subito alcuna conseguenze alle minacce della criminalità organizzata.

«Grazie a Dio io non ho avuto problemi, però le devo dire che le telecamere funzionavano, funzionavano bene, perché hanno fatto arresti di uno che era sottoposto alla vigilanza, abitava nel portone affianco a me, dove peraltro c’è lo studio dell’avvocato Caruso, noto penalista di Cosenza. Questo faceva la libertà vigilata, in casa spacciava droga, grazie alle telecamere è stato arrestato. Altri fatti, due autovetture rubate nei garage giù, sotto, nel condominio, sono state registrate le immagini e acquisite dalla polizia». Per questo motivo, il magistrato di Cosenza si chiede «da quando non funzionano più?» e illustra al giudice la zona in cui è ubicata la sua abitazione.

«Le telecamere della Prefettura sono state posizionate dopo uno studio di fattibilità, risulta agli atti che abbiamo acquisito e abbiamo prodotto, lo studio di fattibilità spiegava proprio quale era il sistema ottimale per monitorare la situazione. Le telecamere che trova la Polizia Postale che cosa inquadrano? Io gliel’ho evidenziato, inquadrano l’area, non l’abitazione di Facciolla» e invita il giudice ad approfondire la vicenda, toccando con mano se le sue parole corrispondano alla realtà. «Quale è il vantaggio che io ho da questa telecamera? E’ una telecamera che controlla i movimenti, Giudice, controlla i movimenti, e di questo doveva curarsi la procura, andare a chiedere perché questa telecamera non l’avete posizionata, visto che era una cortesia per Facciolla, perché non gli avete messo una telecamera che gli sparava verso l’abitazione o gli sparava verso il portone? Perché non gliela avete collegata a casa?». 

I soggiorni a Roma

Un altro spunto che si può trarre dalle dichiarazioni spontanee dell’ex procuratore capo di Castrovillari sono i viaggi a Roma e i soggiorni in alberghi convenzionati con l’Associazione Nazionale Magistrati. «Per me è rilevante perché li ho sempre pagati io, sempre pagati io, e se lei presta attenzione, io ho trovato che tutti gli alberghi dove io sono stato a Roma sono nella zona Cassazione, zona Prati, Hotel Cicerone, come ben sa abbiamo la convenzione che è prevista dall’associazione Nazionale Magistrati». Facciolla, inoltre, afferma di aver pagato di tasca sua anche il biglietto «di ritorno della Freccia da Roma fino a Paola, 83 euro o 87 euro. Tignanelli era in stazione perché lui andava fuori, non è tornato a Cosenza, stava per fatti suoi» e aggiunge che «il 21 ottobre» giorno in cui la polizia giudiziaria ritiene che l’ex pm fosse a Roma «sono a Cosenza, quindi quel dato che io leggo, la fattura, in cui Tignanelli dorme presumibilmente con un’altra persone nello stesso letto, nella stessa stanza, mi dispiace, ma sicuramente non sono io». 

Facciolla: «Giudice, non sono un corrotto». Ecco le parole del magistrato
Eugenio Facciolla, ex procuratore capo di Castrovillari

«Nessuna corruzione»

La parola corruzione ritorna verso la fine dell’udienza. «Questa corruzione addirittura adesso la sia fa decorrere dal 2014 per utilità che non ho mai avuto, non ho mai avuto, lo ribadisco, e soprattutto per vantaggi che io non ho mai dato alla Stm, che non esistono. Quindi sono capi che devono essere… lei può tranquillamente anche disporre il rinvio a giudizio, ma il dibattimento farà emergere ulteriori reati sicuramente non a carico del sottoscritto, farà emergere ulteriori reati».

Il falso contestato a Facciolla e Greco

«Ancora oggi non ho capito se questa relazione l’ha fatta Greco o l’ha fatta tale Gagliardi Roberto, perché lei trova negli atti redatti dal Maggiore Lardieri del Noe l’accertamento al computer, tutto ciò che è stato sequestrato, eccetera, nel momento dell’arresto del Maresciallo Gagliardi Roberto, in servizio presso il Corpo Forestale dello Stato, Carabinieri di Cosenza. Gagliardi non è stato sentito, io non ho trovato, verbali, quindi io ancora non so se quella relazione l’ha fatta lui o non l’ha fatta lui, se l’ha fatta Gagliardi o cha fatta un altro. Ma c’è una cosa importante, Giudice, la smentita o la insussistenza di questa imputazione emerge dalle carte che acquisisce il Noe».

