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      'Ndrangheta Cosenza, i 18 processi che hanno cambiato la storia criminale

      La storia della criminalità organizzata nella città di Cosenza si sviluppa nell’arco di un quarantennio e segue un movimento pendolare di andata e ritorno, attraversando stagioni di pace e di lotta che si aprono e chiudono in tempi a volte ristretti a volte più dilatati, ma che finiscono per riprodurre sempre lo stesso schema
      Antonio Alizzi
      9 luglio 202511:41
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      'Ndrangheta Cosenza, i 18 processi che hanno cambiato la storia criminale

      Sono 18 i processi che hanno cambiato la storia della ‘ndrangheta di Cosenza. Processi che hanno dimostrato la presenza nel territorio dell’area urbana e non solo di organizzazioni mafiose capaci di soffocare l’economia cittadina e inondare le città di droga. L’ultima inchiesta, quella scattata il 1 settembre 2022, è il colpo finale della Dda di Catanzaro. Ma non l’ultima in senso assoluto. Ce ne saranno altre, senza alcun dubbio.

      La premessa

      La storia della criminalità organizzata nella città di Cosenza si sviluppa nell’arco di un quarantennio e segue un movimento pendolare di andata e ritorno, attraversando stagioni di pace e di lotta che si aprono e chiudono in tempi a volte ristretti a volte più dilatati, ma che finiscono per riprodurre sempre lo stesso schema.

      Così scrive la Dda: «I gruppi criminali si formano, entrano in conflitto tra loro e si integrano, sempre all’unico fine di acquisire, mantenere ed esercitare, in modo predatorio, il controllo sul territorio di riferimento e su tutte le relative attività sempre economicamente valutabili, condizionando di fatto l’esercizio dei diritti fondamentali dei consociati troppo spesso vittime di siffatto contesto criminale» (clicca avanti per continuare a leggere l’articolo)

      Franco Pino

      Il processo “Garden”

      Nell’ambito del processo “Garden” ed in particolare nelle sentenze emesse dalla Corte d’Assise di Cosenza il 9 giugno 1997 e dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro in data 13 marzo 1999 resa irrevocabile il 3 luglio 2000 a seguito della Sentenza della Corte di Cassazione, per la prima volta è stata ricostruita la nascita dei sodalizi, tra loro contrapposti, “Perna-Pranno” e “Pino-Sena“. Il quadro che emerge all’esito di quel processo attesta che nel territorio cosentino si costituivano due associazioni di tipo mafioso – organizzate e dirette una da Franco Pino e Antonio Sena, l’altra (che si ponevano in continuità con lo storico criminale di maggiore carisma Luigi Palermo assassinato il 14 dicembre del 1977) da Franco Perna, Mario Pranno e Pasquale Pranno – in un periodo temporale a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Novanta, fra loro contrapposte un cruento e sanguinoso conflitto per il controllo delle attività economiche ed illecite sul capoluogo. I partecipanti ai sodalizi ebbero la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell’associazione, di armi o materie esplodenti, largamente adoperate per la commissione di numerosissimi delitti sia durante che successivamente alla citata “guerra”. Pino, oggi pentito, poteva contare sull’adesione di alcuni giovani criminali a lui fedelissimi come Ettore Lanzino, Francesco Patitucci, Gianfranco Ruà e Gianfranco Bruni alias “Tupinaru” (clicca avanti per continuare a leggere l’articolo)

      Il processo Missing

      Il processo Missing invece ha cristallizzato circa un ventennio del percorso criminale delle cosche cosentine e si pone in continuità con “Garden”. Il procedimento riguarda ulteriori fatti di sangue, verificatisi in quel periodo turbolento, coinvolgendo gli esponenti dei due gruppi delle cosche cosentine Perna-Pranno e Pino-Sena. Il processo Missing, si concludeva con la condanna all’ergastolo – passata in giudicato – per Gianfranco Bruni, Giulio Castiglia, Gianfranco Ruà, Pasquale Pranno e Domenico Cicero, mentre Ettore Lanzino è stato assolto dall’imputazione di concorso nell’omicidio di Nelso Basile, avvenuto a San Lucido. (clicca avanti per continuare a leggere l’articolo)

