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      Home page>Cronaca>Narcotraffico a Cosenza,...

      Narcotraffico a Cosenza, il teste: «Nessun contatto tra Giuseppina Carbone e i membri del gruppo di Alfonsino Falbo»

      Dal controesame dell'avvocato Maurizio Nucci non sono emersi rapporti di natura illecita tra la donna e gli altri imputati accusati di associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti. L'imputata, in realtà, era stata arrestata e condannata per aver detenuto in casa 10 chili di droga
      Antonio Alizzi
      9 luglio 202511:40
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      Narcotraffico a Cosenza, il teste: «Nessun contatto tra Giuseppina Carbone e i membri del gruppo di Alfonsino Falbo»

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      Narcotraffico a Cosenza, il teste: «Nessun contatto tra Giuseppina Carbone e i membri del gruppo di Alfonsino Falbo»

      Processo Overture oggetto di una nuova attività istruttoria del tribunale collegiale di Cosenza, presieduto dal presidente Carmen Ciarcia. L’udienza, tenutasi nel pomeriggio di oggi, giovedì 9 febbraio 2023, si è protratta fino a tardo pomeriggio, quando si è concluso il “primo tempo” del controesame del maresciallo Raffaele Letizia, in servizio presso il Nucleo Investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Cosenza.

      Durante la seduta processuale gli avvocati degli imputati hanno affrontato per le singole posizioni i temi difensivi finalizzati a ribaltare l’assunto accusatorio, ovvero che Alfonsino Falbo avrebbe costituito un gruppo dedito al narcotraffico. L’altro filone investigativo riguarda invece Gianfranco Sganga, accusato di associazione mafiosa. (clicca avanti per continuare a leggere)

      Le minacce al collaboratore Alberto Novello

      Il primo controesame è stato quello dell’avvocato Garrini, difensore del collaboratore Alberto Novello. Il legale del pentito cosentino ha chiesto se alcuni imputati avevano manifestato la volontà di fare del male al suo assistito, come emergerebbe da una intercettazione tra Gaglianese e Raimondo. In quel periodo Novello era in carcere. Poi è stata la volta dell’avvocato di parte civile Domenico Lo Polito, difensore di una delle vittime, aggredita in quel di Castrovillari. Il penalista, attuale sindaco della città del Pollino, ha toccato alcuni argomenti circa l’inquadramento sociale della persona offesa, nonché sugli accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria dopo la querela presentata dall’uomo castrovillarese. (clicca avanti per continuare a leggere)

      La presunta assistenza legale

      Altro passaggio importante dell’udienza del processo Overture la presunta assistenza legale che il gruppo Falbo avrebbe messo a disposizione dei presunti associati. Il caso in questione è quello di Giuseppina Carbone, arrestata dai carabinieri della stazione di Cosenza Principale perché trovata in casa con 10 chili di marijuana. La donna poi patteggiò la pena. L’avvocato Antonio Ingrosso, sul punto, ha fatto emergere che l’imputata in realtà non è mai stata assistita dai legali di Alfonsino Falbo, Massimo Imbrogno e Vincenzo Laurato. Infatti nel procedimento dell’epoca Giuseppina Carbone era stata rappresentata dall’avvocato Fabio Parise.

      L’altra tematica trattata dall’avvocato Ingrosso è stata quella del casolare a Rende in cui sono state rinvenute sostanze stupefacenti e armi. Qui le domande sono state tese a dimostrare che nessuno fu visto uscire con i sacchi contenenti la droga né che la stessa potesse essere “addebitata” ad Alfonsino Falbo. Per questi sequestri ad opera dei carabinieri fu incriminato e condannato solo Vincenzo Laurato, il quale scelse il rito abbreviato. (clicca avanti per continuare a leggere)

      Le voci sentite durante una festa di compleanno

      Chiuso il capitolo Falbo, il presidente Ciarcia ha dato la parola all’avvocato Carlo Monaco, difensore di William Castiglia. L’avvocato ha chiesto se prima dell’inchiesta Overture i carabinieri avessero avuto modo di inquadrare il suo assistito in contesti di criminalità organizzata. La sua posizione era transitata, ha spiegato il testimone, nell’inchiesta Apocalisse – quella contro il gruppo di Marco Perna – senza aver avuto uno sbocco investigativo. In merito al riconoscimento della voce di Castiglia, durante una festa di compleanno a casa di Riccardo Gaglianese, il teste non ha saputo dire con certezza se le frasi intercettate potessero essere ricondotte alla figura di Castiglia, il quale non avrebbe mai fatto riferimento a sostanze stupefacente né avrebbe avuto rapporti di “dare avere” con Gaglianese in merito allo spaccio di droga.

