Unione dei Comuni, Provincia di Cosenza e Pronto Soccorso in affanno. Sandro Principe tocca i temi caldi del momento lanciando i consueti messaggi. Sul primo punto fa presente quanto sia indispensabile Montalto Uffugo, considerata strategica insieme a Rende nello sviluppo economico dell’intera area urbana. «Come si fa a tenerla fuori?» chiede inserendo implicitamente la risposta già nel porre il quesito. Ha resistito alle avance bipartisan per la presidenza dell’Ente al voto il prossimo 8 marzo, rivendicando l’impegno preso con i cittadini di Rende. In più svela di aver chiesto a Roberto Occhiuto maggiori posti letto all’Annunziata così da decongestionare il presidio di primo intervento.

In mezzo, ha espresso una posizione articolata, intrecciando il tema delle “ingerenze” internazionali degli Stati Uniti d’America sulla presenza dei medici cubani nelle aziende ospedaliere calabresi. Al tempo stesso ha richiamato un principio di autonomia decisionale, rievocando quanto accaduto 40 anni fa a Sigonella. Ma l’argomento d’apertura è il tentativo di unificare i servizi nell’hinterland di Cosenza.

Principe, Rende ha inviato la bozza dello Statuto dell’Unione dei comuni a Cosenza, Castrolibero e Montalto Uffugo. Sono tutti d’accordo a partire con questo quartetto base?
«Ho letto un’intervista di Orlandino Greco che esprimeva qualche riserva su Montalto Uffugo. Noi abbiamo fatto un lavoro collettivo ed essendo una bozza dovrà poi essere approfondita dai supporti che internamente hanno le amministrazioni ed anche da noi sindaci. Il tutto per verificare che ci sia sinergia e condivisione. Posso capire le sue riserve sul piano territoriale, ma come si fa a tenere fuori Montalto?».

Entri nel dettaglio.
«Ci sono tanti servizi da far funzionare, ma non si può trascurare il tema dello sviluppo. Abbiamo un’università che sforna talenti nel campo dell’IA e dell’informatica. Io direi di sfruttare queste qualità portando alle nostre latitudini aziende innovative che permettano ai ragazzi di restare in sede. La tendenza nel paese, del resto, è chiara: rintracciare luoghi a costi più accessibili e il Mezzogiorno è l’ideale per delocalizzare. Lo sostengo da anni, di recente l’ho ribadito in occasione del referendum e dell’incontro con la città al cinema Garden. Sul Corsera qualche giorno fa è stato pubblicato un articolo di economia: nei settori sopracitati il sud supera nord. Detto ciò, Orlandino Greco tiene conto che Rende e Montalto hanno, insieme, la prima area industriale della Calabria? Unite da ponte sul fiume Settimo, in quell’area sorgeranno il nuovo ospedale, lo svincolo dell’A2, i nuovi collegamenti ferroviari e le infrastrutture di raccordo. Ribadisco: impossibile tenere fuori Montalto Uffugo. Una volta che partirà la discussione troveremo l’intesa giusta».

In passato spesso se n’è parlato, ma mai si è giunti al dunque. Rende dà l’impressione di voler tirare dritta stavolta. Lo farebbe anche se qualche comune dovesse frenare?
«In una macchina esistono freno e acceleratore. La questione Montalto è da superare, ma un punto importante inserito nello statuto taglia la testa alle polemiche alimentate delle associazioni cosentine che guardano a sud. Ci sarà una norma che permetterà a tutti i comuni del circondario, sia a sud che a nord, di aderire all’Unione».

Si potevano coinvolgere subito?
«Immaginate di mettere insieme 30 territori: sarebbe stata una torre di Babele. I quattro comuni si prendono il compito di mettere un punto fermo, poi la porta sarà aperta a tutti. Inoltre, è prevista una geografia variabile da servizio a servizio: quello che interessa al membro “A”, può non essere utile per il membro “B”».

Unificare trasporti e raccolta dei rifiuti sarebbe un passo epocale. Se tutto andasse secondo i piani, quanto servirebbe per il primo giorno di applicazione?
«Bisogna fare in fretta. Ora tutti sono impegnati tutti per le Provinciali. Subito dopo dovremo chiudere lo statuto e andare in consiglio. Con buona volontà, per fine maggio la pratica potrebbe essere portata al vaglio delle singole assise».

