logo
  • Sezioni

    • Cronaca

    • Politica

    • Cosenza Calcio

    • Economia e Lavoro

    • Italia Mondo

    • Sanità

    • Sport

    • Cultura

    • Ambiente

  • Streaming

    • LaC TV 

    • Lac Network

    • LaC OnAir 

  • LaC Network 

    • lacplay.it

    • lactv.it

    • laconair.it

    • lacitymag.it

    • ilreggino.it

    • cosenzachannel.it

    • ilvibonese.it

    • catanzarochannel.it

    • lacapitalenews.it 

  • App

    • Android

    • Apple

    Social
    • Cronaca

    • Politica

    • Sanità

    • Cosenza Calcio

    • Ambiente

    • Società

    • Cultura

    • Economia e Lavoro

    • Sport

    • Eventi

    • Sezioni
      • Cronaca

      • Politica

      • Cosenza Calcio

      • Economia e Lavoro

      • Italia Mondo

      • Sanità

      • Sport

      • Cultura

      • Ambiente

    • Streaming
      • LaC TV 

      • Lac Network

      • LaC OnAir 

    • LaC Network 
      • lacplay.it

      • lactv.it

      • laconair.it

      • lacitymag.it

      • ilreggino.it

      • cosenzachannel.it

      • ilvibonese.it

      • catanzarochannel.it

      • lacapitalenews.it 

    • App
      • Android

      • Apple

    Social
      Home page>Cronaca>Sergio Cosmai, l'omicidi...

      Sergio Cosmai, l'omicidio più "eccellente" di Cosenza compie 40 anni

      Attraverso testimonianze e atti processuali ripercorriamo la triste storia del direttore del carcere ucciso dalla 'ndrangheta il 12 marzo del 1985
      Marco Cribari
      9 luglio 202511:58
      1 of 5
      gallery image

      Sergio Cosmai, l'omicidio più "eccellente" di Cosenza compie 40 anni

      Sergio Cosmai, l'omicidio più "eccellente" di Cosenza compie 40 anni
      gallery image

      Sergio Cosmai, l'omicidio più "eccellente" di Cosenza compie 40 anni

      Sergio Cosmai, l'omicidio più "eccellente" di Cosenza compie 40 anni
      gallery image

      Sergio Cosmai, l'omicidio più "eccellente" di Cosenza compie 40 anni

      Sergio Cosmai, l'omicidio più "eccellente" di Cosenza compie 40 anni
      gallery image

      Sergio Cosmai, l'omicidio più "eccellente" di Cosenza compie 40 anni

      Sergio Cosmai, l'omicidio più "eccellente" di Cosenza compie 40 anni
      gallery image

      Sergio Cosmai, l'omicidio più "eccellente" di Cosenza compie 40 anni

      Sergio Cosmai, l'omicidio più "eccellente" di Cosenza compie 40 anni

      Chi era Sergio Cosmai? E perché fu ucciso? Quarant’anni dopo, ripercorriamo la triste vicenda che lo riguarda attraverso la cronaca di quei giorni, le sentenze e i profili dei suoi carnefici, protagonisti oscuri del delitto più “eccellente” avvenuto nella città di Cosenza.  

      L’omicidio – Due sicari con la parrucca

      Il 12 marzo del 1985, il trentaseienne Sergio Cosmai percorre alla guida della sua Fiat 500 una strada di periferia che collega la città di Cosenza con la vicina Rende. È un vialone lungo e diritto, in una zona oggi ad alta densità abitativa ma che allora è di aperta campagna, sporcata qui e là dal cemento di qualche palazzo. Ignora che, un giorno, proprio quella strada porterà il suo nome.  Sta andando a prendere la sua figlioletta all’asilo per riportarla a casa. Lo fa ogni giorno, dopo aver staccato dal lavoro. Da circa due anni e mezzo è alla guida della casa circondariale di Cosenza, ma in quel periodo gli tocca dirigere anche il carcere di Vibo Valentia, città nella quale si reca per tre volte a settimana. Cascasse il mondo, però, non si sottrae mai a quell’incombenza familiare. Lo sanno tutti, anche i suoi assassini che da settimane lo pedinano, studiandone le abitudini. E quel giorno decidono di entrare in azione. 

