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      Home page>Cronaca>"Reset", focus sul grupp...

      "Reset", focus sul gruppo di Roberto Porcaro: chi è il presunto boss emergente

      Durante la carcerazione di Francesco Patitucci avrebbe assunto la "reggenza" del clan degli italiani. Ecco cosa scrive la Dda di Catanzaro sul suo conto
      Antonio Alizzi
      9 luglio 202511:41
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      "Reset", focus sul gruppo di Roberto Porcaro: chi è il presunto boss emergente

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      "Reset", focus sul gruppo di Roberto Porcaro: chi è il presunto boss emergente

      "Reset", focus sul gruppo di Roberto Porcaro: chi è il presunto boss emergente

      Per la Dda di Catanzaro Roberto Porcaro è il capo emergente della ‘ndrangheta cosentina, avendo gestito il potere criminale nel periodo in cui il boss Francesco Patitucci era in carcere per la detenzione di una pistola. Cresciuto, criminalmente parlando, nel clan “Lanzino” di Cosenza, nel corso degli anni ha acquisito una certa autonomia, raggiungendo il vertice della cosca degli italiani. Lo dicono a chiare lettere gli investigatori e i magistrati antimafia di Catanzaro in più parti dell’inchiesta “Reset“.

      Porcaro, tuttavia, avrebbe esteso i suoi tentacoli anche al di fuori dell’area urbana di Cosenza, acquistando diversi quantitativi di sostanza stupefacente da Francesco Suriano, presunto narcotrafficante di Amantea, condannato a 20 anni di carcere insieme a Porcaro nel processo “Crypto“, a seguito delle indagini coordinate dalla Dda di Reggio Calabria.

      Negli ultimi anni, inoltre, è stato coinvolto in due processi per omicidio. Il primo quello di Luca Bruni, da cui n’è uscito con un’assoluzione insieme a Patitucci, mentre il secondo riguarda il delitto di Giuseppe Ruffolo, per il quale la Dda di Catanzaro, dopo aver ottenuto il suo arresto, ha messo in stand-by la sua posizione, dopo il giudizio espresso dal Riesame di Catanzaro. Attenzioni investigativi riattivate soltanto di recente con la chiusura indagini della maxi inchiesta Reset (clicca avanti per continuare a leggere)

      Inchiesta “Reset”, le accuse contro Roberto Porcaro

      Secondo la Dda di Catanzaro, Roberto Porcaro «nella sua qualità di capo, organizzatore e promotore dell’associazione, investito, nel periodo di detenzione di Patitucci e nel quale egli era viceversa in libertà, del ruolo di “reggente” ; egli rappresenta l’espressione concreta sul territorio della forza di intimidazione dell’associazione; è il dominus delle principali attività criminali pianificate ed eseguite per conto dell’associazione, con particolare riferimento all’usura, alle estorsioni, all’esercizio abusivo del credito, al reimpiego di capitale di provenienza illecita, al traffico di sostanze stupefacenti».

      Roberto Porcaro, arrestato nel dicembre del 2019 nell’ambito dell’operazione “Testa di Serpente“, «si muove diffusamente nella città di Cosenza, quasi sempre a bordo di uno scooter, dando visibilità della sua costante presenza sul territorio, tanto ai suoi sodali quanto alle vittime dei reati; ed interviene personalmente nelle principali vicende delittuose». Le indagini avrebbero anche dimostrato come Porcaro dirigesse «la perpetrazione dei reati tipicamente contro il patrimonio, spesso incontrando ed affrontando direttamente le persone offese che convoca al suo cospetto o che raggiunge egli stesso, al fine di intimorirle o percuoterle per realizzare ingiusti profitti patrimoniali; in tal modo rimarca la carica intimidatoria dell’associazione nei confronti delle vittime dei reati, determinando nelle stesse la tipica condizione di assoggettamento e di omertà».