      Franco Presta

      Il processo Squarcio

      Il processo Squarcio ha riguardato il nuovo assetto del gruppo confederato Perna-Ruà sorto per fusione tra i vecchi clan Pino-Sena e Perna-Pranno. Alla fine degli anni 90, con le prime scarcerazioni relative al processo “Garden”, emergevano le figure di nuovi aspiranti capi come Ettore Lanzino e Domenico Cicero che si proponevano all’attenzione come eredi dei vecchi boss. La nuova confederazione criminale d’inizio millennio a Cosenza, dunque, si chiamava “Perna-Ruà“, ma si leggeva anche “Lanzino-Cicero” ed era dotata di due “contabili”: Vincenzo Dedato (oggi pentito) e Carmine Pezzulli (poi ucciso). I due sarebbero stati incaricati all’epoca di gestire la cassa dell’organizzazione, provvedendo all’acquisto di armi e narcotici, al pagamento degli stipendi degli affiliati e all’assistenza dei detenuti e dei loro familiari. «Il gruppo di fuoco era composto da Mario Gatto, Franco Presta e Carmelo Chirillo» scrive la Dda.

      Il processo Tamburo

      Il processo Tamburo attesta l’infiltrazione della consorteria mafiosa cosentina nel sistema degli appalti per l’ammodernamento della SA-RC. Viene riconosciuto giudiziariamente l’esistenza del sodalizio di ‘ndrangheta, dal gennaio 1999 al novembre 2002, denominato clan Lanzino-Cicero, quale naturale evoluzione del sodalizio di ‘ndrangheta Ruà-Perna certificando, fra l’altro, i ruoli di “capi-società” di alcuni esponenti dell’attuale clan degli “zingari”: Francesco Abbruzzese alias “Dentuzzo” ed il defunto Eduardo Pepe operanti nella zona di Cassano allo Ionio e, Francesco Bevilacqua alias “Franchino i Mafarda” come riportato nella citata sentenza che prende in considerazione l’arco temporale tra il 1999 e il 2002 (clicca avanti per continuare a leggere l’articolo)

      Il processo Twister

      Nel processo Twister, fa notare la Dda di Catanzaro, è stata sancita l’esistenza, dalla fine del 2000 alla fine del 2006, del sodalizio che vedeva Ettore Lanzino, Carmine Chirillo, Franco Presta e Giulio Castiglia a capo di una associazione a delinquere di stampo mafioso dedita alle estorsioni, usura, riciclaggio, truffa, ricettazione. Sempre in Twister venivano condannati – scrive la Dda di Catanzaro per delitti di usura rispettivamente Ettore Lanzino, Damiana Pellegrino e Adolfo D’Ambrosio.

      Nicola Acri omicidio Cristaldi Nucerito
      Nicola Acri

      Il processo Terminator 2

      In “Terminator 2” venivano condannati all’ergastolo Francesco Abbruzzese, Nicola Acri, Ettore Lanzino, Franco Presta per l’omicidio di Chiarello Primiano (consumato a Cassano allo Ionio l’8 giugno 1999) compiuto per eliminare un appartenente ad un gruppo criminale rivale e al fine di agevolare le associazioni di tipo mafioso capeggiata da Francesco Abbruzzese e quella denominata Cicero-Lanzino operante a Cosenza.

      La sentenza si occupava anche degli omicidi di Francesco Bruni e Antonio Sena, detto “Mammasantissima“, fatti delittuosi per cui Nicola Acri e Francesco Abbruzzese venivano assolti mentre venivano condannati Ettore Lanzino, Franco Presta e Vincenzo Dedato (divenuto collaboratore di giustizia) e Francesco Bevilacqua, meglio conosciuto come “Franchino ‘i Mafarda” (divenuto anche egli collaboratore di giustizia) (clicca avanti per continuare a leggere l’articolo)

      Ettore Lanzino

      Il processo Terminator IV

      “Terminator IV” ha accertato invece l’’esistenza del sodalizio fino al novembre 2011. Sia Ettore Lanzino che Franco Presta si davano alla latitanza fino alla loro cattura avvenuta rispettivamente il 16 novembre 2012 ed il 13 aprile 2012.

