Nessun alibi, nessuna scusa. Il Cosenza Calcio visto contro il Giugliano ha davvero toccato il fondo. E sarebbe troppo comodo rifugiarsi dietro le assenze di Ricciardi e Kouan per spiegare una prestazione che, per atteggiamento e contenuti, non è stata all’altezza della maglia.

La squadra mandata in campo da Buscè nel primo tempo, così come le sostituzioni operate nella ripresa, avevano i mezzi per fare molto di più. Non si parla di calcio champagne, ma di cose basilari: agonismo, ordine, personalità. Nulla di tutto questo si è visto. Il Cosenza è apparso in balia di se stesso, impaurito, mai incisivo, costantemente soggiogato da un avversario che non vinceva da tre mesi.

E qui sta il dato più allarmante. Il Giugliano, sceso in campo con il coltello tra i denti, arriva da una stagione segnata da uno dei peggiori attacchi e da una delle difese più fragili del girone. Eppure è riuscito a segnare tre gol senza subirne, dominando una gara che il Cosenza non ha mai davvero giocato.

Una vera e propria frittata rossoblù, nella quale le responsabilità di Buscè ci sono e sono evidenti. La squadra si è involuta, ha perso certezze e soprattutto ha smarrito l’identità, quella che nei momenti difficili dovrebbe emergere prima ancora della qualità tecnica.

Le attenuanti non mancano del tutto. La rosa è corta, è vero. Ma basta con le mezze frasi e con le “accuse” lasciate a metà. Il campionato va portato avanti nel miglior modo possibile, perché la posizione playoff è ancora lì e può portare lontano i Lupi della Sila, se gestita con serietà e fame. Adesso servono gli attributi. Senza giri di parole. Perché il fondo, stavolta, è stato toccato davvero.