      Per la Dda di Catanzaro, Roberto Porcaro si sarebbe insinuato «nel tessuto produttivo locale, autorizzando, finanziando o comunque sostenendo investimenti di imprenditori che poi trasforma in soggetti debitori nei suoi confronti nonché promuovendo investimenti finanziari con provviste illecite o comunque fittizie, così consentendo all’associazione criminale di acquisire anche il controllo di talune attività economiche. Attraverso i suoi diretti interventi, quindi, assicura, personalmente ovvero anche attraverso sodali di strettissima fiducia, la riscossione dei proventi illeciti delle singole attività delittuose, implementando la cassa (cosiddetta bacinella) dell’associazione criminale di cui ha la disponibilità e l’amministrazione, anche attraverso» l’ex moglie Silvia Guido (clicca avanti per continuare a leggere)

      Silvia Guido, Carmine Caputo e Massimiliano D’Elia

      Nel presunto gruppo mafioso di Roberto Porcaro farebbero parte anche Silvia Guido, Carmine Caputo e Massimiliano D’Elia. Nel caso della Guido, la Dda di Catanzaro scrive che «nella sua qualità di organizzatrice dell’associazione; nella sua veste di moglie di Roberto Porcaro, ne segue e condivide le attività delittuose, ponendosi come imprescindibile cerniera di raccordo con Francesco Patitucci e Rosanna Garofalo, con i quali mantiene costanti e quotidiani rapporti; in particolare, funge da intermediaria nella raccolta di denaro di spettanza del marito per il quale detiene la contabilità poi condivisa» dagli ex coniugi Francesco Patitucci e Rosanna Garofalo, «nonché si occupa anche di reperire informazioni riservate relative alla pendenza di attività di indagine ovvero all’imminenza di attività delle forze di polizia». Carmine Caputo, invece, «un uomo di fiducia di Roberto Porcaro, partecipa a decisive riunioni di ‘ndrangheta e si mette a disposizione per ogni evenienza funzionale all’associazione, in specie intestandosi motoveicoli messi nella esclusiva disponibilità dello stesso Porcaro».

      Infine, c’è Massimiliano D’Elia che «nella qualità di partecipe dell’associazione» sarebbe al servizio di Roberto Porcaro, «dapprima con compiti più marginali nel traffico di stupefacenti e nelle attività estorsive, per poi elevarsi criminalmente, compiendo anche fatti di sangue, tra cui l’omicidio di Giuseppe Ruffolo per cui ha già riportato condanna» sia in primo che in secondo grado e attende il verdetto della Cassazione (clicca avanti per continuare a leggere)

      Michele Rende, Alessandro Morrone (classe 1972) e Andrea Mazzei

      Altre figure del presunto sodalizio, che sarebbe a stretto contatto con il gruppo di Patitucci e della famiglia Abbruzzese “Banana”, sono Michele Rende, Alessandro Morrone e Andrea Mazzei, per il quale la Cassazione di recente ha annullato con rinvio l’ordinanza di conferma del Riesame relativamente sia all’associazione mafiosa che all’aggravante. Michele Rende, secondo la Dda di Catanzaro, «si occupa di diverse attività delittuose, dallo spaccio di sostanze stupefacenti, all’usura, alle estorsioni». Morrone, invece, «gestisce, anche mettendo a disposizione il negozio di frutta e verdura, attività illecite, in specie di usura». Mazzei invece «mette principalmente e stabilmente a disposizione la sua attività di consulente finanziario, consentendo a Porcaro e ad altri soggetti da quest’ultimo individuati, di realizzare operazioni finanziarie di natura illecita poiché volte a simulare le intestazioni di beni e compendi societari, ottenere fraudolentemente erogazioni pubbliche, quindi reimpiegare denaro di provenienza illecita» (clicca avanti per continuare a leggere)

