Nel mese dedicato alla consapevolezza sull’autismo, a Rende si apre un confronto che va oltre la dimensione sanitaria e chiama in causa l’intera comunità. L’Unità operativa di Neuropsichiatria infantile dell’Asp di Cosenza, con il patrocinio del Comune, ha promosso due giornate di incontro per affrontare uno dei nodi più delicati: il futuro delle persone con disturbo dello spettro autistico.

Il primo appuntamento del 22 aprile scorso, si è sviluppato attorno alla proiezione del film La vita da grandi, seguita da un dibattito partecipato con le famiglie. Dal confronto è emersa una doppia lettura: da un lato il riconoscimento del lavoro svolto dai professionisti nei percorsi di diagnosi e trattamento, dall’altro una criticità strutturale che resta irrisolta, quella del cosiddetto “dopo di noi”.

Le famiglie hanno evidenziato la difficoltà di immaginare un percorso di vita stabile e continuativo, sottolineando come le progettualità esistenti risultino spesso frammentate e prive di un riferimento istituzionale capace di accompagnare la persona nel tempo. Una frattura che apre una riflessione più ampia sul modello di presa in carico.

Non più interventi limitati all’ambito clinico, ma un approccio sistemico che coinvolga i contesti sociali. In questa direzione si inserisce il concetto di “accomodamento ragionevole”, previsto dalla normativa sul Progetto di Vita, che richiama la necessità di adattare ambienti, servizi e comunità per renderli realmente inclusivi.

Il secondo appuntamento, in programma martedì 28 aprile al Museo del Presente di Rende, sarà dedicato proprio alla costruzione di questo percorso: dalla diagnosi al trattamento, fino alla definizione di un progetto di vita che tenga insieme bisogni, diritti e prospettive future.

Al centro, il lavoro di rete. Non solo istituzioni, ma anche famiglie, operatori, associazioni e cittadini, chiamati a costruire una visione condivisa dell’inclusione. L’obiettivo è superare la logica degli interventi episodici e costruire risposte durature, capaci di accompagnare la persona con autismo lungo tutto l’arco della vita.

Il passaggio è chiaro: senza una comunità preparata e consapevole, ogni percorso individuale rischia di interrompersi. E il “dopo di noi” resta una domanda ancora aperta.