      All’improvviso una Colt verde taglia la strada alla 500 di Cosmai. A bordo c’è una coppia di sicari del clan Perna-Pranno, Dario Notargiacomo e Stefano Bartolomeo. Indossano barbe posticce e parrucche acquistate a Roma, in un negozio di Porta Maggiore che vende articoli per il teatro.  Scendono dall’abitacolo e cominciano a fare fuoco con una pistola e un fucile a canne mozze. Il direttore è ferito, ma ha il tempo di reagire: innesta la retromarcia e tenta di la fuga, ma il killer continua a sparare senza tregua. E non appena la 500 arresta la marcia, il commando si dà alla fuga. Nicola Notargiacomo, il fratello di Dario, li recupererà qualche km più avanti a bordo di un’auto pulita. Cosmai non è ancora morto, ma all’arrivo dei soccorritori le sue condizioni sono più che critiche. Per salvargli la vita, si tenta il trasferimento disperato in una clinica pugliese, lì dove purtroppo il suo cuore cesserà di battere.

      Sergio Cosmai mentre passa in rassegna i suoi uomini nella casa circondariale di via Popilia

      Gli investigatori dell’epoca non hanno neppure il tempo di ragionare sul possibile movente che, già poche ore dopo, un testimone offre loro su un piatto d’argento i responsabili dell’omicidio. I Notargiacomo e Bartolomeo, dunque finiscono in carcere, mentre il fratello di quest’ultimo, Giuseppe Bartolomeo, parimenti coinvolto con il ruolo di “staffetta”, riesce a evitare l’arresto. All’epoca, il Codice prevede che il processo non si celebri nel Tribunale più vicino al luogo in cui è stato commesso il crimine, ma in quello dove è deceduta la vittima. E così, nel 1987 il dibattimento si farà nella città di Trani. (clicca avanti per continuare)    

      I processi – Gli assassini la fanno franca

      Il processo è squisitamente indiziario e arriva in un’epoca in cui non esistono leggi sui collaboratori di giustizia. Al primo round, la Corte d’assise di Trani si pronuncia a favore dell’ergastolo, in virtù di una serie di indizi che sembrano combaciare alla perfezione. Dopo aver ucciso Cosmai, infatti, Stefano e Dario abbandonano la Colt verde in un cortile di Commenda. Qui, però, sono avvistati da alcuni inquilini del palazzo, tra cui un ragazzino di dodici anni. Quest’ultimo, nota anche l’arrivo del terzo complice (Nicola) a bordo di una Fiat 127 bianca e im seguito riferirà tutto alla polizia, indicando la foto di Stefano Bartolomeo come uno dei due uomini scesi dalla Colt.

      Lo riconosce in mezzo alle segnaletiche di altri 194 pregiudicati. «È lui» dice senza alcuna esitazione e a quell’indicazione segue un riflesso condizionato: gli agenti si fiondano immediatamente fuori dalla stanza per andare ad arrestare il loro primo sospettato. Grave errore, se ne accorgeranno in seguito. Le successive indagini consentono di accertare che, quel 12 marzo, Bartolomeo ha incontrato i suoi amici Dario e Nicola. E che quest’ultimo possiede una Fiat uguale a quella descritta dal giovane testimone. Nessuno dei tre, inoltre, presenta un alibi in grado di posizionarli lontani dalla scena del crimine nel pomeriggio incriminato, e questi indizi messi a sistema convince la Corte d’assise di Trani a punirli con il carcere a vita. Per prendere quella decisione, i giudici impiegano solo cinquanta minuti.

      Stefano Bartolomeo pedinato dai carabinieri nel 1989

      In Appello, però, le prove sono riviste sotto una luce diversa. La testimonianza del bambino? Insufficiente, proprio in virtù della sua tenera età. Da evidenziare poi, che al primo riconoscimento fotografico (che per la foga e l’emozione del momento non viene neanche verbalizzato) ne segue un altro in cui le certezze cominciano a non essere più tali. Stefano Bartolomeo, infatti, non è più l’uomo della Colt, bensì uno che «gli somiglia». Addirittura, durante il dibattimento, il ragazzino fa dietrofront. Lo fa per paura, forse è stato anche minacciato, ma arriva a dire di essersi inventato tutto per «eccesso di protagonismo». Dettagli sui quali i giudici di Trani sorvolano, ma che per quelli di Bari diventano determinanti. 