«La prima persona che viene sentita è la signora Todisco, ma la signora Todisco, che era la mia segreteria dell’epoca, oltre a dire chiaramente che non aveva mai visto… e dice: «Io conoscevo il Maresciallo Greco, veniva… non l’ho mai vista questa relazione, anche perché, Giudice, se l’avessi avuta io, mettevo il timbro di ricevuta e gliela passavo al procuratore, punto. Io che cosa dico? Io l’ho trovata nella posta, l’ho detto dal 5 dicembre questa cosa, la sto ripetendo a iosa, l’ho trovata nella posta e… la data che l’ho vista ho messo il timbro e l’ho passata ad una collega per l’inserimento agli atti. “Ne condivideva il contenuto”, quindi concordavo la relazione e poi ne condividevo il contenuto. Che cosa avrei dovuto fare per non condividerne il contenuto? Avrei dovuto prendere questo atto e dire che siccome è datato 31 dicembre non lo prendo, lo cestino, lo butto nella spazzatura? Avrei risposto forse di sottrazione, di falso per sottrazione». 

Sul punto, il magistrato Continisio, riporta Facciolla «dice che le risultanze di quella relazione erano, come dire, compatibili, coincidenti comunque con Greco, perché Greco aveva, noi lo sapevamo dalle intercettazioni, ma non solo aveva diversi contatti, diversi incontri con gli Spadafora per gestire quella questione lì del post consegna dei soldi, quindi l’autorizzazione per i tagli». 

Il j'accuse di Petrini e la storia infinita dell'omicidio di Luca Bruni
La Corte d’Appello di Catanzaro

La richiesta di avocazione alla procura generale di Catanzaro

Facciolla ribadisce, dal suo punto di vista, che «se la procura (Salerno, ndr) li avesse richiesti lo poteva verificare, quanto meno poteva modificare o eliminare questo capo di imputazione finalmente, perché emerge non solo che è infondato quello che scriveva a marzo del 2018 Lardieri circa le condotte illecite di Greco nell’indagine, ma addirittura emerge che i fratelli Spadafora, Procopio, la Caruso, avevano rapporti precedenti il 2 ottobre, quando c’è stata la consegna controllata delle somme di denaro, avevano rapporti precedenti, quindi anche quando lei legge che Greco suggeriva i messaggi da fare a quello e tutto il resto, a novembre dello scorso anno, la difesa di Procopio e Caruso, con quella istanza che produce anche a lei, produce una richiesta di avocazione indagine alla procura generale di Catanzaro, che però non risulta mai pervenuta, mai depositata alla procura generale di Catanzaro, produce questa istanza per ottenere la scarcerazione, il proscioglimento di Caruso e Procopio dall’imputazione, perché il Maresciallo Greco è stato arrestato, è imputato di gravi reati, ed in più il procuratore Facciolla con Greco sono imputati a Salerno». 

«Da questi atti ovviamente il gip, si pronuncia per la irrilevanza di quello che veniva allegato, articoli di giornale, le fughe di notizie a questo servivano, quindi vengono allegati gli articoli di giornale, il collega Spina emette parere contrario, il gip rigetta, impugnazione davanti al Riesame di Cosenza. Il tribunale del Riesame, glielo produco, Giudice, non solo non ravvisa nulla di tutto ciò che sostiene la Difesa, ma dice esattamente quello che mi ha scritto la dottoressa Continisio, che servono i carabinieri che hanno sviluppato il lavoro del Maresciallo Greco, cioè che ancora prima di tutta la consegna, di tutto quello che è scaturito, c’era Procopio che era l’artefice di tutto ciò che è accaduto per il coinvolgimento della Caruso, la concussione, quello lo dice un Giudice». 