      Il gruppo confederato dunque, si è ritrovato privo di “reggenza” ed alle prese con il pentimento del contabile Vincenzo Dedato. Con questa sentenza, venivano condannati pure Francesco Patitucci, Salvatore Ariello, Michele Di Puppo ed Ettore Lanzino, quest’ultimo condannato anche per l’omicidio di Enzo Pelazza avvenuto a Carolei il 28 gennaio del 2000. Dal delitto associativo contestato fino al novembre dell’anno 2011 veniva assolto Roberto Porcaro, assolto anche per il delitto di tentata estorsione. Anche Biagio Barberio veniva assolto dai reati di omicidio in danno di Enzo Pelazza, Antonio Sena, Antonio Sassone, e da quelli relativi alle armi utilizzate.

      Il processo Anaconda

      Il processo “Anaconda” riguarda la consorteria criminale situata nel rione San Vito e facente capo a Domenico Cicero, contestata dal 2003 al 2011, anno in cui viene emessa la sentenza di primo grado. Tra i condannati anche Vincenzo Liberato Candreva, detto “Vichingo”, Pietro De Mari detto “Cocco Bill” e Gianfranco Sganga. Nel medesimo giudizio abbreviato veniva contestato il delitto di cui all’art 416 bis dall’inizio 2006 fino a giugno 2008 anche a Roberto Porcaro e ad Alfonsino Falbo, i quali tuttavia venivano assolti dal predetto reato associativo per non aver commesso il fatto (clicca avanti per continuare a leggere l’articolo)

      Il processo Magnete

      La Dda di Catanzaro inserisce anche il processo Magnete che rivela l’esistenza di una lista di negozianti cosentini vittime del racket che, originariamente in possesso a Franco Perna viene poi consegnata a Domenico Cicero, subentrato alla guida del gruppo criminale dopo la condanna all’ergastolo del vecchio boss e che, finito fuori gioco anche Cicero, finisce in mano agli “eredi” del gruppo Musacco-Castiglia, a sottolineare l’esistenza di un filo rosso che lega il passato al presente criminale. Tra i condannati Sergio Raimondo, mentre Marco Perna veniva assolto dal reato associativo, per non aver commesso il fatto.

      Il processo Telesis

      “Telesis” accerta la presenza sul territorio cosentino e non solo della cosca “Bruni-zingari” con a capo Michele Bruni, poi deceduto a causa di una grave malattia, e Giovanni Abruzzese, già in carcere per “Missing“.

      Tale situazione poneva le basi per una nuova strategia tesa alla riorganizzazione interna del gruppo criminale attraverso un’alleanza con i soggetti liberi della famiglia Bruni alias “Bella Bella”. Dalle attività d’indagine emerge l’avvio delle trattative tra il clan cosiddetto degli “italiani”, attraverso l’intermediazione di Francesco Patitucci, già reggente, per conto di Lanzino, del clan “Ruà-Lanzino” (organizzazione nata a seguito del riassetto della cosca degli “italiani”), e quello facente capo a Michele Bruni, uno dei figli del capostipite Francesco alleato come detto con gli Abbruzzese.

      «Il gruppo Cicero, seppure malvolentieri, si accoda al nuovo assetto criminale che prevede ora una equa spartizione tra i diversi gruppi di tutti i proventi delle attività illecite che confluiscono così in una cassa comune, la cosiddetta “bacinella”, sulla quale vigilano i contabili delle rispettive organizzazioni» scrive la Dda (clicca avanti per continuare a leggere l’articolo)

      Il processo Vulpes e Acheruntia

      L’inchiesta “Vulpes” copre il periodo fino a marzo del 2013 e viene ricostruito l’assetto della cosca degli italiani. Condannati in tal senso Francesco Costabile, Adolfo D’Ambrosio, Alberto Superbo e Umberto Di Puppo, mentre venivano assolti Mario “Renato” Piromallo e Simone Ferrise (ma condannato per tentata estorsione mafiosa). Con riferimento a Francesco Patitucci, lo stesso veniva condannato in continuazione con le precedenti condanne. Per il processo “Acheruntia” c’è ancora da attendere il pronunciamento del primo grado in quanto l’istruttoria dibattimentale è ancora in corso (clicca avanti per continuare a leggere l’articolo)

      Maurizio Rango

      Il processo “Rango-zingari”