      Sintomatico poi il coinvolgimento dei due Notargiacomo. Nessuno li vede personalmente, ma sono amici di Bartolomeo che, invece, è stato “riconosciuto” dal testimone. Per loro stessa ammissione, inoltre, i tre si sono incontrati il 12 marzo 1985, giorno dell’omicidio, e, in più, Nicola ha la 127 bianca che tutti cercano. E non solo. Se non fosse la cronaca di una tragedia, l’ultima prova raccolta all’epoca contro i due fratelli, farebbe un po’ sorridere: il ritrovamento nella loro abitazione di alcune riviste specializzate in tema di armi. Il risultato è tutti assolti «per insufficienza di prove». (clicca avanti per continuare)

      Il movente – Un uomo onesto, un uomo probo

      Quando muore Cosmai, sua moglie Tiziana Palazzo è all’ottavo mese di gravidanza. Poco più tardi darà alla luce il piccolo Sergio, chiamato così in onore di un padre che non fa in tempo a conoscere, ucciso trenta giorni prima della sua venuta al mondo. Ma chi era Sergio Cosmai? Originario di Bisceglie, in Puglia, arriva a Cosenza il 30 agosto del 1982 da giovane funzionario dello Stato con diverse esperienze già maturate sul campo. Gli esordi lo vedono vicedirettore delle carceri di Trani e Lecce, poi in Calabria a dirigere prima Locri e poi Crotone. Due posti caldi dove, però, Cosmai non avrà mai problemi. Anzi, quando abbandona il Reggino, arriva anche a piangere. «Perché lì aveva costruito rapporti veri» ricorderà in seguito la sua vedova durante un processo.

      Le rogne si manifestano con il suo arrivo nella città dei Bruzi. Il “benvenuto” glielo danno a venti giorni dall’insediamento, con una sparatoria tra detenuti divenuta celebre per la presenza del futuro latitante Edgardo Greco. Quella volta, Tiziana Palazzo assiste alla scena perché il suo alloggio affaccia proprio sul muro di cinta della prigione. All’epoca, nella casa circondariale entrano armi e i detenuti non tengono in alcun conto l’autorità delle guardie penitenziarie che, a volte, sono prese finanche a schiaffi.

      I coniugi Cosmai in uno scatto spensierato

      Nulla di strano dato che, in precedenza, nel vecchio carcere di Colle Triglio accadeva persino di peggio. I boss e i loro affiliati comunicavano con l’esterno tramite le finestre e da lì qualcuno si spingeva anche a ordinare delitti se non, addirittura a restarne vittima, come nel caso degli sfortunati Mario Lanzino e Carlo Mazzei. Insomma, una situazione che in quei giorni suggerisce a funzionari di mezz’Italia di rifiutare la destinazione cosentina poiché ritenuta «impossibile da gestire».

      Tuttavia, dopo due anni e mezzo di permanenza in città, Cosmai è sereno. A ricordarlo, è sempre la Palazzo: «Aveva chiesto il trasferimento a Taranto. Diceva che ormai a Cosenza la situazione era sotto controllo e che il carcere andava avanti da solo». L’ordine lo ha ristabilito applicando regole severe, disapprovate però dal magistrato di sorveglianza, il giudice Saltalamacchia, con cui gli scontri sono frequenti. L’episodio famigerato della rivolta in carcere, nell’agosto ’83, gli vale un’inchiesta da parte della Procura, ma nessuno immagina che sarà anche il movente del suo omicidio. Quel giorno, i detenuti si rifiutano di rientrare in cella, chiedendo un’ora d’aria in più rispetto al consentito. Gli uomini di Cosmai ci vanno giù duro con i manganelli e qualcuno mette in circolo la voce che alla spedizione antisommossa abbia preso parte anche lui, il direttore. Secondo i pentiti, è allora che matura il proposito di vendetta da parte dei killer. (clicca avanti per continuare)  

      Dario Notargiacomo – La banalità del male

      «Niente di personale contro di lui. Anche perché di botte in carcere, io non ne ho mai preso». Dario Notargiacomo riassumerà così la sua partecipazione all’omicidio Cosmai: con una formula banale. Proprio come il male.  Lui e suo fratello Nicola possono definirsi a tutti gli effetti, dei sopravvissuti. C’è stato un momento, infatti, in cui tutti sembravano interessati a fare loro la pelle: Cosentini, Corleonesi, perfino la Banda della Magliana. Eppure trenta e passa anni dopo Dario è ancora qui. «Non andare mai agli appuntamenti», è anche questo il segreto della sua longevità.

      Dal 1994 i due fratelli collaborano con la giustizia, una scelta che ha fatto evitare loro la sorte occorsa invece ai Bartolomeo, inghiottiti dalla lupara bianca tre anni prima. E così, nelle rinnovate vesti di pentiti di ‘ndrangheta, i Notargiacomo hanno ammesso che sì, a uccidere il direttore del carcere erano stati proprio loro insieme agli amici Stefano e Giuseppe. La legge proibisce di processare due volte una persona per lo stesso reato, quindi tocca prenderne atto: l’hanno fatta franca.