Le violazioni ex Articolo 11

«Allora da una parte noi abbiamo le congetture e dall’altra parte abbiamo provvedimenti giurisprudenziali con cui dobbiamo fare i conti, dovremo fare i conti con queste conclusioni». Quasi in chiusura, Facciolla, riferendosi alle ipotesi di falso e corruzione, dice al Giudice che «se cade il capo d’imputazione del falso insieme a Greco cade tutto il discorso del mancato coordinamento della procura di Catanzaro, Giudice, è questo il problema, è sullo sfondo il problema del mancato coordinamento. Le violazioni commesse ex Articolo 11 dalla procura di Catanzaro sono oggetto di quel carteggio che io trovo inutilmente allegato. Non c’è un atto di indagine, non viene sentita una persona. Io intercetto i Greco di Cariati che parlano di farmela pagare, mi devono fare un esposto, immediatamente mando gli atti alla procura Generale, alla procura Generale a Salerno, dove li trovo questi atti, inseriti nel mio fascicolo».

Poi smentisce il fatto che prima dell’interrogatorio di Spadafora in carcere, a seguito dell’operazione “Stige”, «c’è stata una riunione durata diverse ore nell’ufficio di Facciolla con Greco e Tignanelli. Giudice, ma si rende conto, ma ci rendiamo conto della gravità? E da dove risulta questo? la prego, io non le voglio leggere, ma le conversazioni le allegherò tutte queste qui, conversazioni in cui si capisce che Greco sta a Castrovillari e che è in attesa davanti la mia porta, perché il giorno dopo doveva fare l’interrogatorio. E Tignanelli dove sta? Tignanelli è fuori, si capisce chiaramente dalla conversazione». 

Le conclusioni di Facciolla

«Giudice, sostanzialmente io la ringrazio per avermi ascoltato, mi dispiace se a volte sono, come dire, mi sono lasciato prendere anche un po’ dall’emozione e dal sentimento, però, Giudice, mi creda, io ho dato la vita per questo lavoro, avrei potuto tranquillamente vivere di altro, io facevo l’Avvocato, ironia della sorte mi occupavo di Diritto del Lavoro, quindi immagini, adesso mi trovo a fare il Diritto del lavoro, quindi il Giudice del Lavoro, forse non tutti i mali vengono per nuocere, però è stata una mia scelta farlo, avevo di che cosa sopravvivere e di che campare. Io le chiedo soltanto di non, come dire, non contribuire, evidentemente intendo contribuire in termini squisitamente giuridici e procedurali, a quello che definisco veramente senza ombra di alcun dubbio e di alcun intingimento il mio omicidio professionale, perché questo è stato fatto».

«Attraverso tutto ciò di cui stiamo parlando mi hanno ucciso, sì, professionalmente, mi hanno ucciso la vita, mi hanno ucciso nei miei rapporti personali, Giudice, miei rapporti personali, perché io ho dovuto spiegare ai miei figli del perché i loro tabulati sono stati acquisiti, ho dovuto spiegare a mia moglie perché sono andati a verificare addirittura i regali delle liste di nozze la Guardia di Finanza. Io sono sposato da quasi 30 anni, Giudice, da quasi 30 anni. Questo era l’interesse che aveva la procura di Salerno, questo è quello che è stato fatto, e questo è un omicidio professionale, di cui certamente qualcuno prima o poi dovrà pagare il conto. Quindi le chiedo soltanto questo, di essere sereno, di essere terzo indipendente come sono sicuro lei sa essere, nonostante, la sua giovane età». Prima della fine, Facciolla dice: «Giudice, solo per ribadire quello che ho già detto, che sono disponibile, qualora lei lo dovesse ritenere, a rendere interrogatorio in qualsiasi momento». 

Domani si torna in udienza preliminare

Il futuro processuale di Eugenio Facciolla, e degli altri imputati, si conoscerà entro una settimana. Domani infatti è prevista una nuova udienza e si attende che la procura di Salerno produca, o meno, tutti quegli atti che il magistrato di Cosenza ha riportato nelle sue dichiarazioni spontanee di cui si vede la traccia ma non il contenuto. La sentenza arriverà invece il prossimo 20 luglio. E li scopriremo cosa succederà all’attuale giudice civile di Potenza.

Tags
Mostra altro

Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo di cronaca giudiziaria. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

Articoli correlati

Back to top button
error: Contenuto Protetto Da Copyright Cosenzachannel.it
Close

Adblock Rilevato

Supporta Cosenzachannel.it, disabilita il tuo Adblock per la nostra pagina