      Ed eccoci a “Rango-zingari“, l’inchiesta antimafia del 2014 che trattava diverse estorsioni nei confronti di alcuni commercianti ed aziende assegnatarie di appalti pubblici, nonché la vicenda relativa all’omicidio di Luca Bruni. In effetti, a seguito della morte in carcere, per una una malattia fulminante, di Michele Bruni, dopo la scarcerazione di Luca Bruni veniva pianificato ed eseguito il suo omicidio il 3 gennaio del 2012. Il motivo da cui scaturisce l’evento delittuoso è da ricondurre alle intenzioni palesate da Bruni, il quale risultava poco incline al compromesso con la parte avversa del clan degli “Italiani”, e soprattutto la sua propensione ad iniziare un altro periodo di conflitto di mafia. Si accertava che, a partire dal 2012, la nuova entità mafiosa “Rango-zingari” era divenuta il gruppo criminale di riferimento della città di Cosenza ed hinterland, con un importante presidio sulla fascia tirrenica nella città di Paola.

      La cosca “Rango-zingari” era un gruppo in espansione, che presentava anche quadri direttivi del tutto nuovi come Ettore Sottile, contabile dell’organizzazione, Luciano Impieri, demandato alle estorsioni, Gennaro Presta dedito al traffico degli stupefacenti, e Antonio Intrieri legato al mondo dell’imprenditoria con mansioni devolutegli per curare gli “affari” della cosca.

      Nella componente “zingara” si impone la compagine facente capo alla famiglia Abbruzzese alias “Banana” che funge da raccordo con i “cugini” di Cassano allo Jonio, il cui vertice è rappresentato da Francesco Abbruzzese detto “Dentuzzo”, dal fratello di quest’ultimo Nicola alias “Semiasse”, e successivamente da Luigi Abbruzzese, figlio di “Dentuzzo”.

      Le sentenze hanno dimostrato l’esistenza di un sodalizio di matrice ‘ndranghetista nato dal precedente clan Bruni-zingari che, nel tempo, si era alleato con gli Italiani certificando così una “pax” mafiosa durata diversi anni e una bacinella comune nel quale venivano versate congiuntamente i proventi illeciti. Maurizio Rango – condannato alla pena dell’ergastolo – veniva riconosciuto come il capo indiscusso dell’associazione (“Nuova famiglia”) creatasi dopo le faide, acclarando il suo coinvolgimento attivo nell’omicidio di Luca Bruni, nelle fasi deliberative. Materiali esecutori del suo omicidio sono stati individuati Daniele Lamanna e Adolfo Foggetti, su mandato di Rango e Franco Bruzzese (poi divenuto pentito). Tra i condannati Ettore Sottile, Domenico Mignolo, Rocco Bevacqua, Andrea Greco, Antonio Abbruzzese, Luciano Impieri, Celestino Bevilacqua, Danilo Bevilacqua, Attilio Chianello, Giuseppe Natale Esposito, Mario Perri e Cosimo Bevilacqua (clicca avanti per continuare a leggere l’articolo)

      Il processo Drugstore

      Nel processo “Drugstore” viene contestata ad alcuni componenti della famiglia Abbruzzese di Cosenza, la costituzione di un’organizzazione a delinquere dedita allo spaccio di stupefacenti a Sibari, Cassano
      Ionio, Cosenza e comuni limitrofi.

      Il processo “Apocalisse”

      In “Apocalisse” che riguarda il gruppo guidato da Marco Perna, venivano condannati per narcotraffico lo stesso Marco Perna, Riccardo Gaglianese e Giuseppe De Stefanis, mentre dal reato associativo veniva assolto Andrea D’Elia.

      Il processo Job Center

      “Job Center” è l’inchiesta della Squadra Mobile di Cosenza che accerta l’esistenza di una associazione a delinquere dedita al narcotraffico operante nel centro storico di Cosenza, facente capo a Celestino Abbruzzese e Anna Palmieri, oggi collaboratori di giustizia.

      Il processo “Testa di Serpente”

      “Testa di Serpente“, come già spiegato in un altro servizio, è l’antipasto della maxi-indagine condotta dalla Dda di Catanzaro il 1 settembre 2022. Precede “Overture“, di cui parleremo a breve, e coinvolge il gruppo legato a Roberto Porcaro, già condannato in appello, e quello riconducibile alla famiglia Abbruzzese “Banana”. Il rito abbreviato si è concluso, mentre è ancora in corso quello ordinario.

      Il processo “Overture”

      Come “Testa di Serpente“, anche il processo “Overture” è in fase dibattimentale. Anche qui troviamo due gruppi: uno contestato ad Alfonsino Falbo relativamente al narcotraffico e uno diretto, secondo la Dda di Catanzaro, da Gianfranco Sganga, nell’ambito di una presunta associazione mafiosa.