      Dario Notargiacomo (a sinistra) e suo fratello Nicola ai tempi della loro ascesa criminale

      A partire dal 2006, però, le loro confessioni consentono di portare alla sbarra il mandante di quel delitto, il boss Franco Perna, l’uomo al quale più di ogni altro non andava giù il rigore legalitario che Cosmai aveva imposto all’interno del carcere. «Voleva partecipare lui stesso all’azione, ma poi ebbe problemi con la giustizia e così ci mandò a dire: “Dove c’è gusto non c’è perdenza”. Un modo per comunicarci che l’operazione doveva andare avanti lo stesso» dichiarerà Dario Notargiacomo durante il processo culminato poi nella condanna di Perna all’ergastolo. Un verdetto che a differenza di quelli precedenti non è più mutato.

      Da ragazzo faceva il ballerino di danza classica, lui e suo fratello Nicola erano studenti – anche brillanti – del liceo classico Telesio. Cresciuti in una famiglia normale, priva di retaggi criminali, cosa li ha portati a trasformarsi in mafiosi? «Il fascino dell’uomo dell’ambiente, all’epoca era una moda» suggerirà suo fratello Nicola. Più intimista, invece, la versione data da Dario all’atto del suo pentimento: «Dicono spesso che ho buttato via la mia intelligenza. Il fatto è che nella mia vita gli scrupoli hanno sempre pesato sulle scelte criminali. Forse è per questo che mi sono perso». Parole che suonano bene anche come personale epitaffio. (clicca avanti per continuare)

      Epilogo – Non lo uccise il «dovere», ma la mafia

      Sono passati quarant’anni dalla morte di Sergio Cosmai. Tanto tempo, che dovrebbe fare della vicenda un caso ormai storicizzato. Eppure non è così. Non solo perché alla condanna del mandante dell’omicidio si è giunti solo in epoca più recente. Tra le ferite aperte, infatti, spicca l’offesa arrecata alla sua famiglia da parte di uno Stato che, per anni, ha considerato il direttore del carcere di Cosenza solo alla stregua di «vittima del dovere» piuttosto che della mafia. E a ciò si aggiunge il processo pugliese conclusosi in gloria per gli esecutori materiali del delitto.

      In quel caso i giudici sbagliarono in buona fede oppure no? No, secondo Mario Pranno che, ai tempi della sua collaborazione meteorica, insinua che il suo clan avesse versato ottanta milioni di lire per aggiustare quel processo. A chi? L’ex boss di San Vito non lo ha mai precisato. Oltre a lui, un altro collaboratore di giustizia, Franco Garofalo, paventa una situazione analoga, ma sempre in modo vago. E invece di fugare i dubbi, finisce per alimentarli. Anche perché, una volta usciti dal carcere, Bartolomeo e i Notargiacomo danno il via a una sanguinosa faida interna al loro gruppo proprio perché lamentano di non aver ricevuto assistenza dalla “casa madre” durante la detenzione.

      L’unica certezza, ma col senno di poi, è che si trattò di un errore giudiziario. Va da sé che se il verdetto finale fosse stato di condanna, Stefano Bartolomeo sarebbe in carcere ma ancora vivo e non inghiottito, chissà dove, dal gorgo della lupara bianca. A Cosenza non ci sarebbe stata una seconda guerra di mafia e i Notargiacomo non avrebbero mai collaborato con la giustizia. Forse non si sarebbe mai aperta la stagione dei maxiprocessi, chissà.

      Il tutto a ulteriore conferma di come certe tragedie siano in grado di determinare più di altre il corso degli eventi. E più in generale la Storia. Ucronie a parte, però, solo una cosa sarebbe rimasta immutata: niente e nessuno avrebbe potuto riportare in vita Sergio Cosmai. Uomo dello Stato e funzionario integerrimo. Vittima della ’ndrangheta.