Ha citato le Provinciali. Rende è in mezzo a due fuochi: Cosenza con Caruso da un lato e Montalto Uffugo con Faragalli dall’altro. Il suo consiglio è eterogeneo, arrivano sollecitazioni?
«Non faccio il confessore dei consiglieri di maggioranza. Siamo in campagna elettorale e il meccanismo lo conosciamo. Ad ogni modo, anche la minoranza di Rende è molto eterogenea. Io sono sempre stato di centrosinistra e nel merito delle cose da fare per i ceti più deboli sono più a sinistra di molti. Il corpo della mia maggioranza è di centrosinistra, ma sulle questioni amministrative siamo aperti a confronti con le forze moderate: da qui la presenza di IdM al nostro fianco in Comune».

Perché non si è candidato lei? Le pressioni che ha ricevuto sono di dominio pubblico.
«Io ho ricevuto pressioni da ambo gli schieramenti, è vero. Ho declinato perché il peso di reggere un Comune come Rende, ormai centrale nelle strategie regionali, è enorme. Cito, a dover di cronaca, l’Unical, il nuovo Hub e l’ampia infrastrutturazione di matrice europea in essere. Quello che sta avvenendo in quell’area è contenuto nel PRG approvato nel 2001: sono 25 anni che ci lavoriamo e che stiamo dietro all’Anas per lo svincolo A2. Giusto sottolineare che, per i collegamenti, i finanziamenti furono assegnati a Rende e Montalto da Mario Oliverio (circa 6 milioni, ndr), ma oggi sono diventati insufficienti. A questi si aggiungeranno quelli promessi dal Ministro Matteo Salvini per i collegamenti con il nuovo ospedale».

Allarghiamo il campo. Occhiuto ha incontrato l’ambasciatore Mike Hammer, incaricato di affari Usa a Cuba. Gli ha ribadito, appresa della ferrea contrarietà a stelle e strisce, dell’importanza dei medici caraibici in Calabria. È d’accordo col tamponare l’emergenza con un nuovo contingente di camici bianchi?
«Non ho alternative da proporre, quindi come farei ad esprimere un disaccordo? Non condivido che gli USA ci dicano se utilizzare o meno i cubani, è un evidente tentativo di discriminazione. Sotto questo profilo rivendico la mia appartenenza socialista ed enfatizzo l’episodio di Sigonella. Ad Occhiuto ho detto anche altro, però».

Ci renda partecipi.
«Gli ho detto che, in riferimento al Pronto Soccorso di Cosenza, il dg e la Regione devono porsi il problema dei posti letto. Da vecchio amministratore presumo che quando c’è un ingolfamento al PS, la medicina del territorio non funziona. In prospettiva si sta cercando di porre rimedio con le case di comunità e con 40 milioni destinati all’area dell’Annunziata per la medicina territoriale. Tuttavia servirà tempo. Portando a regime le case di comunità e regolando il ruolo dei medici di base, ci saranno vantaggi. Ma la Regione nel mentre non può ignorare il soffocamento del Pronto Soccorso».

In una sua recente sortita, ha tacciato l’opposizione in consiglio regionale di fare opposizione solo con comunicati stampa. Conferma o ha notato miglioramenti?
«Quello dei comunicati stampa è un vezzo della politica di oggi e vale per tutti. Essendo la politica priva di contenuti, si affida la missione di dire “esisto” alle note inviate ai giornali. Porto l’esempio del comune di Rende, dove abbiamo approvato un Bilancio con tanti spunti finanziari e di programmazione. L’opposizione non ha fiatato, se non con un intervento senza nemmeno procedere alle dichiarazioni di voto. Mentre era ancora in corso il Consiglio ha però mandato un comunicato stampa su quisquilie».

Principe, ha parlato poco e niente di politica…
«Dovremmo dedicare un’intera intervista al sistema. Magari approfondiremo le esigenze di direzione che mi pare sussistano in alcune organizzazioni che formalmente sono titolari di culture politiche di cui la Calabria e il Paese hanno bisogno…».