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      I due uomini, di 59 e 72 anni e originari della provincia di Cosenza, avevano perso l’orientamento durante una battuta di caccia. Individuati sul sentiero CAI 403, sono stati riaccompagnati a Camigliatello Silano
      Redazione
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      Caos al presidio

      Sciopero dei Tir, manifestante investito nel Cosentino: indaga la polizia

      L’episodio è avvenuto ieri sera a Montalto Uffugo: l’uomo ha riportato ferite a una mano e lievi contusioni. Soccorso dai sanitari del 118 si è recato in ospedale per le cure del caso
      Redazione Cronaca
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      Fronte aperto

      Sciopero dei Tir finito, gli agricoltori vanno avanti: «I presidi continuano, i delusi vengano con noi». E il gasolio arriva a 2,4 euro 

      L’annuncio di Matteo Talarico (Mta) dopo lo sblocco deciso da Fedralog invita i trasportatori a protestare pacificamente a Falerna, Castrovillari, San Marco Argentano e Spezzano: «Avanti tutta»
      Redazione Cronaca
      Sciopero dei Tir finito, gli agricoltori vanno avanti: «I presidi continuano, i delusi vengano con noi». E il gasolio arriva a 2,4 euro\u00A0\n
      Mobilitazione sospesa

      Revocato lo sciopero dei Tir, decisione in serata dopo sei giorni di blocchi: «Ora risposte o il 27 ripartiremo con più forza»

      La scelta è maturata in serata, a seguito di un confronto convocato nel presidio di Lamezia Terme da Fedralog. Si è deciso per lo scioglimento dei presidi, per domani è atteso un Cdm che dovrà adottare misure urgenti per il settore dei trasporti e agricoltura
      Luana Costa
      Revocato lo sciopero dei Tir,\u00A0decisione in serata dopo sei giorni di blocchi:\u00A0«Ora risposte o il 27 ripartiremo con più forza»\n
      La requisitoria

      Inchiesta Glicine-Acheronte, invocate 96 condanne e 4 assoluzioni: chiesti 21 anni per Sculco e 6 per Oliverio - NOMI

      Il pm Alessandro Rho ha richiesto anche una condanna a 4 anni e 6 mesi per l'ex vice presidente calabrese Nicola Adamo, e per l’ex consigliere Sebi Romeo. Cinque anni invocati per Flora Sculco, 3 anni e 6 mesi per Domenico Pallaria
      Alessia Truzzolillo
      Inchiesta Glicine-Acheronte, invocate 96 condanne e 4 assoluzioni: chiesti 21 anni per Sculco e 6 per Oliverio - NOMI\n
      Primo grado

      Omicidio Aquino, concluse le discussioni delle difese: «Cufone non è attendibile». Domani la sentenza a Cosenza

      Quasi nove ore di udienza davanti alla Corte d’Assise presieduta dal presidente Lucente. Contestate l’attendibilità del (presunto) collaboratore poi deceduto e la ricostruzione degli spostamenti degli imputati
      Antonio Alizzi
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      Appello alla prefettura

      Calabria, supermercati Coop con gli scaffali vuoti: «Rifornimenti bloccati, tagliano le gomme ai camion nei blocchi illegali»

      L’allarme di Gino Noto, ad di Az spa: ortofrutta e pescheria scarseggiano, con i tir bloccati nei presidi. «Se la situazione non finisce subito ci saranno seri problemi». Chiesto un intervento per ripristinare le consegne
      Redazione Cronaca
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      Continui disagi

      Belvedere Marittimo, scuole chiuse il 22 e 23 ottobre per i disagi nei trasporti

      Il sindaco Vincenzo Cascini ha disposto la sospensione delle attività in tutti gli istituti dopo le segnalazioni di dirigenti e famiglie
      Redazione
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      L’inchiesta distrettuale

      Pedopornografia online, oltre 800 video sequestrati: domiciliari per un uomo di Corigliano Rossano

      L’indagine coordinata dalla Procura di Catanzaro è partita dal monitoraggio delle piattaforme di messaggistica. Vietato l’uso di strumenti di comunicazione
      Redazione
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      Controlli nel Rossanese