      Una manifestazione del presidio dell’associazione “Libera” di Bisceglie intitolato a Cosmai
      1 of 5

      Tutti gli articoli di Cronaca

      ULTIMA ORA
      • - 10:56Forum del Mezzogiorno, Confapi e Sbarra: «Sud vero motore del Paese, sta dimostrando una straordinaria vitalità economica»
      • - 10:33Fondazione Lilli, il ritorno a Paravati nel segno di Lilli e mamma Natuzza: «Un pellegrinaggio di speranza»
      • - 10:02Per un lavoro libero, dignitoso e sicuro: la Chiesa calabrese si mobilita ad Amendolara dopo la strage dei migranti
      • - 10:01TEDxAmantea debutta con "Le radici del cambiamento": idee e innovazione per il futuro dei borghi
      • - 09:40"Return", all'Unical il laboratorio di Saverio Tavano tra memoria, teatro e identità dei territori
      • - 09:26Carta d'identità elettronica, slitta l'obbligo di sostituire il documento cartaceo
      • - 10:56Forum del Mezzogiorno, Confapi e Sbarra: «Sud vero motore del Paese, sta dimostrando una straordinaria vitalità economica»
      • - 10:33Fondazione Lilli, il ritorno a Paravati nel segno di Lilli e mamma Natuzza: «Un pellegrinaggio di speranza»
      • - 10:02Per un lavoro libero, dignitoso e sicuro: la Chiesa calabrese si mobilita ad Amendolara dopo la strage dei migranti
      • - 10:01TEDxAmantea debutta con "Le radici del cambiamento": idee e innovazione per il futuro dei borghi
      • - 09:40"Return", all'Unical il laboratorio di Saverio Tavano tra memoria, teatro e identità dei territori
      • - 09:26Carta d'identità elettronica, slitta l'obbligo di sostituire il documento cartaceo
      • - 10:56Forum del Mezzogiorno, Confapi e Sbarra: «Sud vero motore del Paese, sta dimostrando una straordinaria vitalità economica»
      • - 10:33Fondazione Lilli, il ritorno a Paravati nel segno di Lilli e mamma Natuzza: «Un pellegrinaggio di speranza»
      • - 10:02Per un lavoro libero, dignitoso e sicuro: la Chiesa calabrese si mobilita ad Amendolara dopo la strage dei migranti
      • - 10:01TEDxAmantea debutta con "Le radici del cambiamento": idee e innovazione per il futuro dei borghi
      • - 09:40"Return", all'Unical il laboratorio di Saverio Tavano tra memoria, teatro e identità dei territori
      • - 09:26Carta d'identità elettronica, slitta l'obbligo di sostituire il documento cartaceo
      Cronaca

      Emessi dal Questore di Cosenza 9 DACUR per un’aggressione armata

      I fatti sono avvenuti nella notte del 16 giugno in un locale di Corigliano Rossano  dove  secondo gli investigatori si sarebbe anche sparato
      Emessi dal Questore di Cosenza 9 DACUR per un’aggressione armata\n
      la tragedia

      Tragedia sulla linea ferroviaria a Belvedere Marittimo, persona travolta da un treno: circolazione sospesa

      A seguito dell'episodio, dalle 17 la circolazione ferroviaria è stata sospesa tra Diamante e Bonifati per consentire gli accertamenti dell'Autorità giudiziaria
      Francesca Lagatta
      Tragedia sulla linea ferroviaria a Belvedere Marittimo, persona travolta da un treno: circolazione sospesa\n
      L’incidente

      Cosenza, violento impatto tra un’auto e una moto su via Lungo Crati

      Ad avere la peggio la persona che viaggiava a bordo della due ruote prontamente soccorso e finito in ospedale
      Redazione
      Cosenza, violento impatto tra un’auto e una moto su via Lungo Crati\n
      La decisione

      Sparatoria sul lungomare di Rossano, il Questore emette nove Daspo urbani

      I provvedimenti dopo l'aggressione armata del 16 giugno. Vietato l'accesso ai locali della zona per periodi fino a tre anni
      Redazione
      Sparatoria sul lungomare di Rossano, il Questore emette nove Daspo urbani\n

      Video Consigliati

      VEDI TUTTI
      Società

      Vincenzo De Luca e i 40 anni de Il Delfino

      2 luglio 2026
      Ore 14:24
      Vincenzo De Luca e i 40 anni de Il Delfino
      Società

      Corsa in pigiama, a Cosenza si corre per i bambini oncologici

      1 luglio 2026
      Ore 15:52
      Corsa in pigiama, a Cosenza si corre per i bambini oncologici
      Società

      Jennifer Chimenti e l'oncologia sul territorio

      30 giugno 2026
      Ore 14:31
      <p>Jennifer Chimenti e l'oncologia sul territorio</p>
      Cronaca