      Stessa scia difensiva anche per le posizioni di Egidio Cipolla, difeso dall’avvocato Ugo Ledonne, il quale ha messo in risalto come non vi fosse nessuna utenza intercettata del suo assistito, e di Cesare Quarta, per il quale l’avvocato Matteo Cristiani ha fatto evidenziare al testimone come non vi sia stato nessun rinvenimento di droga nei confronti dell’imputato. (clicca avanti per continuare a leggere)

      I due Imbrogno

      Nel cuore dell’udienza sono state messe a conoscenza della Corte, le argomentazioni difensive di Massimo Imbrogno, difeso dall’avvocato Giovanni Cadavero, e di Vittorio Imbrogno, assistito dall’avvocato Giuseppe Lanzino. Nel caso di Massimo Imbrogno, non sono emersi rapporti di natura illecita tra l’uomo e Giuseppina Carbone, mentre per l’altro imputato il legale ha puntato molto sul riconoscimento vocale circa l’attività intercettiva svolta nei suoi riguardi. L’avvocato Lanzino ha chiesto se il testimone avesse competenze specifiche per riconoscere o meno la voce di una persona. Il maresciallo ha risposto di no. Le altre posizioni per le quali è stato fatto il controesame sono quelle di Pietro Mazzei (difeso da Ernesto Gallo), Gianluca Stocchetti, Massimo Fortino (difeso dall’avvocato Marianna Muscatiello) e Antonio Tormento (difeso dall’avvocato Antonio Gerace), al quale vengono contestate le presunte minacce al pentito Novello. (clicca avanti per continuare a leggere)

      La posizione di Giuseppina Carbone

      Come ricordato in un capitolo precedente, la vicenda di Giuseppina Carbone, in ordine alla detenzione della droga, è stata già risolta nell’ambito del rito ordinario, con un patteggiamento ottenuto a distanza di poche settimane dall’arresto. Per la Dda di Catanzaro, però, la donna farebbe parte della presunta associazione dedita al narcotraffico. Così l’avvocato Maurizio Nucci, difensore dell’imputata, ha impostato il suo controesame proprio sui presunti contatti tra la signora e gli altri membri del presunto gruppo di Alfonsino Falbo.

      La droga rinvenuta nel 2018 in casa di Giuseppina Carbone

      Dalle domande poste dal penalista al maresciallo del Nucleo Investigativo di Cosenza si è evinto che tra Giuseppina Carbone, la cui utenza telefonica era intercettata, Alfonsino Falbo, Sergio Raimondo, Gaetano Bartone, Alberto Novello, Cesare Quarta, Egidio Cipolla e Gianfranco Fusaro, non vi è stata alcuna telefonata né la donna ha mai intrattenuto rapporti, nel corso delle indagini, sempre con i vari Falbo, Laurato e via discorrendo né sono emersi contatti tra gli imputati e il figlio della donna, intercettato a sua volta dopo l’arresto della madre. In merito all’assistenza legale l’avvocato penalista ha rimarcato il fatto che Giuseppina Carbone in quella fase fosse stata difesa dal collega Fabio Parise. Quindi il presunto gruppo di narcotrafficanti non ha aiutato la Carbone a scegliere il proprio legale. Nella prossima seduta completeranno il controesame gli avvocati di Riccardo Gaglianese e Gianfranco Sganga. Sempre in questa occasione saranno sentiti altri testi di polizia giudiziaria.

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      Cosenza

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      Redazione
      Riprese i vicini di casa con il telefonino, assolta ottantenne ad Aprigliano\n
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