      Francesco Greco, Antonio Russo “Tonino”, Giuseppe Broccolo e Giuseppe Perrone

      Francesco Greco sarebbe il «luogotenente di Roberto Porcaro dedito alla commissione di diversi reati fine e, in particolare, alla sistematica gestione di vicende estorsive mediante la realizzazione di atti propedeutici – danneggiamenti ed intimidazioni – finalizzati ad intimidire le vittime e costringerle a soggiacere alle richieste della consorterie egemone sul territorio bruzio per la quale opera». Mentre Russo sarebbe «dedito alla commissione di diversi reati fine e, in particolare, alla sistematica gestione di vicende usurarie o comunque inerenti all’attività di esercizio abusivo del credito, assolvendo in tale ambito delittuoso con marcata versatilità, talvolta al ruolo di esattore, talvolta a quello di promotore o intermediario nella conduzione dei rapporti di debito-credito, facenti capo al suo gruppo criminale di riferimento». Broccolo infine sarebbe dedito alla commissione di diversi reati fine e, in particolare, «alla sistematica gestione di vicende usurarie o comunque inerenti all’attività di esercizio abusivo del credito, assolvendo in tale ambito delittuoso con marcata versatilità, talvolta al ruolo di esattore, talvolta a quello di mediatore nella conduzione dei rapporti di debito-credito, facenti capo al suo gruppo criminale di riferimento». Le stesse accuse vengono contestate a Giuseppe Perrone (clicca avanti per continuare a leggere)

      Alberto Turboli e Danilo Turboli (pentito)

      Il capitolo più interessante riguarda i fratelli Turboli. Descrivendo il ruolo di Alberto, la Dda di Catanzaro ritiene che lo stesso sia «dedito alla commissione di diversi reati fine e, in particolare, alla sistematica gestione di vicende usurarie o comunque inerenti all’attività di esercizio abusivo del credito ricoprendo in tale specifico ambito delittuoso, con marcata versatilità, talvolta al ruolo di esattore, talvolta a quello di contabile nella conduzione dei rapporti di debito-credito, facenti capo al suo gruppo criminale di riferimento». Danilo, fratello di Alberto, si sarebbe occupato di vicende estorsive finalizzate ad assicurare alla cosca il controllo del territorio ed il condizionamento dell’economia locale, sia originate dalla necessità di costringere i debitori a restituire le somme ricevute in prestito nell’ambito dell’attività usuraria o di esercizio abusivo del credito condotta dagli esponenti del gruppo facente capo a Roberto Porcaro» (clicca avanti per continuare a leggere)

      Sergio La Canna, Rosetta Falvo e Francesco Stola

      I pm antimafia ipotizzano che Sergio La Canna «nella qualità di partecipe dell’associazione, di membro del gruppo facente capo a Roberto Porcaro e, segnatamente, in qualità di soggetto adibito ad una forma di sistematica e fiduciaria collaborazione con Alberto Turboli nella gestione dell’attività di esercizio abusivo del credito o di concessione di prestiti verosimilmente usurari». Rosetta Falvo invece in qualità di alter ego del marito, Alberto Turboli con cui collabora nella gestione dell’attività di esercizio abusivo del credito e nella concessione di prestiti, verosimilmente usurari, subentrandogli e – di fatto – sostituendolo nella conduzione di tali affari illeciti a seguito della sottoposizione dello stesso a fermo di indiziato di delitto e alla conseguente misura della custodia cautelare in carcere, eseguita nei suoi confronti, nell’ambito dell’operazione denominata “Testa di Serpente”». Poi c’è Francesco Stola, il quale sarebbe «vero e proprio factotum di Roberto Porcaro, al quale trasmette “imbasciate” ed informazioni di vario genere e sulla base delle cui direttive agisce come intermediario nella conduzione di attività illecite e per l’esazione delle somme di denaro, provento di attività di estorsione o, comunque, derivanti dal perpetrazione di altri reati dell’associazione» (clicca avanti per continuare a leggere)