      «Siamo stati abbandonati»: il video denuncia dal quartiere Serra Spiga

      30 giugno 2026
      Ore 08:57
      «Siamo stati abbandonati»: il video denuncia dal quartiere Serra Spiga
      Società

      Jennifer Chimenti e l'oncologia sul territorio

      30 giugno 2026
      Ore 14:31
      <p>Jennifer Chimenti e l'oncologia sul territorio</p>
      Cronaca

      «Siamo stati abbandonati»: il video denuncia dal quartiere Serra Spiga

      30 giugno 2026
      Ore 08:57
      «Siamo stati abbandonati»: il video denuncia dal quartiere Serra Spiga
      Società

      Vincenzo De Luca e i 40 anni de Il Delfino

      2 luglio 2026
      Ore 14:24
      Vincenzo De Luca e i 40 anni de Il Delfino
      Società

      Corsa in pigiama, a Cosenza si corre per i bambini oncologici

      1 luglio 2026
      Ore 15:52
      Corsa in pigiama, a Cosenza si corre per i bambini oncologici
      Società

      Jennifer Chimenti e l'oncologia sul territorio

      30 giugno 2026
      Ore 14:31
      <p>Jennifer Chimenti e l'oncologia sul territorio</p>
      Cronaca

      «Siamo stati abbandonati»: il video denuncia dal quartiere Serra Spiga

      30 giugno 2026
      Ore 08:57
      «Siamo stati abbandonati»: il video denuncia dal quartiere Serra Spiga
      Società

      Vincenzo De Luca e i 40 anni de Il Delfino

      2 luglio 2026
      Ore 14:24
      Vincenzo De Luca e i 40 anni de Il Delfino
      Società

      Corsa in pigiama, a Cosenza si corre per i bambini oncologici

      1 luglio 2026
      Ore 15:52
      Corsa in pigiama, a Cosenza si corre per i bambini oncologici
      Il caso

      Carcere di Rossano, giallo sulla morte del detenuto De Luca: l’autopsia non chiarisce le cause, necessario l’esito delle analisi

      L’esame autoptico di mercoledì non ha dissipato i dubbi sulle cause del decesso. Il 41enne era stato raggiunto da un’accusa di omicidio pochi giorni prima di venire trovato cadavere nella casa circondariale
      Alessia Truzzolillo
      Carcere di Rossano, giallo sulla morte del detenuto De Luca: l’autopsia non chiarisce le cause, necessario l’esito delle analisi\n
      Diritto di replica

      Bcc San Vincenzo La Costa, il Fondo di Garanzia per i Depositanti del Credito Cooperativo: «Responsabilità già accertate»

      Riceviamo e pubblichiamo la nota pervenuta in redazione da parte dell’avvocato Rodolfo Folliero
      Redazione
      Bcc San Vincenzo La Costa, il Fondo di Garanzia per i Depositanti del Credito Cooperativo: «Responsabilità già accertate»\n
      La decisione

      Rissa in tribuna durante Palermo-Catanzaro, scattano 8 Daspo: coinvolti tifosi, steward e delegazione giallorossa

      I provvedimenti del Questore dopo gli scontri del 20 maggio al Barbera nel settore “Tribuna Autorità” durante la semifinale playoff di Serie B
      Redazione Sport
      Rissa in tribuna durante Palermo-Catanzaro, scattano 8\u00A0Daspo: coinvolti tifosi, steward e delegazione giallorossa\n
      I sigilli

      Tortora, sequestrato impianto di distribuzione carburanti

      I militari del Nucleo Carabinieri Forestali hanno riscontrato una gestione illecita di rifiuti e inquinamento ambientale, che ha causato un rischio elevato per l’ecosistema fluviale.
      Redazione
      Tortora, sequestrato impianto di distribuzione carburanti\n
      L’incidente

      Corigliano Rossano, perde il controllo dell’auto e finisce fuori strada: ferito un 19enne

      Sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo radiomobile, il personale del 118 e le squadre dell’Anas per il ripristino della circolazione stradale
      Matteo Lauria
      Corigliano Rossano, perde il controllo dell’auto e finisce fuori strada: ferito un 19enne\n
      senza risposte

      Prendocasa Cosenza in Comune, protesta al Welfare con gli occupanti di via Savoia e delle ex Canossiane

      Gli attivisti: «La nostra è una mobilitazione che proseguirà anche nei prossimi giorni, affrontando anche la gravissima questione del contributo regionale per il fitto casa, rispetto alla quale continuano a mancare risposte adeguate»
      Redazione
      Prendocasa Cosenza in Comune, protesta al Welfare con gli occupanti di via Savoia e delle ex Canossiane\n
      Ricostruzione investigativa

