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Da Rinaldo Gentile a Ettore Sottile, quando la libertà dura pochi minuti

Da Rinaldo Gentile a Ettore Sottile, quando la libertà dura pochi minuti

L’ultimo caso di scarcerazione ottenuta per pochissimi minuti riguarda il presunto contabile del clan “Rango-Zingari”. Mesi fa toccò invece a Rinaldo Gentile, presunto esponente di spicco della cosca “Lanzino” di Cosenza. 

Presunti mafiosi in libertà, anzi no. Ettore Sottile ha assaporato per pochi minuti la prospettiva di poter tornare a casa a piede libero dopo aver subito una condanna a sedici anni di carcere col rito abbreviato nel processo “Nuova Famiglia”, perché lo stesso gip che aveva accolto l’istanza di scarcerazione presentata dagli avvocati difensori Antonio Sanvito e Cesare Badolato ha emesso subito dopo un’ordinanza di custodia cautelare relativa al capo d’accusa del narcotraffico, reato per il quale aveva preso oltre 14 anni di reclusione, su richiesta della Dda di Catanzaro che nel novembre del 2014 invece non formulò nessuna richiesta cautelare in tal senso. Così, colui il quale sarebbe stato il presunto contabile dell’associazione per delinquere di stampo mafioso “Rango-zingari”, rimane in cella.

Nel caso specifico i legali di fiducia dell’imputato, ritengono che Sottile abbia già scontato la pena di un anno e due mesi relativa all’associazione mafiosa, motivo per il quale – riportando anche la sentenza “Mammoliti” della Cassazione del 1997, scrive oggi il Quotidiano del Sud – il gip dà ragione agli avvocati e ordina la scarcerazione. Ma la Dda di Catanzaro sul filo di lana cala l’asso della richiesta della misura cautelare per il traffico di droga. I difensori, però, contesteranno la nuova ordinanza dinanzi ai giudici del Riesame di Catanzaro.

Ma quello di Sottile è solo l’ultimo caso di cavilli giudiziari registrati nei mesi scorsi. Infatti a febbraio la Cassazione aveva accolto in pieno il ricorso presentato dall’avvocato Cesare Badolato, difensore di Rinaldo Gentile, il quale aveva presentato ricorso per l’errore commesso dal tribunale del Riesame di Catanzaro che aveva violato l’articolo 309/10 del codice di procedura penale, depositando fuori dai termini di legge le motivazioni dell’ordinanza con la quale veniva confermata la misura in carcere per il presunto esponente della cosca “Lanzino” di Cosenza nell’ambito dell’inchiesta “Acheruntia”. Anche in quell’occasione la Dda aveva reiterato la richiesta di misura cautelare non solo per Gentile, ma anche per Angelo Gencarelli, Giuseppe Perri e Giampaolo Ferraro. (a. a.)

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