      Carlo Drago, Giovanni Drago, Alberigo Granata e Alessandro Catanzaro

      Per la Dda di Catanzaro Carlo Drago sarebbe un «versatile luogotenente di Roberto Porcaro dedito alla commissione di diversi reati fine e, in particolare, alla sistematica gestione dell’attività di esercizio abusivo del credito, di concessione di prestiti ad usura, al riciclaggio ed autoriciclaggio di denaro provento di delitti commessi, rispettivamente, da altri membri del sodalizio o da lui stesso, nonché alla gestione abusiva ed illecita dei giochi e delle scommesse, nella duplice veste di interlocutore dell’imprenditoria autorizzata ad operarvi sotto l’egida della consorteria criminale di cui fa parte, garante del rispetto delle regole dalla stessa imposte in tale settore economico e come vertice di un autonomo gruppo affaristico dedito al noleggio di slot machine, contenenti schede alterate o contraffatte e alla gestione diretta o mediata di sale da gioco ed agenzie di scommesse». Giovanni Drago invece «in concorso con il padre Carlo Drago – di cui esegue le direttive e, talvolta, fa le veci – e, in particolare, alla sistematica gestione dell’attività di esercizio abusivo del credito, di concessione di prestiti ad usura, al riciclaggio ed autoriciclaggio di denaro provento di delitti commessi, rispettivamente, da altri membri del sodalizio o da lui stesso, nonché alla gestione abusiva ed illecita dei giochi e delle scommesse». Infine la posizione di Alberigo Granata, su cui il Riesame di Catanzaro aveva escluso i gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati contestati. Per la Dda di Catanzaro, si sarebbe dedicato «alla sistematica gestione dell’attività di esercizio abusivo del credito, di concessione di prestiti ad usura, al riciclaggio ed autoriciclaggio di denaro provento di delitti commessi, rispettivamente, da altri membri del sodalizio o da lui stesso, nonché alla gestione abusiva ed illecita dei giochi e delle scommesse».

      Nell’elenco si può inserire anche Alessandro Catanzaro. Per la Dda di Catanzaro, il soggetto in questione avrebbe agevolato «sia Francesco Patitucci che Roberto Porcaro ai quali organizza i principali appuntamenti funzionali alla perpetrazione delle singole vicende delittuose, ponendosi come intermediario tra gli stessi vertici dell’associazione e gli altri sodali ovvero le vittime dei reati, al fine precipuo di consentire loro di eludere attenzioni investigative; prende in locazione un appartamento al solo scopo di farvi dimorare Roberto Porcaro». Secondo gli investigatori Alessandro Catanzaro più volte avrebbe custodito «stupefacente e denaro provento di attività delittuose».

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      'Ndrangheta · Cosenza · Reset · Roberto Porcaro

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      Operazione Ginestra, Stasi risponde al gip e presenta una memoria difensiva: chiesta la revoca dei domiciliari

      Concluso l'interrogatorio di garanzia del sindaco sospeso di Corigliano-Rossano. La difesa ha depositato documentazione amministrativa e un'istanza di revoca della misura cautelare. Decisione attesa nei prossimi giorni
      Matteo Lauria
      Operazione Ginestra, Stasi risponde al gip e presenta una memoria difensiva: chiesta la revoca dei domiciliari\n
      Inchiesta Ginestra

      Operazione Ginestra, interrogato anche Piero Lucisano: risponde al gip, chiesta la revoca dei domiciliari

      Il consigliere comunale dimissionario di Corigliano Rossano è indagato per voto di scambio politico-mafioso in concorso con Antonio Mingrone, nell'ambito di una presunta intesa elettorale legata alle amministrative del giugno 2024
      Matteo Lauria
      Operazione Ginestra, interrogato anche Piero Lucisano: risponde al gip, chiesta la revoca dei domiciliari\n
      Sfida pericolosa

      Mangia una molletta di metallo, 12enne in ospedale a Cosenza: il gesto estremo forse legato a una challenge

      I sanitari dell’Annunziata sono riusciti ad estrarre l’oggetto dall’esofago, scongiurando il rischio di dover sottoporre il ragazzo a intervento chirurgico 
      Salvatore Bruno
      Mangia una molletta di metallo, 12enne in ospedale a Cosenza: il gesto estremo forse legato a una challenge
      Interrogatori

      Inchiesta Ginestra: Vincenzo Curia respinge le accuse, anche Stasi pronto a rispondere al gip