      ’Ndrangheta, l'assalto (in 5 fasi) del clan Piromalli ad Amazon: le estorsioni e il patto con i colletti bianchi

      Dalle mazzette pasquali al controllo dei curriculum: l’informativa del Ros svelano il piano del capobastone di Gioia Tauro per infiltrare il nuovo polo logistico. Un’indagine che attraversa patti di protezione, furti simulati e il ruolo chiave di un avvocato vicino alla cosca
      Pablo Petrasso
      ’Ndrangheta, l'assalto (in 5 fasi) del\u00A0clan Piromalli ad Amazon: le estorsioni e il patto con i colletti bianchi\n
      il blitz

      Castrovillari, cinque misure cautelari per i pusher che spacciavano cocaina, hashish e marijuana

      L’indagine, svolta con presidi di natura tecnica e tradizionale, hanno permesso di ricostruire, a livello di gravità indiziaria, le dinamiche di approvvigionamento e smercio, avvenuto in maniera seriale
      Redazione
      Castrovillari, cinque misure cautelari per i pusher che spacciavano cocaina, hashish e marijuana\n
      La decisione

      ’Ndrangheta, confiscati beni per oltre un milione di euro alla cosca Bagnato: 90 terreni tornano ai legittimi proprietari

      VIDEO | Dopo le condanne definitive, il Tribunale di Catanzaro dispone la confisca di terreni, immobili e aziende agricole riconducibili al clan di Roccabernarda. Accertata la sottrazione illecita di decine di appezzamenti
      Redazione Cronaca
      ’Ndrangheta, confiscati beni per oltre un milione di euro alla cosca Bagnato: 90 terreni tornano ai legittimi proprietari\n
      consumo di droga

      Cosenza scelta per il Progetto PSICO: nell’aria tracce di cocaina e ketamina

      Nella Relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze, introdotte metodologie scientifiche d’avanguardia per mappare il consumo di stupefacenti. Il sito della Città dei Ragazzi faceva parte di ristretto un nucleo di 17 zone individuate per le analisi specialistiche. Ecco cosa è emerso
      Antonio Clausi
      Cosenza scelta per il Progetto PSICO: nell’aria tracce di cocaina e ketamina\n
      Lotta alle dipendenze

      Cocaina, marijuana e ketamina: la mappa delle droghe in Calabria (che resta hub della polvere bianca)

      Nella Relazione al Parlamento 2026 spiccano l’analisi delle acque reflue a Catanzaro e Vibo Valentia e lo screening dell’aerosol atmosferico a Cosenza: ecco la diffusione delle sostanze stupefacenti dal Pollino allo Stretto. Continuano i sequestri record ai narcos mentre la regione zoppica sulle strutture
      Antonio Clausi
      Cocaina, marijuana e ketamina: la mappa delle droghe in Calabria (che resta hub della polvere bianca)\n
      Viaggio della speranza

      Da Lamezia a Milano, 24enne in pericolo di vita trasferito con un volo d’urgenza dell’Aeronautica al Niguarda

      L’uomo, proveniente dall’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, è stato imbarcato insieme a un’equipe medica dopo l’attivazione della procedura su richiesta della Prefettura
      Redazione Cronaca
      Da Lamezia a Milano, 24enne in pericolo di vita trasferito con un volo d’urgenza dell’Aeronautica\u00A0al Niguarda\n
      La sentenza

      Arsac nel mirino del Garante della privacy, il Tribunale di Cosenza annulla sanzione da 50mila euro

      Una dipendente in smart working aveva lamentato la violazione dei propri dati dati personali in relazione al sistema informatico che l’Ente utilizza per il controllo delle postazioni di lavoro da remoto. L’avvocato Oreste Morcavallo: «Soddisfatti per i princìpi espressi dal Giudice»
      Redazione
      Arsac nel mirino del Garante della privacy, il Tribunale di Cosenza annulla sanzione da 50mila euro\n
      La decisione

      Gratuito patrocinio, assolto dall’accusa di falso Bruno Piccolo

      Dagli atti era emerso che il reddito indicato nella richiesta superava la soglia prevista dalla normativa per l’accesso al beneficio
      Redazione
      Gratuito patrocinio, assolto dall’accusa di falso Bruno Piccolo\n
      La protesta

      Morte Salvatore Iaccino, La Base dopo la sentenza: «Continueremo a chiedere giustizia»

