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Arresti a Cosenza, il pentito: «I clan volevano mettere le mani sui lavori della Metropolitana leggera»

Nel 2018, a distanza di poche settimane dall'inizio della collaborazione con la giustizia, Anna Palmieri racconta gli interessi dei clan confederati per la grande opera pubblica (mai realizzata)

Arresti a Cosenza, il pentito: «I clan volevano mettere le mani sui lavori della Metropolitana leggera»

Nell’inchiesta sugli arresti a Cosenza, sono emerse varie attività criminali della presunta confederazione mafiosa operante nell’area urbana. Estorsioni, usura, traffico di droga e intestazioni fittizie di beni. Questi i principali reati individuati dalla Dda di Catanzaro, capace di allargare il cerchio investigativo mentre erano in corso le indagini denominate “Teste di Serpente“.

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L’inizio della maxi-inchiesta parte proprio dalle duplici contestazioni al gruppo Porcaro e alla famiglia Abbruzzese Banana“, contro cui i magistrati antimafia avevano anticipatamente addebitato l’aggravante mafiosa della confederazione, ma che in quel procedimento – almeno nel processo con il rito abbreviato – non aveva trovato sponda nel giudizio di merito. Dopo quasi tre anni, invece, le cose sono cambiate. Dal 2019 ad oggi, gli investigatori sono stati attenti ad evidenziare i punti di contatto tra i gruppi, elaborando una strategia accurata, volta a corroborare la tesi secondo cui Francesco Patitucci, fino al giorno dell’arresto, a seguito della condanna all’ergastolo per il duplice omicidio “Lenti-Gigliotti“, era il capo assoluto della ‘ndrangheta cosentina.

Parte fondamentale del procedimento, rimasto orfano di un nome convenzionale, dopo l’entrata in vigore della norma sulla presunzione d’innocenza, sono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. E tra questi spicca certamente Anna Palmieri, moglie di Celestino Abbruzzese, detto “Micetto”, entrambi condannati nel processo “Job Center“. Anna Palmieri, secondo le forze dell’ordine, i magistrati e il gip di Catanzaro Alfredo Ferraro, fornisce elementi utili a sostenere le ipotesi di reato, dando un quadro completo della situazione criminale a Cosenza, come nel caso della presunta estorsione che i clan “confederati” volevano mettere in pratica contro la ditta che aveva ottenuto l’appalto per la realizzazione della Metropolitana leggera Cosenza-Rende-Unical. Ne parla infatti il 18 dicembre del 2018, a poche settimane di distanza dalla sua collaborazione con la giustizia.

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Gli affari “sporchi”, secondo Anna Palmieri, in quella fase storica non andavano bene. «Era un periodo particolare perché aspettavano i proventi dell’estorsione alla Metropolitana, ovvero 3 milioni di euro, dei quali due milioni dovevano andare agli italiani e un milione agli zingari, ma queste somme tardavano ad arrivare. I contatti presi per i soldi dell’estorsione – riferisce Anna Palmieri – con chi aveva preso l’appalto per i lavori della Metropolitana, ce li avevano Roberto Porcaro e Luigi Abbruzzese mio cognato». E prosegue: «I due milioni di euro Roberto Porcaro doveva dividerli con Mario “Renato” Piromallo, Gianfranco Sganga, Mario Gatto, Ettore Lanzino, Cicero e tutti gli appartenenti alla “bacinella” da parte degli italiani, “bacinella” che oggi detiene Roberto Porcaro, facendo capo a Francesco Patitucci», racconta Anna Palmieri, riferendosi al 2018, mentre oggi gli investigatori ipotizzano che la “cassa comune” sia passata nelle mani di altri.

«In realtà – dichiara Anna Palmieri – è stato lui a metterlo a capo dell’organizzazione, come reggente degli italiani; mio cognato Luigi Abbruzzese il milione di euro lo doveva dividere, sia con i fratelli Marco e Nicola e con il cognato Antonio Abbruzzese, sia aveva deciso di dare 500mila euro anche alla parte di Antonio Abbruzzese detto “Strusciatappine“, tanto è vero che Marco Abbruzzese litigò con lui per questa cosa, perché diceva che lo Strusciatappine ce l’aveva con lui per via del fatto che aveva sparato al fratello detto “Pancio“». E infine: «Che dovevano arrivare questi soldi dei lavori della metropolitana me lo disse mio cognato Luigi Abbruzzese a casa mia e me lo ha confermato anche il fratello Marco». Se siano arrivati o meno i soldi non è dato saperlo, quel che è certo è che la Metropolitana leggera, ad oggi, non è stata realizzata.

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