      Corigliano-Rossano, pistola con matricola punzonata e munizioni in casa: arrestato un 45enne

      L’arma semiautomatica sarà sottoposta ad accertamenti balistici. L’uomo è stato trasferito nel carcere di Castrovillari
      Redazione
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      Il caso

      San Giovanni in Fiore, la denuncia del giornalista Francesco Oliverio: «Aggredito dal sindaco Barile»

      Il collega riferisce di epiteti irriferibile e un tentativo di aggressione fisica: «Non riferisco i fatti per paura ma perché ho una dignità». La solidarietà dell’editore del network LaC Domenico Maduli
      Redazione Cronaca
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      colpo di scena

      Clamoroso al processo Reset, bocciati i ricorsi della Dda: Manna e altri imputati già assolti | I NOMI

      Errore procedurale della pubblica accusa rilevato dalla Corte d’Appello di Catanzaro: i reclami erano stati presentati solo in forma cartacea
      Antonio Alizzi
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      L’inchiesta

      Catanzaro, aste giudiziarie pilotate e truffe sui fondi Ue, la Dda chiude le indagini su 51 persone - NOMI

      Nel mirino un presunto sistema con base operativa a Caraffa di Catanzaro, tra accordi per condizionare le vendite immobiliari, intestazioni fittizie e riciclaggio. Contestate anche agevolazioni a storiche famiglie di ’ndrangheta
      Alessia Truzzolillo
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      misure cautelari

      Mendicino, tentato omicidio. Due persone finiscono agli arresti domiciliari

      Operazione della Squadra Mobile di Cosenza: ricostruita la violenta faida e il blitz punitivo scaturiti da una rissa nella movida ad aprile 2025
      Redazione
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      Le ripercussioni

      Caro carburanti, in Calabria è (anche) emergenza rifiuti: raccolta a rischio in diversi comuni

      Dalla sospensione del servizio a Praia a Mare e San Nicola Arcella alle criticità di Catanzaro, Lamezia Terme, Crotone e di alcuni comuni del Vibonese. Ad Acri, questa mattina, la raccolta è stata regolare, ma resta l’incognita sui prossimi giorni
      Francesco Roberto Spina
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      Parco del Pollino

      Papasidero, sorpreso ad abbandonare e bruciare rifiuti nel Parco: denunciato un uomo

      L’area di località Tremoli era monitorata da tempo per ripetuti abbandoni. I militari hanno individuato un uomo mentre depositava sacchi di rifiuti e li incendiava. Rinvenuti plastica, secchi di vernice e bancali in legno
      Redazione
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      Inchiesta a Milano

      La banca occulta di ’ndrangheta, camorra e mafia foggiana, 30 arresti: riciclaggio con le criptovalute e 21 milioni sequestrati

      Maxi operazione della Guardia di Finanza tra Italia, Spagna e Svizzera: contestati oltre 110 milioni di euro di fatture false e un riciclaggio internazionale da 68 milioni. Ai domiciliari anche l’autista dell’ufficio Gip di Milano accusato di accessi abusivi e rivelazione di segreto. Coinvolto un avvocato
      P. P. P.
      La banca occulta\u00A0di ’ndrangheta, camorra e mafia foggiana,\u00A030 arresti: riciclaggio con le criptovalute e 21 milioni sequestrati\n
      maltempo

      Strada allagata e detriti sulla carreggiata, chiuso un tratto della SS 107 | VIDEO

      Gli automobilisti sono stati soccorsi dalle squadre dei Vigili del Fuoco. La strada statale è attualmente chiusa al traffico
      Redazione
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      anonima incendi

      Corigliano Rossano, due auto in fiamme nella notte: colpiti un avvocato e una guardia giurata

      Una Range Rover e una Volkswagen Golf distrutte dalle fiamme tra Schiavonea e lo Scalo di Corigliano. Entrambi i proprietari avevano già subito episodi analoghi. Si fa strada l'ipotesi dolosa, mentre i carabinieri cercano elementi utili alle indagini
      Matteo Lauria
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      Le motivazioni

      ‘Ndrangheta a Cosenza, la Cassazione annulla il ricalcolo della pena per Roberto Pagano: nuovo giudizio a Catanzaro

      Accolto il ricorso della Procura: non motivato l’aumento di un anno per ciascuno dei due omicidi riuniti in continuazione
      Antonio Alizzi
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