Il titolare: «Offrivo 2.500 euro netti al mese, più alloggio, per sei giorni su sette e solo servizio serale ma trovare professionisti disposti ad assumersi responsabilità è diventato estremamente difficile»
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Dopo oltre un decennio di attività cambia il destino di una delle pizzerie più riconoscibili dell’entroterra cosentino. A’mmasciata, il locale di Luca Tudda a San Marco Argentano, chiude il suo ciclo storico, lasciando spazio a un nuovo progetto e riaccendendo il dibattito su una crisi sempre più diffusa nel settore: la mancanza di personale qualificato.
La scelta annunciata sui social
A comunicare la decisione è stato lo stesso pizzaiolo con un video pubblicato il 21 febbraio. «Qui termina un capitolo importante della mia storia – ha spiegato Tudda – è una scelta necessaria, seppur dolorosa, maturata negli ultimi tempi e legata alla crescente difficoltà nel trovare personale qualificato». Una difficoltà che si è intrecciata con l’espansione del suo nuovo progetto imprenditoriale, rendendo impossibile proseguire con l’organizzazione precedente.
Il nodo personale: un problema sempre più diffuso
Il tema non è nuovo. Già a fine gennaio, intervistato dal Gambero Rosso, Tudda aveva evidenziato la difficoltà nel reperire pizzaioli specializzati, nonostante condizioni economiche importanti. «Offrivo 2.500 euro netti al mese, più alloggio, per sei giorni su sette e solo servizio serale – raccontava – ma trovare professionisti disposti ad assumersi responsabilità è diventato estremamente difficile». Una situazione che, secondo il pizzaiolo, mette in crisi il modello stesso della pizzeria artigianale, spesso costruito attorno a una figura centrale difficile da sostituire.
Il progetto Amonoglu e il cambio di rotta
Negli ultimi anni Tudda ha concentrato energie su Amonoglu, progetto dedicato alla pizza inclusiva e senza glutine, avviato nel 2022 e oggi in crescita. Viaggi, ricerca e sviluppo hanno reso sempre più complessa la presenza quotidiana in pizzeria. L’idea di trovare un sostituto stabile non si è concretizzata, portando alla decisione definitiva: «Amonoglu oggi ha bisogno di tutta la mia attenzione. Credo fortemente nella pizza inclusiva e voglio sviluppare questo marchio».
Il futuro di A’mmasciata
La pizzeria non chiuderà del tutto, ma cambierà identità. Il locale sarà affidato a un nuovo team che manterrà il nome, ma con una proposta diversa, lontana dalla pizza napoletana firmata Tudda e legata a un’impostazione autonoma. «Meglio fermarsi che snaturare un progetto costruito con rigore», ha spiegato il pizzaiolo, ringraziando i clienti per il sostegno ricevuto negli anni.
Un segnale per tutto il comparto
La scelta diventa così un simbolo di una criticità più ampia. «C’è qualcosa di distorto nel sistema – ha aggiunto Tudda – se non si affrontano formazione e sostenibilità del lavoro, situazioni simili si ripeteranno sempre più spesso». Una riflessione che va oltre il caso locale e coinvolge l’intero settore della ristorazione artigianale.