      Il sindaco sospeso di Corigliano-Rossano è entrato nell'ufficio del giudice per l'interrogatorio di garanzia. Al centro dell'inchiesta c'è l'ipotesi di voto di scambio politico-mafioso
      Matteo Lauria
      Inchiesta Ginestra: Vincenzo Curia respinge le accuse, anche Stasi pronto a rispondere al gip\n
      la decisione

      Operazione Ginestra, Piero Lucisano si dimette da consigliere comunale di Corigliano Rossano

      Le dimissioni arrivano in concomitanza con l'interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, Fabiana Giacchetti
      Matteo Lauria
      Operazione Ginestra, Piero Lucisano si dimette da consigliere comunale di Corigliano Rossano\n
      Dopo l’arresto

      Inchiesta Ginestra, oggi Flavio Stasi davanti al gip: interrogatorio per il sindaco sospeso

      Il primo confronto con la magistratura dopo gli arresti del 28 ottobre. Il sindaco di Corigliano-Rossano, assistito dall’avvocato Mauro Mitidieri, deve rispondere dell'accusa di voto di scambio politico-mafioso
      Matteo Lauria
      Inchiesta Ginestra, oggi\u00A0Flavio Stasi davanti al gip: interrogatorio per il sindaco sospeso\n
      il primo faccia a faccia

      Il giorno di Flavio Stasi: oggi l’interrogatorio di garanzia del sindaco di Corigliano Rossano davanti al giudice

      L'interrogatorio offre a primo cittadino la possibilità di fornire la propria versione dei fatti, contestare gli elementi raccolti dagli investigatori e chiarire la natura dei rapporti richiamati nell'ordinanza
      Matteo Lauria
      Il giorno di Flavio Stasi: oggi l’interrogatorio di garanzia del\u00A0sindaco di Corigliano Rossano davanti al giudice\n
      Il blitz

      Criminalità giovanile, maxi operazione della Polizia: 644 arresti in tutta Italia, 69 sono minorenni

      Controllati oltre 236mila giovani. Quasi 1700 quelli denunciati. Sequestrate armi e droga. Monitorati 1115 profili social. Riflettori accesi in Lombardia per i gravi episodi registrati nelle manifestazioni
      Redazione Cronaca
      Criminalità giovanile,\u00A0maxi operazione della Polizia: 644 arresti in tutta Italia, 69 sono minorenni\n
      LA SENTENZA

      Dissesto di Belvedere, la Corte dei Conti conferma la responsabilità di sei ex amministratori

      La sentenza 322/2026 prevede quasi 80mila euro di sanzioni da versare al Comune. L'ex sindaco Enrico Granata dovrà pagarne 47.438 euro. Tra i destinatari anche gli ex assessori Vincenzo Spinelli, Vincenzo Cristofaro, Carlo Cesareo, Mario D'Aprile e l'attuale vicesindaca Francesca Impieri, che dai suoi canali social annuncia appello
      Francesca Lagatta
      Dissesto di Belvedere, la Corte dei Conti conferma la responsabilità di sei ex amministratori\n
      Inchiesta Ginestra

      ’Ndrangheta nella Sibaritide, le rapine da giovanissimi e poi gli omicidi: le dichiarazioni di Cufone prima del suicidio

      Aveva 33 anni quando si tolse la vita in carcere, dopo aver raccontato agli investigatori retroscena sull’omicidio Aquino e sui rapporti tra i gruppi criminali della Sibaritide. Le sue rivelazioni avrebbero innescato una reazione dei vertici, tra pressioni e tentativi di farlo ritrattare
      Alessia Truzzolillo
      ’Ndrangheta nella Sibaritide, le rapine da giovanissimi e poi gli omicidi: le dichiarazioni di Cufone prima del suicidio\n
      disservizi

      Tratta ferroviaria Paola-Cosenza sospesa per un treno merci in avaria. 300 persone lasciano due convogli

      Un regionale proveniente da Napoli e un altro da Reggio Calabria, entrambi diretti nel capoluogo bruzio, sono stati soppressi a Paola, nella cui stazione si è registrato un blackout elettrico
      Salvatore Bruno
      Tratta ferroviaria Paola-Cosenza sospesa per un treno merci in avaria. 300 persone lasciano due convogli
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