      Il movimento interviene dopo la decisione della magistratura: «Una persona affidata a una struttura per essere protetta non dovrebbe morire senza che restino risposte chiare per la famiglia»
      Redazione
      Morte Salvatore Iaccino, La Base dopo la sentenza: «Continueremo a chiedere giustizia»\n
      Richiesta di rinvio

      Traffico illecito di rifiuti, la Procura chiede il rinvio a giudizio del patron del Cosenza Guarascio - NOMI

      L’udienza preliminare a carico del patron rossoblu, sua sorella, un dirigente della regione e funzionari Arpacal avrà inizio il 6 novembre. Secondo l’accusa l’impianto di compostaggio di Vazzano non produceva fertilizzante ma rifiuti pericolosi
      Alessia Truzzolillo
      Traffico illecito di rifiuti, la Procura chiede il rinvio a giudizio del patron del Cosenza Guarascio\u00A0- NOMI\n
      Trasporto gratuito

      A Cassano il pulmino anti-caporalato: ogni giorno porta 80 braccianti nei campi. Entro fine anno l’acquisto di un nuovo bus

      L’iniziativa promossa dal Comune Cassano Ionio e da Cidis permette a decine di lavoratori stranieri di raggiungere le campagne della Piana di Sibari in modo gratuito e sicuro: «Strumento concreto di legalità e inclusione sociale»
      Redazione Cronaca
      A Cassano il pulmino anti-caporalato: ogni giorno porta 80 braccianti nei campi. Entro fine anno l’acquisto di un nuovo bus\n
      L’indagine

      Incidente mortale sulla 107, indagati per omicidio stradale i custodi dei cavalli che vagavano sulla Statale

      L’incidente si è verificato nella tarda serata del 19 giugno, in località Campodanaro. A perdere la vita una 48enne di Cosenza
      Redazione Cronaca
      Incidente mortale sulla 107, indagati per omicidio stradale i custodi dei cavalli che vagavano sulla Statale\n
      violento incidente

      Schiavonea, scontro nella notte tra auto e moto: centauro ferito, veicolo in fiamme

      Il sinistro ha alimentato momenti di forte apprensione tra le numerose persone presenti nei pressi del lungomare che hanno assistito al divampare dell’incendio
      Matteo Lauria
      Schiavonea, scontro nella notte tra auto e moto: centauro ferito, veicolo in fiamme\n
      il sinistro

      Rossano, Audi Q5 sbanda in contrada Petra: ingenti danni causati

      Sono in corso gli accertamenti per chiarire le cause dell’incidente e comprendere cosa abbia provocato la perdita di controllo del mezzo da parte del conducente
      Matteo Lauria
      Rossano, Audi Q5 sbanda in contrada Petra: ingenti danni causati\n
      1
      2
      3
      4
      5
      6
      7
      8
      9
      ...
      PIÙ LETTI
      1
      Richiesta di rinvio

      Traffico illecito di rifiuti, la Procura chiede il rinvio a giudizio del patron del Cosenza Guarascio - NOMI

      2
      la tragedia

      Tragedia sulla linea ferroviaria a Belvedere Marittimo, persona travolta da un treno: circolazione sospesa

      3
      L’incidente

      Cosenza, violento impatto tra un’auto e una moto su via Lungo Crati

      4
      Chiusura indagini

      Inchiesta sull’intramoenia all’ospedale Pugliese-Ciaccio: ci sono due nuovi indagati - NOMI

      5
      consumo di droga

      Cosenza scelta per il Progetto PSICO: nell’aria tracce di cocaina e ketamina

      Scarica tutte le nostre app!
      LaC Network
      • Footer 1
        • lacplay.it

        • lactv.it

        • laconair.it

      • Cosenza Footer
        • lacitymag.it

        • lacapitalenews.it

        • ilreggino.it

        • ilvibonese.it

        • catanzarochannel.it

      CosenzaChannel.it © – L’informazione dell’area urbana e provincia

      Diemmecom Società Editoriale - reg. trib. CS n. 2709 del 16/12/2009 - R.O.C. 4049

      Direttore Responsabile Francesco Laratta

      Vicedirettore Antonio Clausi

      Direttore Editoriale Maria Grazia Falduto

      www.diemmecom.it

      RedazioneSegnala alla redazionePrivacyCookie policyNote legaliGestisci preferenze cookieLavora con noi
      Copyright © 2014-2026 Diemmecom Società Editoriale - Tutti i diritti sono riservati